Addio al Vino
No no, non io… era per parafrasare il libro “Addio alle Armi” di Ernest Hemingway, che ho letto ieri di ritorno da Roma (che bello viaggiare in treno: sei comodo, puoi leggere, farti i fatti tuoi… che bello!). Mi è piaciuto molto. Certo descrive un’umanità diversa, ma la scrittura è ancora piacevole, la trama godibile. Direi che per certi aspetti è un po’ datato, ma è un classico di certo.
Nel libro fanno capolino qua e là liquori e vino (mai birra). Ma se i liquori sembrano accompagnare la follia della guerra: il cognac (come si chiamava allora in Italia il distillato di vino prima che i francesi s’incaponissero) per esempio era una vera e propria droga di stato, distribuita abbondantemente alle truppe; il vino, invece, accompagna i momenti di quiete: nelle retrovie, in permesso, durante la convalescenza…; o i momenti felici con l’amata infermiera inglese.
Due vini appaiono più volte nella narrazione: il chianti e il capri bianco. Il chianti lo troviamo nelle retrovie, bevuto utilizzando un reggifiasco (oggetto ormai desueto): “ci versammo il vino da un fiasco impagliato; il fiasco ondeggiava in un portafiaschi di metallo e si tirava giù per il collo coll’indice, e il vino, rosso chiaro, aspro e gustoso, scendeva nel bicchiere tenuto nella stessa mano”. Oppure portano un fiasco di chianti al protagonista, quando è in ospedale a Milano e ancora lo ritroviamo quando sta guarendo ed è appena andato a farsi un giro: si beve infatti ”un fiaschetto di chianti” mentre “sta mangiando”. Quasi per festeggiare.

Il capri bianco è invece più collegato ai momenti di felicità amorosa. Lo troviamo nel sogno ad occhi aperti che fa capire il suo innamoramento: “sarei entrato e poi avrei preso il telefono e avrei chiesto di mandarmi una bottiglia di Capri bianco in un secchiello d’argento pieno di ghiaccio… il cameriere avrebbe bussato e io avrei detto lasciatelo fuori dalla porta per favore. Perché noi non avremmo avuto niente addosso per via del caldo…”; il capri (anzi Capri) riappare quando l’amore ha avuto inizio ed è piena passione: “sedevamo ai tavolini all’aperto sul pavimento della Galleria. I camerieri entravano e uscivano e c’era la gente che passeggiava e candele con le ombre sulle tovaglie e dopo, quando decidemmo che preferivano il Gran Italia, George, il capocameriere, ci riservava un tavolo… Bevevamo Capri bianco secco ghiacciato in un secchiello; ma provammo molti altri vini: Freisa, barbera, e i vini bianchi dolci”. Poi il capri riappare ancora un paio di volte nella narrazione, sempre accompagnando momenti d’amore. Quasi a sottolineare la concordanza fra questo vino bianco e la storia d’amore.
Purtroppo, come sapete, la storia finisce male e non c’è nessun vino a festeggiare la nascita del figlio…