Chiacchiere su Pizzerie

Ad inizio anno, da due anni, una Guida delle migliori pizzerie d’Italia mi chiede la mia classifica delle venti pizzerie migliori. Lo chiede a me e lo chiede a tante altre persone che non conosco. Perché a me? Mi occupo di cibo, vino e gastronomia da anni e qualcuno ha fatto il mio nome. Ho accettato, anche se non ci guadagno nulla.

Come l’anno scorso, ho inviato una centinaio di messaggi ad amici e conoscenti per chiedere loro la o le due pizzerie che hanno preferito nel 2018. Lo faccio per confrontare le mie impressioni con la democrazia orizzontale della modernità. Un lavoro di alcune ore con molte interessanti spurie: c’è chi non mi risponde, chi si limita a dire “no”, chi mi risponde all’idiota (“non faccio vita mondana”: andare in pizzeria è “vita mondana”?), chi non capisce (“ti segnalo il ristorante…”, ma se mi servono pizzerie?), chi mi prende in giro bonariamente (“mio figlio ha una pizzeria in Messico, se passi di là”… ah ahaha), chi mi dice di non essere mai andato in pizzeria lo scorso anno (pochi, ma da non crederci!), chi -uno- mi dice di frequentare quella surgelata del supermercato… etc etc

E quelli che mi hanno risposto? Nel pezzo di mondo dove vivo, la punta settentrionale del Piemonte le più citate sono quelle che conoscevo già. Il Vizio 5 di Dormelletto e la pizzeria Fior di Latte di Mergozzo; ma molte altre hanno fatto capolino: Piedigrotta di Varese, per esempio, segnalatami da diversi da diversi luoghi; poi Il Regno di Napoli di Verbania; La Divina di Dormelletto; il,Tacabutun di Verbania, il Vichingo di Domodossola; e il Vecio Veneto di Casale Corte Cerro… Hanno fatto apparizione anche delle pizzerie al trancio, fra cui una di Oleggio Castello che è stata segnalata da più persone.

Inoltre molte segnalazioni da ogni angolo d’Italia: Napoli, in primis (e ci mancherebbe!), Verona (non a caso), Taormina, Olbia, Bormio, Milano, Torino, Atripalda, Cigliano, Novi Ligure, Biella, Saluzzo, Molfetta…

Gusto Divino Saluzzo

E adesso? Adesso farò le mie considerazioni e spedirò il tutto. Come un messaggio nella bottiglia. Chissà chi lo leggerà?

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Ristorante Abbondante

Se andate in Valle Anzasca e non volete/potete fermarvi a Macugnaga per cena o pranzo, vi consiglio il ristorante Concordia di Vanzone con S. Carlo. Un locale informale, gestito da giovani. Buona la pizza e buona e buona ed abbondante la cucina.

Ed è proprio questo l’aspetto da segnalare, per informare. Le porzioni sono molto abbondanti e per evitare di avanzare cibo (anatema!) meglio saperlo. La pizza ha dimensioni normali, ma i piatti e i contorni sono da appetito robusto: abbondanti le patatine fritte (per 3,5 euro direi due porzioni), ricca l’insalata mista e ricco il piatto di Pollo Orientale; mentre la mia Tagliata era buona ma nella media.

Ristorante Concordia dal suo profilo FB

Eravamo in due e per mantenere fede ai miei propositi, mi sono dovuto mangiare due terzi della Piazza Ossolana (coi funghi) presa come entree, metà del Pollo, due terzi della porzione di patatine e quasi tutta l’Insalata e, ovviamente, la Tagliata. Il caffè ha dovuto trovare degli interstizi per entrare… Ah, cosa si è pagato? 3 euro di coperto, 2,5 di acqua, 6 per mezzo litro di vino, 9 per la Pizza Ossolana, 10 per il Pollo (bastava quello per una cena light), 16 per la Tagliata, 3,5 per l’Insalata, 3,50 per le Patatine, e 1 per il caffè.

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Monocultivar o tipologia?

