Bio Bunte Eier

di Carola Mangialardo

Finalmente Riccardo è tornato, dopo una settimana in viaggio di istruzione a Berlino! Mi è mancato tanto, com’è normale che sia quando si apprezza qualcuno che è lontano. Ma, signori… Berlino! L’ho invidiato così tanto – non per il freddo, in Finlandia durante l’Erasmus ne ho patito anch’io – ma perché il suo viaggio mi ha evocato subito moltissimi ricordi.

Sono passati esattamente ventitré anni (!) dall’ultima volta che sono stata a Berlino. Forse è davvero ora di tornarci per un lungo weekend. All’epoca vivevo a Düsseldorf, dove insegnavo italiano alle scuole serali, mentre di giorno lavoravo in fiera a Colonia. Il mio fidanzato di allora era (è) berlinese e, grazie a Jürgen, parlavo fluentemente il tedesco e ho potuto visitare un po’ tutta la Germania. Andavamo spesso nella capitale anche per far visita alla sua famiglia.

Di Berlino mi è sempre rimasto impresso quel grande fermento, quella voglia di cambiare, di rimodernarsi, di abbracciare il futuro e di allontanarsi a passi decisi dal passato. Berlino sono i quartieri dell’Est pieni di locali e artisti, la metropolitana, lo Charlottenburg, lo zoo (quello di Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino), Alexanderplatz, la Porta di Brandeburgo, Checkpoint Charlie, ciò che resta del Muro con la sua immaginifica street art… ma anche il Pergamonmuseum, la Alte e la Neue Nationalgalerie, la crociera sulla Sprea al tramonto. Ho fatto il pieno di bellezza e ricordi guardando le fotografie che Rick ha postato durante il viaggio.

Ma Riccardo aveva serbato per me un regalo speciale: semplice, piccolo, ma per nulla banale. Ormai mi conosce bene: sa che non ho bisogno di grandi gesti per essere felice, né di cose inutili. Mi ha portato un dono colorato e da condividere con i bambini: una confezione di uova sode colorate! Uova colorate a un mese dal Natale? Ja, natürlich!

Un tempo, in Germania come in Italia, si coloravano le uova nel periodo pasquale con colori naturali, non con i coloranti alimentari in vendita oggi. Ricordo come, da bambina, la mia adorata nonna Carolina preparasse mille pentolini con le erbe più diverse per colorare le uova bianche – se possibile – per la tavola di Pasqua: bucce di cipolle rosse per il rosso, cavoli rossi per il viola, spinaci per un verde intenso, curcuma per il giallo, foglie di tè per il marrone scuro. Le uova colorate diventavano segnaposto o centro tavola per il nostro pranzo pasquale.

In Germania, invece, c’è la tradizione del coniglio pasquale che porta le uova ai bambini. I genitori nascondono le uova colorate e sode (così si conservano più a lungo) in giardino o in un parco, e i bimbi si divertono a cercarle e raccoglierle in cestini di vimini addobbati con fiori, farfalle di carta e cioccolatini. Alla fine della caccia alle uova, un bel picnic sul prato aspetta i piccoli cercatori e le loro famiglie!

Che meraviglia, quelle uova sode allegre e colorate: divertenti simboli di rinascita, primavera, fecondità e futuro… un futuro che sa di bambini e ginocchia macchiate d’erba!

Le uova non abbelliscono le tavole tedesche solo a Pasqua, ma sono sempre presenti a colazione o nel brunch domenicale, quando ci si può alzare un po’ più tardi: la colazione delle 10:30-11, che sfocia nel pranzo, romantica per due o con tutta la famiglia. Il brunch comprende affettati (salami cotti e crudi), würstel, bretzel, insalata di patate o frittata alta di patate e cipolle, torta al rabarbaro, bomboloni alla crema di ciliegie… un misto dolce-salato in cui le uova sode regnano sovrane, accompagnate da un grande tazzone di caffè nero e da succo di mela rigorosamente bio.

Da qualche decennio le uova colorate si trovano nei supermercati tutto l’anno, già sode, così da conservarsi più a lungo: un piacere per la vista, che si rallegra, e per il palato. Un piccolo simbolo che unisce a tavola non solo i piccini, ma anche i grandi, in quella tipica attenzione teutonica a ciò che è biologico, sostenibile e a chilometro zero.Il regalo di Riccardo, in questa stagione, mi ha riempito il cuore del tepore primaverile che solo sentimento e cucina sanno creare insieme… magari con una birra tedesca o un calice di nebbiolo piemontese!

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