Ieri, alla manifestazione Taste Alto Piemonte a Stresa – un bella manifestazione e ben condotta, sia detto per inciso -, ho incontrato Francesca Bovassi, che mi ha raccontato una storia bella di giovinezza, di impresa e di viticoltura a Oleggio Grande (Novara). Francesca dice di essere l’unica produttrice di vino operativa in quel paese (credo abbia ragione), ancora fortemente agricolo, e ci ha anticipato di stare per aprire un agriturismo (questo è certo) nella cascina dove si trova l’azienda.
Oleggio è un angolo di pianura a ridosso della collina, in cui la viticoltura sembra quasi scomparsa, eppure, come mi ha fatto ricordare lei, proprio lì nacque un pezzo importante di storia della cooperazione vitivinicola italiana. Durante l’incontro, ho anche visto che Francesca produce vini con nomi curiosi e “impattanti”: ad esempio un Ghemme Docg chiamato “La Bestia”, in ricordo di un certo personaggio. Belle bottiglie e nomi curiosi; identità vivaci. La visione che traspare dal suo progetto – viticoltura, agriturismo, accoglienza – restituisce un bel messaggio di rinascita: un territorio che può ritornare a vivere la vite non come ricordo, ma come presente.
La prima cantina sociale
Nel territorio delle Colline Novaresi, la storia della viticoltura cooperativa ha un caposaldo: la Cantina Sociale Cooperativa Intercomunale di Oleggio, fondata nel 1891. L’idea, promossa dall’enologo Bernardino Balsari, era semplice ma visionaria per l’epoca: ridurre la produzione delle viti e lavorare in comune per ottenere una qualità maggiore, condividere infrastrutture, commercializzare in modo collettivo. In occasione del centenario (1891-1991) della Cantina Sociale di Oleggio io c’ero e fu pubblicato un libro, intitolato Cento vendemmie 1891‑1991 : in occasione del centenario della fondazione della Cantina Sociale Cooperativa Intercomunale di Oleggio, di Romolo Barisonzo. Libro che ho in qualche angolo della mia libreria. Quella cooperativa crebbe nel tempo, fino a contare centinaia di soci, e divenne un punto di riferimento per il territorio. Nel settembre 1999 si fuse con la Cantina Sociale dei Colli Novaresi di Fara Novarese, seguendone l’infausto destino.
La scelta di Francesca Bovassi di rivivere la vite nel paese assume quindi una valenza ancora più significativa: non solo una produzione individuale, ma un segno di ritorno alla vocazione del territorio.
interessante, da farci una visita