Il cioccolato intelligente ce lo ha fatto assaggiare Diego Signini di Audere Lacioccolata di Borgomanero (ma per poco, fra un po’ si trasferiranno a San Maurizio d’Opaglio). La loro teoria aziendale privilegia il terroir del cacao rispetto alle note tipologie di cacao: criollo, forastero etc etc

Un po’ come succede per il vino, per Diego Signini è più importante l’origine del prodotto rispetto alla sua tipologia: più importante, per capirci con un esempio, il barolo docg che un generico nebbiolo piemontese o di altra origine. Più importante perché così è possibile individuare le caratteristiche di ogni singola origine, per poi lavorarla con intelligenza, proponendola con abbinamenti inediti ma meditati.

Diego Signini Audere

Si tratta di una ipotesi affascinante, ma che secondo noi lascia ampi spazi all’incertezza. Infatti il terroir, concetto mutuato dal vino, non riguarda solo il terreno sui cui cresce la pianta ma anche il sistema di allevamento della pianta stessa, poi l’influenza del clima che cambia sia pur di poco da zona a zona. Il cacao si concentra in zone ristrette o si coltiva un po’ ovunque nei Paesi di origine?

Per convincerci del loro paradigma aziendale, ci hanno fatto assaggiare un cioccolato fondente al 70% (poi burro di cacao e zucchero) da cacao peruviano; poi un 75%, peruviano; un 81%, dal Venezuela; un 85%. dall’Ecuador; e, infine, un 96%, dal Madagascar… Erano tutti diversi l’uno dall’altro. E ciò sembrava confermare il punto di vista di Audere. Ma i nostri dubbi rimangono. Indagheremo.

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Un Buon Barbera

Maria Cristina mi ha chiesto un parere sul vino prodotto da una sua amica. Ed ecco qui la bottiglia di Barbera del Monferrato doc 2016 Robella dell’Azienda Agricola Rosa – Clot di Cartosio; eccola qui che si apre e si fa gustare: buoni profumi di frutta ed in bocca morbido, pieno, equilibrato. Buono. Lo consiglierei? Sì, lo consiglierei.

Maschile o femminile? Non so, a volte dico il barbera a volte la barbera. Per la sua struttura maschio direi; per la sua freschezza ed irruenza, femmina.


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Ma che serve la scuola alberghiera?

Nei tre giorni del Christmas Wine Festival ho seguito e parlato con tre giovani chef stellati (vedi cronache sotto). Tutti hanno ricordato i loro maestri, ma nessuno la scuola alberghiera che pure hanno tutti frequentato. I Maestri semmai stavano all’Alma o nelle cucine di tutt’Europa in cui hanno lavorato. E la Scuola Alberghiera? È stata importante? Ad un cuoco un poco più vecchio, Maestro dei tre, ho chiesto che cosa avesse imparato nella scuola da lui frequentata e con quel prof di cucina che io conosco e stimo… Risposta: il valore del sacrificio e dell’impegno… Già qualcosa.

Ma io ho capito cosa intendessero con il loro silenzio i tre giovani chef stellati: dai Maestri abbiamo imparato nuove tecniche, nuovi approcci al cibo, una bella presentazione… la Scuola quello non lo può dare: lì i professori invecchiano e non sempre si aggiornano; nella Scuola le attrezzature sono obsolete e le novità appaiono raramente; nelle scuole ci sono i professori di cucina, fuori i cuochi…

Però, devo dire, qualcosa la scuola ha dato loro: tutti hanno detto che si informano, leggono, si mettono in rapporto con il territorio in cui operano; a volte con ingenuità adolescenziale hanno detto che là c’è un certo Museo famoso (come se noi non lo sapessimo); molti hanno espresso chiare nozioni di chimica e fisica… Insomma, la scuola, tutte le scuole frequentate hanno dato loro la capacità di leggere, di ragionare, di apprendere, di esprimersi con chiarezza sia a voce sia in forma scritta… Non male, direi.

