E’ la novità che merita di essere riconosciuta e divulgata: il QR code che svela davvero il vino. Cioè svela ingredienti, additivi e pratiche enologiche. Finalmente. Era ora. Non perché “ci sia qualcosa da nascondere”, ma perché un vino adulto merita un consumatore informato. Punto a favore, netto. Il problema nasce semmai dopo, nel bicchiere.
Faccio il primo degli esercizi che poi diventeranno quotidiani. Ecco il primo vino. Pagato 20 euro al ristorante (quindi verosimilmente 7–8 euro all’acquisto), questo Erbaluce si presenta come fin troppo accomodante. Morbido, levigato, corretto. Forse troppo. Al naso è pulito, ordinato, senza sbavature. In bocca è facile, scorrevole, quasi rassicurante. Talmente rassicurante da risultare inerme: l’acidità storica dell’Erbaluce è smussata, la tensione è addomesticata, il sorso non oppone resistenza né chiede attenzione. Non è un vino cattivo. Ma è un vino che non prende posizione. Un ignavo.



La sensazione è quella di un bianco costruito per piacere a tutti, privo di spigoli e quindi anche di voce. La tecnologia è usata bene, ma si sente: più che accompagnare l’uva, la guida. Il risultato è un vino che si beve senza fatica, ma anche senza ricordo. A questo prezzo, soprattutto al ristorante, ci si deve accontentare? O ci si può aspettare qualcosa in più: forse non perfezione tecnica, ma personalità. Non solo equilibrio, ma identità.
L’Erbaluce di Caluso DOCG è un vino bianco piemontese storico, prodotto sulle colline del Canavese, da uve 100% Erbaluce, noto per la sua acidità fresca e profumi di frutta e fiori bianchi. La versione del “Fiordighiaccio” “si caratterizza per una vinificazione con criomacerazione delle bucce, una tecnica volto ad esaltare aromi e struttura” (fonte produttorierbaluce.it).
Tuttavia, nella lista degli ingredienti di questo specifico vino compaiono sostanze come: mosto concentrato rettificato, metabisolfito di potassio, poliaspartato di potassio, gomma arabica e acido L-ascorbico (E300). Questi elementi non sono uva, ma strumenti tecnici che possono influire sulla percezione del vino. Il Mosto concentrato rettificato è un dolcificante naturale che serve a bilanciare zuccheri e struttura, rendendo il vino più morbido e pieno. Non è di per sé difettoso, però può dare la sensazione di un vino “addolcito” o più commerciale. Metabisolfito di potassio. L’additivo più diffuso: protegge il vino dall’ossidazione e dai microbi, rendendo il vino più stabile e durevole nel tempo. Poliaspartato di potassio. Aiuta a evitare la formazione di cristalli nel vino, soprattutto quando viene servito freddo. Gomma arabica. Migliora la sensazione in bocca rendendo il vino più morbido e rotondo, attenuando spigolosità di acidità o tannini. Acido L-ascorbico (vitamina C). Antiossidante che tutela aromi e colore, sempre usato insieme alla solforosa per evitare effetti indesiderati. Tutti questi additivi sono consentiti in enologia se usati nei limiti di legge, ma non sono previsti dal disciplinare DOCG come “ingredienti obbligatori”.Giudizio finale: trasparente, corretto e facile da bere; di contro troppo accomodante, poco espressivo e dimenticabile.Infatti è un vino che non disturba nessuno, ma che non resta. E per un Erbaluce di Caluso Docg, è forse il limite più grande.