Una “grande colazione” coi “piccoli frutti”

A Casola Valsenio, Romagna collinare, ci sono arrivato con un piccolo bus della pro loco del Lago d’Orta, ad inseguire suggestioni per un ricettario che sto –faticosamente- immaginando. È stato come un viaggio in Africa, alla scoperta di sapori e profumi inusuali: quelli dei piccoli frutti: azzeruoli, prugnoli, sorbe, giuggiole, pere volpine, corbezzoli, rose canine… Fra le altre esperienze, una colazione, una “grande colazione” come dicono alcuni della mia scuola per distinguerla dalla “piccola colazione”, a tema, in un ristorante borghese di Casola, il Ristorante Fava (se cliccate sopra, si aprirà una pagina con alcune foto fatte da me). Un’esperienza simpatica, anche se alcuni piatti mi sembravano mal condotti (scaloppina) o forzati (risotto). Ci abbiamo bevuto su alcuni vini assai gradevoli. Ma ecco la cronaca della “grande colazione” coi piccoli frutti.

Il Ristorante Fava è un locale un po’ datato negli arredi: tavoli quadrati e rettangolari, sedie impagliate… Anni sessanta, direi. Grande, non grandissimo -forse un centinaio di coperti all’interno- ed affollato (almeno quando ci sono andato io); grande cordialità ma lentezza nel servizio. Abbiamo mangiato il menù degustazione dedicato ai piccoli frutti (erano i giorni della festa dedicata a loro), frutti per cui il paese è famoso: Insalatina di mele selvatiche, azzeruole, giuggiole e sorbe, con un panino al rosmarino che pareva pietra. Comunque buono l’insieme; poi i Caprini freschi alle erbe con corniole in salamoia, buoni; un’ottima (davvero il mio piatto preferito) Zuppa di castagne; poi Tortelloni di patate in salsa di prugnoli, dalla pasta spessa e una salsa agrodolce non piacevole. Sufficienti; e ancora Risotto ai frutti di bosco, stile nouvelle cuisine, ma poco saporito. Soprattutto bello da vedere. Discreto; Frittatina con pere cotogne, simpatica versione di un piatto popolare. Buona; Scaloppina al melograno, mal combinata abbinata fra dolce ed acido. Così così. Meglio forse usare una carne più saporita rispetto al vitello; una buona Insalatina autunnale con funghi, ribes e marroni; e per finire un piatto di Alchechengi cioccolatati e corbezzoli. Infusi alcolici ai piccoli frutti per finire. Discreta scelta di vini emiliano-romagnoli: noi abbiamo assaggiato un sangiovese romagna doc del 2008, Umberto Cesari, 12,5°: un vino dai buoni profumi dolci, vinosi, di frutta rossa. In bocca corposo, un po’ allappante, fresco, equilibrato. Non male; e poi, un lambrusco reggiano doc Medici Ermete (wow, il primo lambrusco con i tre bicchieri), 11,5°. Dedicato al 15mo anniversario, ma senza annata (lotto 32 09). Un vino dalla bella schiuma violacea, dai profumi vinosi, di frutta rossa, profumi dolci. In bocca era subito morbido, poi fresco, poi ancora dolce. Abboccato, per la precisione. Ma è una lotta mai risolta fra sapori dolci e freschezza; infine, un colli di faenza bianco Le RIve 2007, Leone Conti, 14° (!), mix di chardonay, sauvignon, pinot bianco… un vino sbilanciato dall’alcol che ne copriva i profumi e in bocca fresco, caldo, alcolico… Boh!?

Note positive della grande colazione ai piccoli frutti: la curiosa interpretazione gastronomica, la simpatia del personale dei proprietari, il rapporto corretto fra qualità e prezzo (30 euro escluso i vini o forse 25, non ricordo); note negative: la ricerca forzata all’utilizzo, l’affollamento del ristorante, la scomodità delle sedute e la lentezza del servizio. Da riprovare,magari lontano dalle feste, scegliendo solo i piatti più riusciti…

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