Ma per queste competenze di base serve la Scuola Alberghiera? Non so…

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Una Domenica Italiana: terzo giorno del Christmas wine Festival

Una domenica italiana, tradizionale, anche se insolitamente calda e ventosa: Orta era piena di gente e il Christmas Wine Festival è stato in linea con il luogo e la giornata ed ha raccolto una grande attenzione di pubblico. Pieno il Wine Circus, molto gradite le bancarelle di artigianato ed alimentare ed affollati anche i Master Class a Palazzo Penotti Ubertini.

Un pubblico attento e goloso quello convenuto per ascoltare il pasticcere Aldo Piazza, di Nonio Lago d’Orta. Ha parlato della Fugascina di Nonio, biscotto goloso e tradizionale che è un po’ il dolce del Lago d’Orta, “perché lo faceva da metà dell’800 il panettier di Nonio e lo portava col pane un po’ ovunque sul Lago”. La ricetta è segreta ma si sa che ci sono burro, farina, zucchero, uova, vaniglia e scorza di limone (“poi con la polpa faccio il gelato”). Dall’inizio degli anni Novanta la pasticceria di Nonio ha incominciato a produrla e da allora è conosciuta ed imitata in tutto il Cusio; mentre quella di Mergozzo ha solo lo stesso nome ma si tratta “di un dolce diverso”. In degustazione la versione classica, ben dorata, e quella con le nocciole, una novità. Si è anche recitata la poesia dedicata alla fugascina. Qui solo i primi versi: “Fugascina m’han chiamata / sono piatta e ben squadrata…”.

Aldo Piazza

I dolci di Nonio sono stati gelosamente conservati per poterli poi abbinare al wermuth Vandalo della ditta cusiana Glep che lo ha presentato con una entrée culturale: la presentazione del libro di Elena Maffioli “Soul Wermuth”, che ha supportato Luca Garofalo, uno dei due soci Glep, parlando e spiegando cosa si intenda con quel nome: “la presenza dell’assenzio” e spiegando le diverse tipologie, i metodi di produzione… molto interessante e azzeccato l’abbinamento con il dolce di Nonio. E molto interessante anche la scelta grafica delle bottiglie.

Garofalo e Maffioli

Nel pomeriggio, infine, grande affollamento per lo show cooking di Marco Miglioli, torinese e stellato, estroverso e volitivo cuoco del Carignano. Il ristorante boutique, fra gli altri: ben 5 tavoli nel cinque stelle Grand Hotel Sitea, dove opera anche uno dei tessitori della rassegna ortese: lo chef Fabrizio Tesse. Bella performance quella di Miglioli, molto interattiva con il pubblico, con Tesse e con Guido Invernizzi che ha presentato l’abbinamento della Trota salmonata barbabietola rafano e crescione con un Pepato Vernaccia di Serrapetrona doc Fabrini, scelta da Simona Zanetta per la sua speziatura. Il piatto era espressione delle caratteristiche dello chef: un prodotto piemontese, la trota, neppure troppo usato in cucina; una tecnica moderna e professionale che prevedeva l’uso di enzimi, roner, riduzioni…; e un gusto francese per le salse: “mi sono confrontato con la cucina francese in Inghilterra, nel ristorante stellato dove ho lavorato”, un gusto fra altre cose che prevede “l’uso di salse per esaltare il piatto e non per coprirla”. In questo caso una riduzione agrodolce di barbabietola. Ottimo piatto. Applausi per lui e per gli altri protagonisti della serata e, per esteso, a tutti i protagonisti delle tre giornate ortesi: dallo chef al pubblico, agli espositori, ai comunicatori e ai tanti volontari impegnati…

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Christmas Wine Festival: Il secondo giorno è successo…

