Povero chi?

Ho discusso animatamente con due signore. Avevano pubblicato un meme su FB in cui si paragonavano i poveri pensionati italiani, poveri tutti, rappresentati da una foto in cui si vede un signore anziano che rovista fra le cassette degli scarti di un mercato: ovviamente il tutto decontestualizzato, niente data, né luogo, né testimonianza… Dall’altra pare, un gruppo di giovani di colore (africani?) che intorno ad un tavolo con cerata ridono e scherzano. Sono gli extracomunitari che, ovviamente, gozzovigliano alle nostre spalle. Anche qui né un luogo, né una data, né una testimonianza. Vero? Qualche caso, forse. Ma non una regola generale.

Dal Blog del Movimento 5Stelle

Dico subito che l’immigrazione senza controlli non mi piace, è roba da mafiosi. Destabilizza. E’ un inutile strumento di propaganda politica. Un barcone di disgraziati porta voti. E molti lo sanno. Concentriamoci sui poveri pensionati.

In linea di massima i pensionati sono andati in pensione molto prima di quando andrò io, verso i cinquant’anni ad occhio. E sono andati col sistema retributivo e non contributivo. Prendono poco? Più di quanto hanno versato, comunque. Comunque, se non hanno accumulato risparmi, se hanno speso tutto, è colpa mia? E colpa della società? Poi, se ora sono poveri (la pensione non basta?) ci pensano i comuni, le atc, le caritas… Poveri sì, ma certo non affamati. Quel signore chissà perché rovistava nelle cassette delle verdure scartate? Non lo so, ma è una scelta e noi, noi società, che colpa ne abbiamo? Nessuna e neppure gli extracomunitari ospitati in ex caserme (certo non alberghi 5 stelle).

Nel mio paesello, in piena deindustrializzazione, i più miseri sono gli ex operai lasciati a casa in età avanzata: troppo vecchi per il mercato del lavoro e troppo giovani per la pensione. Non i pensionati. Però tutti sono stati aiutati e molti si sono aiutati da soli, emigrando dove il lavoro c’è o diventando pendolari con la vicina Svizzera. Colpa della globalizzazione, ovvio. I poveri che evocavano le due signore non esistono come categoria, Casi singoli e non è detto che la colpa sia della società. Neppure dei fastidiosi immigrati.

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Riccardo Milan

Riccardo Milan Professore, giornalista e blogger Professore della scuola alberghiera “Erminio Maggia” di Stresa; giornalista pubblicista (iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte tessera n° 59377 del 6 - 6 - 1991), blogger con il blog Allappante.it, dall'ottobre 2017 linkato da La Voce di Novara on line; direttore della rivista "Paese Mio" edita dal Comitato Unpli del Piemonte; collaboratore di "Arcobaleno d'Italia"; ha scritto anche due libri di cucina, nonché altri di storia locale; si è occupato per anni di cultura materiale: vino, gastronomia, cucina per lo più tipica, storia di...; docente a tempo in alcuni centri di formazione professionale, anche nel carcere di Verbania; consulente per la realizzazione e gestione di carte dei vini, corsi e didattica sui vini e sui prodotti tipici. Ha collaborato ad inizio Duemila con la Fic (Federazione Italiana Cuochi), in segreteria e nella redazione della rivista "Il Cuoco". Allievo di Luca Maroni. Già membro dell'Aies, dell'Adam (diplomato Idrosommelier) e dell'Aims. Organizzatore e collaboratore di banchi di assaggio vini, Sanvino e il Lago d'Orta Wine Festival. Socio attivo di Slow Food, condotta verbanese. Socio ed ex presidente dell'Associazione Turistica Pro Loco di Omegna; membro da più mandati della Giunta Provinciale Unpli Vco e del Consiglio regionale Unpli, della Giunta del Piemonte da due mandati; e dal 2016 al 2020 nel Consiglio nazionale Unpli. Vive sul Lago d’Orta, fra Omegna e Bolzano Novarese.

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