E se fosse falso?

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Confesso che l’osservazione mi ha spiazzato: “e se fosse falso il vino che si compra sulla rete?”. Cioè, mi diceva Mirco: siamo sicuri che il vino comprato in rete sia sempre originale e non un falso? No, non siamo sicuri. Immagino che, sì, i siti più acclarati non spaccino vino falso; ma nella rete ci sono mille pieghe, mille luoghi e non sempre si guarda con attenzione dove si è arrivati. Anche nei negozi tradizionali, voi direte, potrebbe capitare. Vero, ma in tal caso sappiamo dove andare e reclamare e chi denunciare. Un po’ più volatile il mondo dei mercatini, dove si vedono bottiglie strane e con strani prezzi. Ma sulla rete tutto è più facile e senza falsificare le marche più blasonate (davvero controllate e comunque sempre falsificate) ci si può “accontentare”: un finto barolo docg potrebbe fruttare bene, anche senza provarci con i nomi più noti; idem per l’amarone; oppure una certa grappa potrebbe rendere bene e via fantasticando…

Voi direte: ma ci si accorge? Bah!? Dipende dal livello di falsificazione, da cosa ci si mette dentro. Senza etichetta per molti è difficile distinguere alcunché e se il vino dentro è buono si può pensare di aver fatto un affare. Ed è anche vero che le bottiglie più blasonate si bevono tempo dopo e magari si regalano. Bottiglie false potrebbero essere già in mezzo a noi, nelle nostre case, ancora negli astucci delle feste.

Fantasie? Fantasie di Mirco? Non so, ma ieri sfogliavo il numero di gennaio – febbraio di “Food & Beverage” e a pagina 72 c’è un articolo su Blockchain che “combatte il vino contraffatto”. E di che si parla? Di vini contraffatti e venduti in rete. Di programmi per combattere il problema. Ecco, appunto, se si propone una cura, vuol dire che il male c’è ed è diffuso.

Mirco sembra avere ragione!

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