Un inizio un po’ lento e poi via via sempre più accelerato: così è stata la seconda giornata del Christmas Wine Festival, sabato 29 dicembre. All’appuntamento delle 11,30 con la cioccolata Audere (“ci vuole coraggio per fare impresa oggi”) di Borgomanero, primo dei Master Class, all’inizio c’erano poche persone, poi, momento dopo momento, la sala del Palazzo Penotti Ubertini si è riempita ed è stato interessante ascoltare la passione e l’impegno di Diego Signini, uno dei due soci della piccola e giovane azienda produttrice di cioccolata. Una produzione intelligente che segue il prodotto dalla sua origine al suo abbinamento. Alla ricerca di un “terroir” del cacao e di un dialogo intelligente col territorio dell’azienda (vedi per esempio la cipolla di Fontaneto o le nocciole di Romagnano) e con la semplicità di produzione: senza additivi, grassi vegetali, zuccheri raffinati. Si sono assaggiati dei monocultivar del Perù, della Repubblica Domenicana, del Venezuela, dell’Equador e del Madagascar: dal 70 all’96% di cacao. Molte domande e molto interesse. Anche da parte di un pubblico giovanissimo.

Diego Signini di Audere

Altrettanto interessante la presentazione del panificio artigianale Dentella di Cellio (Vc). Uno spettacolo di pani a lunga lievitazione (20 ore dall’inizio alla fine); di lievito madre (regalato ai presenti); di pani aromatizzati con cacao, verdure grigliate, zucca, semi…; pani da grani antichi e macinati a pietra; pani digeribili; pani che durano… pani veri e non frutto di lievitazioni veloci, starter, enzimi… senza demonizzare la farina doppio 0, che “è sì ricca di un nutrienti… ma non è un difetto, semmai un falso problema del pane industriale”. Il giovane Simone Dentella, prima un po’ intimidito dal pubblico, poi sempre più convinto di sé, ha parlato, impastato in pubblico, risposto alle domande, si è accalorato parlando di pane: “non capisco –ha detto- perché si spende per l’auto e non si sta attenti a cosa si mangia”. Al suo fianco, a parlare di farine e grani antiche, Simone Puricelli di Cerealia. Alla fine, un bicchiere di Torre Rosazza Friulano 2017 per accompagnare la degustazione di pani.

Simone Dentella

Un pubblico giovane ed attento ha seguito poi, nel pomeriggio, lo show cooking di Federico Gallo, stella Michelin della Locanda del Pilone di Alba. Il 31enne torinese ha parlato di sé, della sua cucina, mix familiare di Piemonte e di Toscana, ma anche di Messico, dove ha lavorato a lungo, ed ovviamente langarola. Anche perché le Langhe sono oggi un topos enogastronomico a cui è difficile scappare se si lavora lì. Al numeroso pubblico ha proposto un’Anguilla in Porchetta, omaggio alle acque dolci del Lago e alle sue radici toscane: “in Toscana –ha simpaticamente ricordato- tutti hanno una loro idea di porchetta e tutti ti dicono là è meglio… una lotta fra paese e paese, ma anche fra regione e regione: Lazio, Toscana e Umbria”. Si trattava di un piatto apparentemente semplice ma in realtà complesso, con cottura dell’anguilla, sua sgrassatura, ricomposizione, panatura con polvere di carne di maiale ed aromi scelti, cottura a bassa temperatura ed infine un passaggio a fiamma viva pe riprodurre la crosta della porchetta. Ottimo, nonostante l’ardito accostamento. In abbinamento due franciacorta docg, brut e rosato, della Lantieri de Paratico selezionati da Simona Zanetta.

Federico Gallo
Anguilla in Porchetta

Mentre il pubblico defluiva lungo le vie e le piazze affollate ed illuminate a festa, il Wine Circus traboccava di appassionati. Fra cui moltissimi giovani. Molti i vini notevoli assaggiati e discussi. In piazza Motta, intanto, suonavano i The Blue Rooster. Giornata dunque partita lenta ma finita assai vivacemente!

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Christmas Wine Festival Il Primo Giorno, cosa si è visto (ed assaggiato)

Orta San Giulio, 28 dicembre 2018

La piazza e le vie di Orta San Giulio si sono animate presto, in crescendo ora dopo ora. Bella la salita della Motta illuminata da bancarelle e dal passaggio di curiosi e turisti. Bella la piazza con albero e bancarelle e spazio spettacoli. Il Wine Circus in piazza Ragazzoni si è riempito dalla tarda mattinata e così i primi avventori hanno potuto assaggiare con calma, con dovizia di spiegazioni da parte dei produttori dei sommelier Ais.

