Il Vino Rosso Analcolico in Giallo

“Tanto per introdurre una variante, aveva comprato un vino rosso analcolico. Prima di cena fecero un brindisi, assaggiando la bevanda con lo scrupolo di due sommelier e Konrad Simonsen decise di non fare commenti, visto che la Contessa, in fin dei conti, era in buona fede. Fu lei a pronunciare il verdetto: “Sa di succo di frutta scaduto. Apro una bottiglia di vino vero, così domani ci tocca correre un chilometro in più…”.

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Novità al Mottarone

Sabato 13 luglio è stato inaugurato il Parco Avventura e l’annesso Bar Stazione Mottarone in località Alpino di Gignese, sulla strada Borromea che porta in vetta. Le attività si inseriscono in un quadro ben più ampio di offerta turistica e per il tempo libero già esistente e di proprietà di Terre Borromee. La sorpresa è tanta, raggiungendo il punto di ristoro alla vecchia fermata del tram, che fino alla metà del secolo scorso collegava con linea ferrata Stresa al Mottarone: ci si aspetterebbe infatti di trovare il tipico luogo rustico, si scopre invece un ambiente moderno, sì in legno ma di stile minimalista, che bene però si inserisce nel contesto circostante. Grandi vetrate laterali, dove godere di una vista a 360 gradi, anche sul parco avventura che c’e di fronte e che promette grandi emozioni per i più sportivi. Al contempo il Bar, propone prodotti locali, oltre che bio e molti altri, facenti parte del Presidio slow food. Si va dal caffè qualità Etigua, alle tisane di produzione della Valle Cannobina, fino ad arrivare ai vini provenienti dai Vigneti Cantalupo di Ghemme.

Il punto di ristoro, garantisce anche una cucina in tema con la sua filosofia e legata a prodotti tipici, di cui Francesco Luoni,lo chef, ne è il garante. Per chi arriva dalla città, questa rappresenta sicuramente una meta ghiotta, sia per le attività sportive correlate e sia per gli amanti del cibo tipico e genuino.

Mirco Pastini

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Una cena al passato prossimo

La prima serata della rassegna enogastronomica al ristorante Il Camino di Pettenasco è stata un ritorno ad un passato prossimo; una bolla temporale che ci ha riportato agli anni novanta, quando una ridda di serate a tema imperversava sui laghi e nella pianura novarese.

Il tema della serata era però assai vago, cosa che una volta non sarebbe successo: se erano i funghi, solo funghi; se era il riso, solo riso; se era il pesce di lago, solo pesce di lago… e via dicendo.

Ora, invece, il tema era abbinare dei piatti con alcuni vini della Tenuta Capretto di Grazzano Badoglio (Piemonte). Grande fantasia dello chef, dunque: ad uno spumante rosato Sciatoguarin si accostava un Flan di Cipolle e Salsa alla Toma del Mottarone Stagionata; ad un Piemonte Sauvignon Antigua doc 2018, dei Ravioli di Pesce Persico con Salsa Beurre Blanc al Timo; ad un Barbera d’Asti Monte Cucchetto docg 2018, una Tagliata di petto d’anatra alla maggiorana con salsa di vino rosso e contorni; infine, con un Mosto parzialmente fermentato Il Novaletto, da uve moscato, si è abbinata la dolce Diplomatica alla Moda dello Chef.

I patti erano in linea con il ritorno al passato prossimo: minimamente creativi, decorati come si faceva una volta (ad esempio la dadolata i pomodori con i ravioli per dare un tocco di colore), poche verdure, buoni. I vini, invece, erano un inno alla modernità: uno spumante rosato assai morbido da uve freisa (stile prosecco, per capirci); la barbera era decisamente barriquata e potente (15,5 gradi!); il sauvignon equilibrato e profumato. Nulla da dire sul buon mosto parzialmente fermentato.

Il piatto preferito: i Ravioli, sopra tutti. E il vino? Il sauvignon, per equilibrio e non sfacciata piacevolezza.

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Molto di più che un ristorante (o forse no?)

Andare a mangiare al Pascia di Invorio (No) non è propriamente “andare al ristorante”. O almeno lo è in parte: si sta bene a tavola, comodi, si può parlare (ma a voce bassa, il locale è piccolo e la musica soffusa); si può mangiare bene, ma solo verdure: né carne né pesce. Fa capolino il formaggio, ma proprio poco. Per cui non è un ristorante vegano. Semmai vegetariano, se le categorie possono aiutare a comprendere.

