Tornato dopo trent’anni ad Amsterdam, mi aspettavo di ritrovare i soliti “fricchettoni” a chiedere un “gulden” nel sottopasso scuro della stazione. Invece no, ed era ovvio, un gran traffico di gente, luce, botteghe e i tornelli per accedere alla stazione. Nessun post hippy neppure fuori ma solo una massa di turisti di ogni parte del mondo che sciamava in direzione piazza Dam. Lungo la via poi non più i negozi di dischi o di vestiti “cool”, ma negozi di souvenir, il negozio marca Bulldog, agenzie di incoming, fast food, negozi di ceramiche tradizionali, di formaggi… insomma tutto per turisti. La massa poi continuava nel quartiere a luci rosse, dove alcune belle signore (non le annoiate gattone descritte da Milan Kundera) facevano mostra di sé: ma poche, davvero poche. Che siano pagate dall’ente turismo per mantenere la fama di un quartiere ormai rasserenato? Forse. Poi cartelli: vietato bere per strada, vietato fumare “canne” per strada… i pochi coffee shop rimasti sono pieni di turisti ma davvero l’atmosfera non è per nulla peccaminosa o da brivido del proibito. E poi proliferano i “musei”: del sesso, della droga, della prostituzione… Quasi a dire: una volta era così. Oggi non è più… E così è.

Comunque tanta gente, tanti souvenir idioti legati al sesso e alle droghe (e proibiti da noi: funghi allucinogeni, biscotti alla maria, lecce lecca alteranti…), tanta gente nei musei, tanta gente dove c’è tanta gente.
La città è sempre bella ed unica, merita un visita; ma le suggestioni degli anni Sessanta e Settanta sono ormai scomparse ed oggi il turismo copre come un velo la città storica e si ha il sospetto che la vita, quella non turistica, scorra altrove. O forse che il turismo di massa sia la nuova vita di Amsterdam. E non altro.