Anche gli incontri Master Class a Palazzo Penotti Ubertini, si sono via via animati nel corso della giornata. Il primo, appena dopo i saluti del sindaco Giorgio Angeleri e dell’assessore provinciale Ivan De Grandis, ha visto Francesco Coppini, della Coppini Arte Olearia di Parma, presentare la propria azienda di famiglia, spiegare la filosofia aziendale ed infine insegnare ad assaggiare gli oli, compresi quelli con i difetti dai nomi evocativi: morchia, rancido, riscaldo, mosca… una degustazione molto partecipata, bambini compresi.

Pausa pranzo e poi si è ripreso con la dimostrazione della Berkel, azienda di fama quasi mondiale (“Europa, Asia in primis”) e dalla lunga storia: 120 anni partendo da Rotterdam per poi approdare in Italia, parte di un gruppo ampio che va dall’alimentare alla coltelleria. Sempre macchine fatte una per una, personalizzabili, spesso falsificate. I due brand ambassador, Alessandra Sganzerla e Paolo Gaiani hanno anche affettato e fatto affettare dal pubblico dell’ottimo prosciutto crudo; ben presentato grazie alla tradizionale macchina a volano.

A seguire due interventi dedicati proprio al prosciutto: il primo sul prosciutto Gran Dock, unico produttore del Crudo di Cuneo, una piccola e giovane dop, dal 2009, che vanta la filiera più corta del segmento, essendo prodotta da un consorzio di allevatori cuneesi: 15 mila pezzi l’anno, raro dunque, e almeno 24 mesi di stagionatura. Un delicatamente saporito prosciutto frutto di microclima unico, sale non secco, artigianalità. Presentazione di Domenico Cavallo; poi è stata la volta del prosciutto cotto d’alta gamma Branchi, provincia di Parma, la cui presentazione degustazione ha scalzato molti luoghi comuni sulla qualità, sulla produzione e sul colore… e sul prezzo: “Il prosciutto cotto –ha ricordato Franco Branchiè come il panettone: non si capisce perché ma ci sono prosciutti da 9,90 al chilo a quelli a 29,90”. La differenza, e l’hanno spiegata, anche qui sta nella qualità: per il prosciutto, delle carni, nella scelta di aromi naturali, nella mancanza di enzimi e meno acqua e sale.

Infine, in orario, lo show cooking di Pasquale Laera, che non ha deluso il folto pubblico presente, fra cui molti giovani, ragazze e ragazzi, affascinati da un mestiere in auge, quasi da rockstar. Bel piatto, belle spiegazioni, buna empatia ed infine una piacevole degustazione di una Lasagna aperta langarola abbinata ai vini, altrettanto langaroli, di Marco Capra, presentati dalla selezionatrice Simona Zanetta: in questo caso il loro Metodo Classico. Ma altri vini aziendali erano disponibili all’assaggio nel Wine Circus che ha fatto notte con i tanti appassionati.

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Emozioni da Patatine

Ci ho impiegato giorni prima che il ricordo riaffiorasse: sono ad una festa in un ristorante; in una ciotola ci sono delle patatine fritte, un po’ più cicce rispetto a quelle del sacchetto; le assaggio: sono fatte a mano! Sono patatine fatte a mano, ben cotte e piacevoli da mangiare; poi mi distraggo e dimentico. Così, ieri, quando Germana mi ha chiesto se ci fosse qualcosa che mi aveva colpito nelle cene prenatalizie, io le ho detto delle patatine. Ma non razionalmente, le parole mi sono uscite così.

La domanda ora a freddo è: meritano davvero attenzione, l’attenzione di un post? Io penso di sì: in un mondo che si sta polarizzando: da una parte cuochi esoterici e dall’altra analfabeti in cucina; in un mondo dove l’insalata non si lava e la maionese non si fa; in un mondo così fare bene le cose semplici è una borghese rivendicazione. Una rivoluzione simile a quella aizzata dai wurstel fatti con carne e non solo cotenna, degli hamburger di carne e non di soli tendini… un grido di rivolta che dice: cucinare è facile, cucinare è bello… fatelo semplice!

