Devo dire che le donne mi sono simpatiche. Mi sono simpatiche come mi sono simpatici tutti coloro che hanno subito — e subiscono ancora — ingiustizie da parte della storia. Questa ingiustizia la sento viva anche oggi, nella nostra “civilissima” Italia.
Sono ormai alcuni anni che frequento i social, e in questo tempo ho visto cristallizzarsi intorno a diverse figure femminili un odio che, a mio avviso, va ben oltre ciò che queste donne hanno realmente detto o fatto. Spesso si tratta di falsità, di distorsioni intenzionali.
Prendiamo ad esempio Elsa Fornero, autrice della legge che porta il suo nome. Quella riforma interpretava semplicemente un desiderio della politica e della società italiana: rimettere in ordine i conti pubblici. È stata una misura dolorosa, che ha avuto e continua ad avere conseguenze concrete sulla vita delle persone. Tuttavia, invece di discutere con serenità le scelte politiche, molti commentatori si sono accaniti contro di lei, arrivando a insulti personali. È stata definita con termini ignobili, quando in realtà è stata solo lo strumento di una decisione politica collettiva, votata dal Parlamento.
Si sono poi diffuse falsità — sul figlio che sarebbe un “baby pensionato”, su di lei che “non avrebbe mai lavorato” o che “prende una pensione d’oro” — tutte sciocchezze.
Mi sono indignato anche per il trattamento riservato a Laura Boldrini: una donna di sinistra, legittimamente di sinistra, che esprime opinioni del tutto normali. Quando dice, ad esempio, che la migrazione è una condizione ormai comune anche per gli italiani — molti dei quali emigrano all’estero per lavoro —, viene travisata e trasformata in una caricatura. Le sue parole vengono estrapolate e manipolate per farne la “folle” che vuole “invasioni” di immigrati, possibilmente musulmani, perché così fa comodo alla propaganda.
Poi c’è stato il caso di Greta Thunberg, la gretina, come è stata definita da un famoso giornalista. Un insulto gratuito, che serve solo a nascondere la verità: il cambiamento climatico è reale, sta già causando danni enormi e ne causerà ancora di più. Si attacca Greta per non affrontare le proprie mancanze, per non ammettere le scelte mancate della politica e della società.
E adesso c’è il caso di Ilaria Salis. È stata messa in prigione senza accuse precise, senza una vera denuncia. È stata liberata anche grazie a un vasto movimento popolare — mezzo milione di persone — e oggi, seduta al Parlamento europeo, viene attaccata da Orbán e dai suoi alleati, che rappresentano appena due milioni di cittadini dell’Unione. Le si dà un’importanza sproporzionata, solo per demonizzarla. La si accusa di fomentare i movimenti per la casa, quando in realtà fa parte di un gruppo che chiede alla politica di assumersi le proprie responsabilità.
Personalmente, non condivido la sua idea sulle case popolari: credo che dovrebbero essere superate, perché spesso diventano terreno di privilegi e di degrado. Ma la sua è una posizione politica, legittima e trasparente. Non è una criminale, non nasconde furti o trame oscure: sostiene semplicemente che i soldi pubblici vadano usati per migliorare la qualità abitativa delle persone in difficoltà. È un’idea di sinistra, condivisibile o meno, ma certamente legittima.
E allora mi chiedo: perché tutte queste figure femminili vengono aggredite con tanta violenza, soprattutto sui social? Forse anche perché sono donne. Donne che pensano, che parlano, che si espongono. E spesso, donne belle — e questo, per molti, è intollerabile. Perché se una donna è bella e ha successo, dev’essere per forza “arrivata grazie al suo aspetto”, non per la sua intelligenza o la sua competenza.
Meno male che Fornero, Salis o Greta non corrispondono ai canoni della bellezza “mediatica”, altrimenti sarebbero state trattate come la Boldrini, chiamata con insulti irripetibili: “zoccola”, “troia”, e così via. Come se una donna che emerge lo facesse solo “per arrivare”.
Insomma, gli italiani hanno ancora un problema con le donne.