Però poi viene al tavolo Paolo Gatta, lo chef, e ti spiega i piatti sottolineando alcune cose importanti e facili da capire: i prodotti sono del suo orto, biodinamico, che cura personalmente. E dunque ha una sua azienda agricola. Ciò che ancora compra (per esempio le farine integrali, il lino da cui ricava l’olio…) arriva da aziende biodinamiche che lui conosce ed apprezza; poi ti spiega che la verdura viene cotta al momento, quando il cliente entra in sala (e magari lo si è già sentito al telefono o via mail), cercando di interpretare l’essenza del cliente. I piatti sono calibrati per uomini e per donne. Sono tutti belli e ben fatti, con accostamenti arditi, ma leggeri, creativi a dir poco ma senza esasperazione… sembra di camminare in un bosco, con i profumi e i sapori che si mescolano per sinestesia, accostandosi piano piano per sfumature, delicati e delicatamente. Anche i vini proposti sono così, meno aggressivi per l’età, sfumati… Ma lo chef propone anche fermentati di sua produzione e cocktail analcolici di verdure e frutta… sembra che il vino e l’acqua minerale siano lì per abitudine, spettatori nella sequenza dei piatti.

Intanto lo chef inframmezza le portate con riferimenti alla medicina ayurvedica, alle dottrine olistiche steineriane e alla medicina cinese, al rapporto dell’uomo con le costellazioni… Scivoli in un mondo magico in cui lo chef crede, ed è sincero, e in cui tu fai fatica a riconoscerti. Ma forse tu, perché altri annuiscono. Paolo Gatta, a cui auguro il meglio, non sembra essere interessato alla fama, al successo, alla stella, piuttosto ad avere un nuovo rapporto con il cibo, con i clienti, con se stesso. Piace, anche se fai fatica a seguirlo.

Per noi che a tratti non crediamo rimane la bella impressione di una cucina vegetariana, sostenibile, piacevole, non riproducibile, apripista… Un locale “slow” con il piglio di uno stellato. Ma raro nel suo genere. Prezzo alto, ma non eccessivo se si calcola l’assenza di semilavorati e la produzione di tutto da parte dello chef e della sua piccola brigata (due): dal pane all’olio, dalle verdure ai legumi…

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Around Vicolungo

Se andate all’Outlet di Vicolungo, magari di sabato o per i saldi, scordatevi di mangiare comodi: i locali che ci sono hanno tavoli stretti e sono insufficienti per la massa. Nei giorni tranquilli sono accessibili, ma in ogni caso sono piccoli e un po’ scomodi:mangia veloce e vai, sembrano dirti. Una valida alternativa potrebbe uscire un attimo dall’Outlet ed esplorare i dintorni. A Casalbeltrame, per esempio c’è un locale curioso, molto urbano (paradossalmente) perché un po’ bar, un po’ rustico, un po’ elegante, un po’ vineria, un po’ bottega, molto ristorante… Si trova nel “centro” del paese, in una vecchia azienda agricola che ospita anche un bel museo etnografico. Si chiama Pane Amore Poderia. Il riso, ovviamente, spadroneggia, così come i prodotti locali; ma si nota anche una cucina rivisitata, creativa, con cambiamenti di ruolo: panna cotta salata, gazpacho dolce… per fare due esempi. Una cucina urbana appunto. Ottima alternativa, dunque, per mangiare bene e comodi. Come in campagna si usa fare.

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Brutta e non facile

Foto presa dal sito della Trattoria Doranea di Torinohttp://trattoriaportadoranea.blogspot.com/p/foto.html

La salsa tonnata è così: brutta e particolare; poco emulsionata e tendente all’agro. Non sempre piace ed infatti viene spesso sostituita con una maionese col tonno o con una salsa tartara. Nel Vitello Tonnato, tipico piatto piemontese, la salsa tradizionale è fatta con acciughe, capperi, uova sode, olio d’oliva, tonno e poco d’altro. Il risultato è una salsa marroncina, grumosa, che non si presenta bene. Almeno secondo i canoni estetici moderni, che la preferirebbero di bel colore ed emulsionata. Come una maionese, appunto. Ne ho avuto riprova l’altra sera quando lo chef Roberto Donderi, commentando la preparazione del suo omonimo chef Abbondio mi ha detto: “speriamo che la capiscano assaggiandola: si presenta male”. Ed in effetti, al mio tavolo, ho dovuto spiegare che cosa fosse. Dopo le spiegazioni -ma guarda un po’!- è piaciuta a tutti. Quando prima la osservavano con sospetto.