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Vini di Natale

Oltre a quelle che ho comprato, queste sono le bottiglie che mi hanno regalato (e sono sopravvissute al frenetico cambio regali degli ultimi giorni). Da stasera si inizia ad aprirle, per stare bene, per stare in compagnia, per pensare che, forse, questa non è l’unica esistenza che ci spetta… E il vino a farci compagnia…

Bottiglie di Natale
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Non solo vino…

Il Christmas Wine Festival di Orta San Giulio non è solo vino. Anzi no! È ottimo vino, vino raro e ricercato… ma è anche Master Class di Cucina e di cultura gastronomica. In primo luogo un’occasione per vedere all’opera chef stellati, a palazzo Perotti Ubertini. Da vicino. Tre giovani stelle del firmamento gastronomico italiano: Pasquale Laera, pugliese d’origine, piemontese d’adozione. Una stella Michelin al Boscareto Resort di Serralunga d’Alba. Ama i sapori forti della tradizione, la sua è una cucina di gusto. Proporrà venerdì 28 una Lasagnetta all’albese, gamberi di fiume e salsa barbera: da vedere ed assaggiare; sabato 29 sarà Federico Gallo, miglior giovane chef 2017, a proporre la sua cucina mix di tradizione ed innovazione. Lavora nelle Langhe, alla Locanda del Pilone, e proporrà un’Anguilla in porchetta; poi ci sarà, domenica 30, Marco Miglioli e la sua Trota salmonata barbabietola rafano e crescione. Miglioli ha una carriera da grande pur essendo giovanissimo, la stella l’ha presa a Torino, al ristorante Carignano, dopo esperienze londinesi con la famiglia Roux. Anche lui un giovane ma già grande. Ma ci sarà anche altro… Vediamo, giorno per giorno.

Il primo giorno, 28 dicembre

Si può cominciare dal vino

Come si dice in questi casi: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ci si può fermare in piazza Motta ad assaggiare i vini selezionati da Matteo Pastrello, noto sommelier e già in forza Villa Crespi con Antonino Cannavacciuolo. Ecco alcuni nomi: Le Monde, Friuli; Eredi Monsupello, Oltrepò Pavese; Ca di Rajo, Treviso; Azienda Alta langa Marco Capra; Tenuta Il Corvo di Boca; Bottazzi con Rossetti & Scrivani pavese; Fontezoppa, Marche; Villa Guelpa, Lessona; Rovellotti, Ghemme; Le Piane, Boca; Valle Roncati, Colline Novaresi; Pidrin, Borgomanero… oltre alle cantine del nord e sud Piemonte sono dunque presenti altre aziende italiane ma anche cantine e produttori esteri dalla Francia, dalla Corsica e dalla Spagna: Domaine Gentile, Michel Juillot, Val Ventos Rosell

Oppure o dopo, si può curiosare fra le bancarelle di Artigusti: il mercatino agroalimentare che durerà per i tre giorni (se non lo potete vedere tutto in un giorno). Magari assaggiare del pesce a Fish to Fish, con Marco Contini per Global Pesca. Addirittura si può assaggiare dell’olio evo per capire le differenze: Mario Coppini dell’omonima ditta a guidare e a spiegare. Non vi piace l’olio? Assaggiate allora il crudo di Cuneo, prosciutto raro e assai quotato. Assaggiate questo ed altri salumi tagliati con la mitica Berkel. Non siete paghi? Allora andate al cooking show di Pasquale Laera, stellato al Boscareto Resort. Primo Masterclass della tre giornate. E poi, infine, ballate col dj Mr. Tambourine… Mica male per essere la prima giornata!

