Il Vino della SubDiscordia

Confesso: la prima volta che ne ho sentito parlare, mi è sembrata una burla. Far maturare del vino sott’acqua!? Bah, boh!? Anni dopo ho incontrato la prima bottiglia della serie Abissi: ed era bella. Con una bella incrostazione, unica ed evocativa, valorizzata da un packaging intelligente. Ho cominciato a pensare che era stata una buona idea, anche perché il vino si vende e ad un costo importante. Ovvio, qualcosa lo avevo capito anche prima, leggendo che anche altri avevano cominciato a fare sperimentazioni simili. E addirittura ho recentemente letto di un produttore elbano che mette per giorni l’uva in mare, prima di cominciare la lavorazione per fare vino. “Alla moda dei greci” ho inteso dicesse. Dunque il “mare nostrum” si sta riempiendo di bottiglie in affinamento: spumanti in primis, ma anche rossi e bianchi fermi. Ed ora anche uva!

Ieri poi la notizia di un litigio e di una sciocca presa di posizione politica. Succede che un ex collaboratore ha intrapreso la stessa strada e negli stessi luoghi dell’inventore del suddetto metodo, scatenandone l’ira. Un problema di Doc e di evocazioni un po’ ingannatrici, ma soprattutto perché ad affinare in mare non c’è vino italico, ma champagne. E dunque un onorevole leghista ligure ha fatto un’interpellanza perché, ha spiegato, se gli italiani chiedessero di far maturare il loro vino in acque francesi, questi gli direbbero di no. A parte che i francesi nulla c’entrano, visto che è una società italiana che ha fatto questa scelta; a parte che nessuno, mi risulta, abbia chiesto ai francesi di fare affinare vino italiano in mare francese; a parte questo e quello, direi che dovremmo invece sfruttare questa nostra capacità creativa, accumulando esperienza, condividendola per alcune doc e legiferando in merito. Magari un giorno, questa nostra particolarità potrebbe diventare “un’industria” riconosciuta globalmente: noi italiani i più bravi a far affinare i vini in mare! E dunque i nostri mari potrebbero diventare “cantine ecologiche” per vini prodotti ovunque: e senza menate sovraniste (inventate).

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Riccardo Milan

Riccardo Milan Professore, giornalista e blogger Professore della scuola alberghiera “Erminio Maggia” di Stresa; giornalista pubblicista (iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte tessera n° 59377 del 6 - 6 - 1991), blogger con il blog Allappante.it, dall'ottobre 2017 linkato da La Voce di Novara on line; direttore della rivista "Paese Mio" edita dal Comitato Unpli del Piemonte; collaboratore di "Arcobaleno d'Italia"; ha scritto anche due libri di cucina, nonché altri di storia locale; si è occupato per anni di cultura materiale: vino, gastronomia, cucina per lo più tipica, storia di...; docente a tempo in alcuni centri di formazione professionale, anche nel carcere di Verbania; consulente per la realizzazione e gestione di carte dei vini, corsi e didattica sui vini e sui prodotti tipici. Ha collaborato ad inizio Duemila con la Fic (Federazione Italiana Cuochi), in segreteria e nella redazione della rivista "Il Cuoco". Allievo di Luca Maroni. Già membro dell'Aies, dell'Adam (diplomato Idrosommelier) e dell'Aims. Organizzatore e collaboratore di banchi di assaggio vini, Sanvino e il Lago d'Orta Wine Festival. Socio attivo di Slow Food, condotta verbanese. Socio ed ex presidente dell'Associazione Turistica Pro Loco di Omegna; membro da più mandati della Giunta Provinciale Unpli Vco e del Consiglio regionale Unpli, della Giunta del Piemonte da due mandati; e dal 2016 al 2020 nel Consiglio nazionale Unpli. Vive sul Lago d’Orta, fra Omegna e Bolzano Novarese.

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