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Il Medioevo corre fra Gravellona Toce e Domodossola

Ho fatto due settimane di lavoro a Domodossola. Ogni giorno, mattina e pomeriggio e, a volte, la sera, ho percorso avanti ed indietro la superstrada da Domodossola a Gravellona Toce. Mentre la percorrevo, ragionavo sulla differenza fra Medioevo ed Evo Moderno: noi oggi abbiamo le leggi che tutelano tutti, forti e deboli. Viviamo meglio, tutti, in luoghi aperti, viaggiamo, ci spostiamo, ci aiutiamo l’un l’altro, abbiamo case accoglienti e non castelli… il Medioevo dovrebbe essere aborrito, dimenticato, ma una certa tentazione medievale percorre ogni giorno quel tratto di mondo (e anche altrove credo).

Incominciamo: c’è un limite, 90 chilometri all’ora che rispettano in pochi: anzi devi stare attento, sfrecciano, zigzagano, abbagliano… Volete andare più veloci? Andate in pista, non mettete a repentaglio la vita propria (e costi nostri, di tutti, per i soccorsi e le cure) ed altrui. Mah!?

Molta gente abbandona rifiuti nelle piazzole: perché? Non volete fare la differenziata? Parlatene col vostro sindaco. Non ve ne frega nulla dell’ambiente? Pensate che non tocchi a voi aiutarlo? Lasciare un mondo pulito ai figli? Non so, follia suicida… distrazione adolescenziale. Prepotenza. Arroganza. Individualismo aristocratico. Pessima cosa.

La superstrada non è fatta per gli animali: non ci sono ponti erbosi che permettano di superarla, pochi i passaggi sotto e quasi tutti destinati ad altre strade. La recinzione qua e là è rotta, divelta e piegata… ogni giorno muore qualche animale, schiacciato dalle auto in corsa: ricci, lepri, gatti… una strage silenziosa che interessa pochi. Una mancanza di sensibilità, una ferocia barbarica…

Il bosco avanza e la superstrada sembra esserne sommersa, sommersa da un ‘onda verde. Così come l’Europa alto medievale fu ricoperta di foreste… E qua e là vestigia…

Il Medioevo si può studiare sui libri, ma anche percorrendo quella superstrada con gli occhi aperti ed il cervello sveglio…

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Vince l’Umbria il Primo Concorso Gastronomico fra le Pro Loco d’Italia Vaprio d’Agogna (No) 7 luglio 2019

Il team delle pro loco umbre, della Valnerina, ha vinto il primo contest Gastronomico tra le Pro Loco d’Italia organizzato a Vaprio d’Agogna (No) il 7 luglio scorso. La giuria era composta da esponenti di alcune scuole alberghiere locali e centri di formazione: Domodossola, Varallo Sesia, Stresa e Busto Arsizio. In più Massimo Zanetta, presidente Unpli Novara e Gabriella Giacomelli, consigliere del comune di Domodossola. I giurati hanno apprezzato la ricercatezza, la bontà dei piatti proposti, nonché la capacità di lavorare in gruppo, superando le difficoltà oggettive dell’operare in un contesto inusuale. Il menù proposto dagli umbri era il seguente: Merluzzo su Roveglia (un pisello selvatico); Risotto all’ortica, salciccia e zafferano; Vitello con luppoli e tartufi neri estivi; Mela cotta con gelato al mosto.

Gli altri tre team: pro loco del Piemonte, associazione sardi e pro loco della Calabria hanno lavorato altrettanto bene ed è stato difficile per la Giuria assegnare il primo posto. Gli altri, tutti ex equo.

Il Concorso si è svolto nel parco della bella struttura del Castello di Vaprio, una casa forte tardo medievale, oggi casa vacanza La Dimora del Caccetta, ricordando nel nome la leggenda del personaggio storico che avrebbe ispirato a Manzoni la figura del don Rodrigo. L’idea della competizione è venuta ad un gruppo di imprenditori locali e ha avuto come capofila la locale Pro Vaprio e il Comune. Gara con sponsor, pranzo e cena sono serviti per raccogliere alcune migliaia di euro da destinare alle associazioni locali che si occupano di assistenza ai minori.

La cena ed il servizio, anche del mezzogiorno, sono stati curati dai docenti e dagli studenti delle scuole coinvolte. Il loro impegno volontario ha così contribuito al raggiungimento degli scopi prefissi dagli organizzatori. Il prossimo anno il tema sarà ribaltato: a cucinare le scuole aderenti e a giudicare esponenti delle pro loco.

