Una giornata, quattro cantine

La prima cantina è quella di Bruno Giacometto a Caluso. Ci arriviamo verso le dieci del mattino ed un gran casino: il cortile del vecchio e sgarruppato cascinale è pieno di macchinari; ma anche dentro la cantina macchine, bottiglie, botti e materiali vari si contendo lo spazio senza soluzione di continuità. Degustiamo in piedi, cercando di non toccare, far cadere qualcosa. Lui è un simpatico padrone di casa, piano piano si svela essere anche un intelligente produttore e i suoi vini sono buoni, anche se l’aspetto faceva temere il contrario. Una confusione creativa. Per me notevole l’erbaluce a fermentazione spontanea.

La seconda cantina, sempre a Caluso, è la Cantina Gnavi. Ci arriviamo verso mezzogiorno. Anche qui una vecchia cascina, ma tenuta molto meglio ed ordinata. Il cortile è arricchito da opere d’arte ed oggetti decorativi; quadri pop fanno capolino nelle antiche cantine, pulite e visitabili. Si degusta seduti in una vecchia sala da musica affrescata. Lui è giovane e pieno di energie: spiega, racconta, si svela immediatamente. Ottimi anche i suoi vini, soprattutto gli spumanti.

Terza cantina, è quella dei Produttori Nebbiolo di Carema. Vi arriviamo verso le 15. Si trova sulla strada verso la Valle d’Aosta ed ha una bottega all’ingresso: tutti i vini sono esposti con rispettivi prezzi e un dispenser elettronico permette di assaggiarli tutti. Dietro alla bottega, una vetrata fa vedere un pezzo di cantina e, nel nostro caso, ci è stata permessa una breve visita della struttura che non è né troppo grande né particolare: è un capannone. Cordiale e preparato il socio di turno, che spiega, dice la sua senza remore. I vini sono tutti buoni, ma decisamente meglio per me i due carema.

Quarta cantina è dove non me lo aspettavo: in un paese chiamato Piverone. Si tratta di una piccola azienda con una piccola cantina: sopra la casa e sotto la cantina. Cantina Favaro. Vi arriviamo che è quasi sera, verso le 18. Gli spazi sono pieni ma ordinati, fanno capolino due innovative botti in cemento a forma d’uovo. Ce le decantano, ci decantano i vignaioli francesi, lo sperimentalismo, ci fanno vedere i vigneti intorno alla casa: pergola trentina. Degustiamo seduti ad un tavolo nel piccolo ufficio, bella vetrata con vista sull’orizzonte. Tante targhe e diplomi, tanti libri e riviste. Lui è preparato, cordiale, molto preso da obiettivi importanti, da grandi confronti. Ottimi vini, sorprende la freisa ma piace anche il nebbiolo.

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Riccardo Milan

Riccardo Milan Professore, giornalista e blogger Professore della scuola alberghiera “Erminio Maggia” di Stresa; giornalista pubblicista (iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte tessera n° 59377 del 6 - 6 - 1991), blogger con il blog Allappante.it, dall'ottobre 2017 linkato da La Voce di Novara on line; direttore della rivista "Paese Mio" edita dal Comitato Unpli del Piemonte; collaboratore di "Arcobaleno d'Italia"; ha scritto anche due libri di cucina, nonché altri di storia locale; si è occupato per anni di cultura materiale: vino, gastronomia, cucina per lo più tipica, storia di...; docente a tempo in alcuni centri di formazione professionale, anche nel carcere di Verbania; consulente per la realizzazione e gestione di carte dei vini, corsi e didattica sui vini e sui prodotti tipici. Ha collaborato ad inizio Duemila con la Fic (Federazione Italiana Cuochi), in segreteria e nella redazione della rivista "Il Cuoco". Allievo di Luca Maroni. Già membro dell'Aies, dell'Adam (diplomato Idrosommelier) e dell'Aims. Organizzatore e collaboratore di banchi di assaggio vini, Sanvino e il Lago d'Orta Wine Festival. Socio attivo di Slow Food, condotta verbanese. Socio ed ex presidente dell'Associazione Turistica Pro Loco di Omegna; membro da più mandati della Giunta Provinciale Unpli Vco e del Consiglio regionale Unpli, della Giunta del Piemonte da due mandati; e dal 2016 nel Consiglio nazionale Unpli. Vive sul Lago d’Orta.

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