Intendiamoci

Intendiamoci sulle parole. Cosa significa infatti la parola osteria? Ognuno se la immagina in maniera diversa: io, un locale semplice, arredato con modestia, con pochi piatti e tradizionali. Sbaglio? Non credo di avere un’immagine originale e credo che siano molti a pensarla come me. Però cerco sulla Treccani e leggo: “Osterìa s. f. [der. di oste1]. – Nel passato, locanda dove si poteva mangiare e trovare alloggio: cammina, cammina, cammina, alla fine sul far della sera arrivarono stanchi morti all’osteria del Gambero Rosso (Collodi). Oggi, locale pubblico, di tono…”. Ecco, invece, anche la Treccani se n’è accorta. Le Osterie oggi sono locali di tono. Me ne sto accorgendo anch’io, frequentando locali come Carlo e Tina Osteria di Maggiora (No) in cui della mia idea c’è solo il richiamo alla tradizione dei piatti proposti. Una tradizione curiosa, mix di Toscana e Piemonte, visto la duplice origine dei giovani gestori (conosciutisi a Parma, ad Alma).

Dettagliamo: il locale è bello fin dall’esterno: scritta sul muro, casa vecchia ben restaurata (in mezzo ad un paesello un po’ trascurato direi); dentro è ben arredato con un mix di oggetti di modernariato e nuovi; l’apparecchiatira è ricercata ma non esagerata (elegante direi); buona scelta di vini (molti biologici e/o “naturali”); menù non chilometrico (segno di freschezza) con piatti noti ed altri inediti. Noti come il Tonno di coniglio, maionese di aggiughe e insalata di stagione; inediti come la Trippa fritta e bagnetto verde. Oppure piatti interpretati partendo dalla tradizione: Animella dorata, impanata nella quinoa, crema di patate e salsa al caffè. Piatti toscani: Gnudi, pomodoro, fonduta di parmigiano e crema di spinaci. Proposte decisamente piemontesi: Tartare di manzo piemontese battuta al coltello, parmigiano 22 mesi, tuorlo marinato, capperi fritti e senape in grani. Incursioni marinare: Ravioli di cernia, verdure di stagione, burro e bottarga di tonno. Viaggi nell’aia: Galletto al mattone, carote arrosto e chutney di pesche e peperoni... una ricchezza che fa a pugni con la mia idea di osteria. Forse ha ragione la Treccani: “oggi sono locali di tono”. Proprio come questo.

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Riccardo Milan

Riccardo Milan Professore, giornalista e blogger Professore della scuola alberghiera “Erminio Maggia” di Stresa; giornalista pubblicista (iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte tessera n° 59377 del 6 - 6 - 1991), blogger con il blog Allappante.it, dall'ottobre 2017 linkato da La Voce di Novara on line; direttore della rivista "Paese Mio" edita dal Comitato Unpli del Piemonte; collaboratore di "Arcobaleno d'Italia"; ha scritto anche due libri di cucina, nonché altri di storia locale; si è occupato per anni di cultura materiale: vino, gastronomia, cucina per lo più tipica, storia di...; docente a tempo in alcuni centri di formazione professionale, anche nel carcere di Verbania; consulente per la realizzazione e gestione di carte dei vini, corsi e didattica sui vini e sui prodotti tipici. Ha collaborato ad inizio Duemila con la Fic (Federazione Italiana Cuochi), in segreteria e nella redazione della rivista "Il Cuoco". Allievo di Luca Maroni. Già membro dell'Aies, dell'Adam (diplomato Idrosommelier) e dell'Aims. Organizzatore e collaboratore di banchi di assaggio vini, Sanvino e il Lago d'Orta Wine Festival. Socio attivo di Slow Food, condotta verbanese. Socio ed ex presidente dell'Associazione Turistica Pro Loco di Omegna; membro da più mandati della Giunta Provinciale Unpli Vco e del Consiglio regionale Unpli, della Giunta del Piemonte da due mandati; e dal 2016 al 2020 nel Consiglio nazionale Unpli. Vive sul Lago d’Orta, fra Omegna e Bolzano Novarese.

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