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I Vini di Brovello (Alto Vergante, Lago Maggiore sponda piemontese)

Mi ha sorpreso molto scoprire che un mio vecchio conoscente, Claudio Colombo, si è messo a fare vino. Mi ha sorpreso perché l’ho conosciuto docente di religione all’Alberghiero di Varallo e mi ha sorpreso anche perché lo fa là dove non lo si fa più da decenni. Ma un elemento per volta.

Claudio Colombo è il titolare dei Poderi Colombo. Sei ettari fra boschi e prati e vigneti (un ettaro e mezzo), divisi fra Suno e Mezzomerico, Colline Novaresi, Boca, zona del Fenera, e Brovello Carpugnino, alla falde del Mottarone, zona chiamata Alto Vergante. Noi abbiamo visto i vigneti di Brovello, che sono curatissimi e fanno intendere subito una passione ed un impegno fuori dal comune. L’area è frutto di un’eredità: l’ha bonificata, la cura con grande attenzione ed ora colpisce, spicca perché si trova in mezzo a prati abbandonati e ad un bosco che avanza. I suoi nemici sono i cinghiali e i tassi (tenuti lontano da una recinzione) e gli uccelli (contro cui usa delle reti). Nelle vigne di Brovello alleva traminer aromatico ed erbaluce. Due scelte opposte: la prima per le caratteristiche del terreno (sottosuolo, esposizione, clima), la seconda per collegarsi ad una consolidata tradizione novarese. Nei vigneti delle colline novaresi e del Fenera alleva soprattutto nebbiolo.

I vini che produce a Brovello sono due vini bianchi e sono molto simili: 80% di traminer e 20% di erbaluce. Portano i nomi delle due figlie: Luise e Chiara e differiscono solo perché uno è frizzante naturale, mentre l’altro no. Li vinifica in Oltrepò e la mano loro si sente. Sono vini gradevoli, profumati di fiori e piccoli frutti bianchi; in bocca spicca la dolcezza del traminer e solo sul finale la freschezza dell’erbaluce.

Buoni e sorprendenti. Da provare direi i vini di Brovello!

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Maigret e l’haute cuisine

“Senza dubbio i cibi erano sceltissimi, ma all’ex commissario non piacevano quei piccoli piatti complicati, con le salse invariabilmente costellate di fettine di tartufi o di code di gamberi. Il maggiordomo si chinava per riempire uno dei bicchieri in fila davanti a lui”. (La collera di Maigret Georges Simenon 1959)

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Notte degli Aromi

Venerdì 9 agosto 2019 dalle 18.00 alle 24.00 Cantina Tramin apre al pubblico le porte della sua sede di Termeno (Bolzano) per la Notte degli Aromi. Una serata di degustazione dei vini abbinati a piatti a base di riso della Riseria Ferron, la più antica struttura di lavorazone artigianale ancora attiva in Italia.
Sarà Gabriele Ferron, chef e ambasciatore del riso nel mondo, a cucinare sei ricette in connubio con i vini selezionati da Cantina Tramin. Si inizia con Moriz Pinot Bianco e Insalata di riso cruditè a base di carnaroli integrale; Chardonnay con Insalata di riso mediterraneo rosso ermes; Pepi Sauvignon con Risotto carnaroli al basilico e burrata; Selida Gewürztraminer con Riso venere al pollo, ananas ed erbe aromatiche; Marjun Pinot Nero con Risotto all’isolana, vitello, maiale e cannella; Hexenbichler Schiava con Risotto, mele e speck dell’Alto Adige; per finire Roen Gewürztraminer con la Sbrisolona.
Una serata che prevede il coinvolgimento diretto di numerosi soci di Cantina Tramin, azienda cooperativa formata da 190 famiglie proprietarie di 260 ettari di vigneto.
Ad accompagnare la Notte degli Aromi dal tramonto a mezzanotte ottima musica, grazie al soul, blues della James Thompson & Band. L’evento è a ingresso libero e gratuito.

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Serata sulla Strada del Torcolato