Il secondo giorno, sabato 29 dicembre

Pane & Cioccolato, Vino e Rock ‘n’ Roll

Il secondo giorno si apre alle 9,00, ma il Wine Circus alle 10. C’è tempo dunque per un caffè con vista sulla bellissima Isola di San Giulio. Una passeggiata fra le bancarelle, oppure si può arrivare le 11 per partecipare ai laboratori dedicati: al cacao e alla cioccolata con Diego Signini di Audere; alle 12, poi, si parlerà di pane con il panificio Dentella. Nel pomeriggio, alle 16,30, il magnifico cooking show di Federico Gallo, chef della Locanda del Pilone, una stella Michelin. Per chiudere, alle ore 18.30, The Blue Rooster – Rock’in blues

Il terzo giorno, domenica 30 dicembre

Ballerine volanti e focaccina di Nonio

Apertura delle bancarelle alle nove, anche il terzo giorno. Il Wine Circus apre alle 10. Mentre alle 11 si incomincia con i laboratori Master Class: si parlerà di Focaccina di Nonio con Aldo Piazza, pasticcere assai noto; e poi di wermuth con Elena Maffioli, autrice del libro “Soul Wermuth”, in dialogo con il nuovo nato Vandalo di GLEP Beverage. Dal Lago d’Orta. Nel primo pomeriggio, poi, altri voli: in piazza Motta ci saranno fachiri, ballerine volanti e sputafuoco. Abilità di altro tipo, ma altrettanto singolari, quelle che metterà in campo Marco Mignoli, giovane e talentuoso chef stellato del Ristorante Carignano di Torino. Un Master Class da non perdere! Alle 17,30 il Gospel Ladies trio. Alle ore 20.00 Brindisi di chiusura evento. Al nuovo anno!

ChristMas Wine Festival Orta San Giulio, dal 28 al 30 dicembre 2018
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Nebbiolo Power

Un bel venerdì sera a Borgosesia: bella cittadina vercellese vestita a festa per il Natale. Occasione, l’assaggio di tre nebbioli (ma anche di ottimi canapè, prosecco e un bel risotto), una bella mostra di foto a tema. Sede lo Spazio Eventi di Palazzo Zerboni. Il tutto organizzato da Enza Barbaglini, promotore finanziario, davvero generosa padrona di casa. A presentare i vini e a parlare di nebbiolo Daniele Dinoia di Villa Guelpa, portavoce del gruppo di promozione Royal Nebbiolo Grape. Foto di Maurizio Galimberti, autore anche del libro “Pop Instax Panet Wine”. Davvero interessante connubio di arte, fotografia e poesia del lavoro e della terra.

Si sono dette molte cose interessanti sul vino nebbiolo, sui mercati esteri, sulla promozione, sulla fotografia… e si sono assaggiati principalmente tre vini a base nebbiolo: un Lessona doc LVilla Guelfa a Badina del 2015; un barbaresco docg De Maria del 2006; e un barolo docg Rivetto Vigna Rionda del 2012. Fra i tre, buono il lessona che era il più vibrante di giovinezza, mentre il barolo sembrava un po’ chiuso, ottimo il barbaresco: sintesi di giovinezza e maturità.

Se ne sono assaggiati altri di vini, si sono fatte dotte chiacchiere con Dinoia, si è mangiucchiato… una passeggiata nella fredda cittadina ci ha poi restituito l’immagine di una comunità viva. Ricca anche di iniziative come questa.

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Mangiare nel Corpo di Guardia

Curioso: mi è capitato in poche settimane di mangiare in ristoranti ricavati dall’antico corpo di guardia di un castello. La prima volta a Varzo (Vb) alla Trattoria Derna (ne parlo qui http://www.allappante.it/trattoria-derna), la seconda volta seguendo Jacopo Fontaneto al Ristorante e Bistrot La Motta di Orta San Giulio. Altro corpo di guardia di un castello, oggi confuso fra le case che nei secoli si sono affastellate intorno, mescolando strutture, stili, funzioni.

Come per Varzo, anche il ristorante di Orta è di quelli che “ne vale la pena”: bello da vedere, buono per mangiare, singolare nelle antiche strutture. Si potrebbe quasi quasi fare una lista di ristoranti ricavati nei vecchi castelli, nelle rocche e nelle centinaia di torri che puntellavano il nostro medioevo. Tanto tanto tempo fa, ma ancora belli solidi. Ed oggi decisamente più piacevoli, alla faccia del “si stava meglio prima”!

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