A Breganze è tutto pronto per la notte bianca e rossa della DOC. Venerdì 21 giugno torna la Vespaiolona, l’appuntamento tra vigne e cantine organizzato dalla Strada del Torcolato e dei vini di Breganze in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini D.O.C. Breganze. Dalle 19.30 di venerdì alle 2.00 di sabato saranno dodici le cantine della pedemontana che apriranno le loro porte per far degustare ai visitatori gli autoctoni Vespaiolo e Torcolato e gli altri vini della Doc, tra cui spiccano i rossi bordolesi. In ogni cantina assaggi delle migliori eccellenze gastronomiche del territorio e intrattenimento per grandi e piccoli. Circa 250 le persone in servizio per distribuire vino e cibo, un centinaio quelle impiegate per la sicurezza tra bodyguard, Alpini, personale della Protezione Civile e volontari.
Le Cantine coinvolte quest’anno sono: Cà Biasi di Dalla Valle Innocente, Cantina Beato Bartolomeo da Breganze, Col Dovigo, IoMazzucato, La Costa, Le Colline di Vitacchio Giampietro, Le Vigne di Roberto, Maculan, Miotti Firmino, Transit Farm, Vigneti dell’Astico e Vitacchio Emilio. Un servizio di bus navetta garantirà il collegamento tra la piazza centrale di Breganze e le diverse cantine, mentre il traffico privato sarà bloccato sulle strade interessate. Il servizio e l’accesso alle cantine sarà riservato ai possessori del kit-pass. Per motivi di sicurezza, la partecipazione alla Vespaiolona è a numero chiuso. 
Il programma completo è disponibile sul sito www.stradadeltorcolato.it e www.breganzedoc.it Per ulteriori informazioni è possibile contattare l’Associazione Strada del Torcolato e dei Vini di Breganze allo 0445 300595 o 333 1938773, o tramite email stradadeltorcolato@gmail.com

Vespaiolona 2019
Quando: venerdì 21 giugno 2019
Dove: Cantine della DOC Breganze (VI)
Orario: dalle 19.30 di venerdì 21 alle 02.00 di sabato 22 giugno
Parcheggio: gratuito
Costo: 26€ comprensivo di bus navetta per le cantine, bicchiere, tracolla portabicchiere, pass e sei assaggi di vino DOC Breganze. Non verranno somministrati alcolici ai minori di 18 anni, per i quali non è richiesto l’acquisto del kit-pass

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Brindisi Rosa

Il primo giorno d’estate, venerdì 21 giugno, le acque del lago di Garda e la Valpolicella si tingeranno idealmente di rosa. È questa infatti la data di #oggirosa, la manifestazione promossa dal Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino per celebrare l’arrivo della bella stagione con il Chiaretto di Bardolino, il vino rosa della sponda veronese del lago di Garda. L’iniziativa prevede una serie di aperitivi, cene e degustazioni e coinvolgerà cantine, enoteche, wine bar e ristoranti del territorio gardesano e della Valpolicella.
A Torri del Benaco, sul Molo De Paoli, ci sarà l’aperitivo in rosa con AIDO, accompagnato dalla musica della Old Pepper Jess Band. Per l’occasione, grazie al Comune di Torri, all’imbrunire il Castello Scaligero verrà illuminato di rosa.
A Bardolino l’Hollywood Dance Club, tra i più celebri locali del lago di Garda, aprirà sulle note dei Friday Sinatra. A bordo piscina, durante l’happy hour, si festeggerà con il Bardolino Chiaretto Heaven Scent di Vigneti Villabella. L’azienda agricola Bigagnoli, invece, brinderà a #oggirosa sia a Calmasino di Bardolino, con un aperitivo in cantina, che a Garda, all’OsteriaA22.
Al ristorante Oseleta di Cavaion Veronese, una stella Michelin, lo chef Giuseppe D’Aquino abbinerà le sue creazioni al Chiaretto di Bardolino di Villa Cordevigo e Vigneti Villabella in una cena esclusiva, realizzata per l’occasione, a partire dalle ore 20.
Tenuta La Presa, invece, offrirà un aperitivo di Bardolino Chiaretto nei ristoranti El Brol a Costermano sul Garda, Bonaparte a Rivoli Veronese e Miralago a Pastrengo.
In Valpolicella, a Pedemonte, al Wine Shop di Tommasi Family Estates, verrà offerto un calice di Bardolino Chiaretto Granara e sarà possibile acquistare i tre vini rosa prodotti sul lago di Garda, in Oltrepò Pavese e in Puglia ad un prezzo scontato. Sempre a Pedemonte, anche l’azienda Santa Sofia applicherà degli sconti sull’acquisto di Chiaretto di Bardolino.
Giunta alla sua seconda edizione, la campagna #oggirosa è nata per volontà dei sei Consorzi (Chiaretto di Bardolino, Chiaretto Valtènesi, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte, Salice Salentino, Cirò e Melissa) che hanno aderito a RosAutoctono, l’Istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano. La manifestazione infatti è la risposta nazionale all’International Rosè Day, in programma il 28 giugno in Provenza e dedicato esclusivamente ai rosé provenzali. Non solo a Bardolino e in Valpolicella dunque, ma anche negli altri territori della penisola si festeggerà l’estate con una serie di eventi e iniziative dedicate ai vini rosa.

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