La Sindrome Feto Alcolica

Su qualche bottiglia si trova pittogramma curioso: una donna gravida che beve una pinta di birra, in un segnale barrato che indica divieto. Divieto di bere alcolici se si è incinta, dunque. Questo per evitare del tutto la Sindrome feto alcolica, una patologia caratterizzata da problemi della crescita e ritardi cognitivi. È nota da diversi decenni ma, inizialmente, veniva attribuita a problemi degli spermatozoi, oltre che a fattori ambientali e genetici. Solo negli anni Sessanta del secolo scorso, gli esperti collegarono la sindrome all’abitudine di bere troppo. Il disturbo si presenta purtroppo anche nel nostro Paese, dove le donne giovani hanno una diffusa abitudine all’alcol, spesso senza cognizione di causa. Perché bere durante l’attesa può provocare danni cerebrali e problemi morfologici: l’alcol aumenta infatti all’interno dell’organismo del feto la produzione di radicali liberi, sostanze che causano l’ossidazione delle cellule e possono avviare processi infiammatori e degenerativi, tali da indurre malformazioni ad un feto che sta crescendo.
L’alcol e in modo particolare l’acetaldeide (una sostanza derivata dalla metabolizzazione dell’alcol), giungono facilmente al bambino attraverso il flusso sanguigno della placenta, esplicando i loro effetti dannosi, che sono tanto più potenti e responsabili di malformazioni, quanto più precocemente giungono al feto. In altre parole, se una donna beve molto nei primi tempi della gravidanza, corre un rischio davvero elevato di mettere al mondo un bambino affetto da sindrome feto-alcolica. La quota fatidica, quella oltre cui il rischio è concreto, è sì elevata ma non irraggiungibile: 80 grammi di alcol puro al giorno. Fate voi i calcoli: due litri di distillato, sedici di birra (o anche più), sette litri di vino… Tanti, certo: ma la sensibilità è individuale. Meglio non rischiare.
Dice infatti l’Istituto Superiore della Sanità: “raccomanda alle donne in gravidanza di astenersi dall’alcol attraverso dieci punti:
• consumare bevande alcoliche in gravidanza aumenta il rischio di danni alla salute del bambino;
• durante la gravidanza non esistono quantità di alcol che possano essere considerate sicure o prive di rischio per il feto;
• il consumo di qualunque bevanda alcolica in gravidanza nuoce al feto senza differenze di tipo o gradazione;
• l’alcol è una sostanza tossica in grado di passare la placenta e raggiungere il feto alle stesse concentrazioni di quelle della madre;
• il feto non ha la capacità di metabolizzare l’alcol che quindi nuoce direttamente alle cellule cerebrali e ai tessuti degli organi in formazione;
• l’alcol nuoce al feto soprattutto durante le prime settimane e nell’ultimo trimestre di gravidanza;
• se si pianifica una gravidanza è opportuno non bere alcolici e si è già in gravidanza è opportuno interromperne l’assunzione sino alla nascita;
• è opportuno non consumare bevande alcoliche durante l’allattamento;
• i danni causati dall’esposizione prenatale dall’alcol, e conseguentemente manifestati nel bambino, sono irreversibili e non curabili;
• si possono prevenire i danni e i difetti al bambino causati dal consumo di alcol in gravidanza, evitando di consumare bevande alcoliche.“.
Comunque, spiegata, quella donna barrata fa un po’ meno paura. Noi raziocinanti da sempre abbiamo cura delle madri sia prima sia durante sia dopo la gravidanza. Certo che un’alcolizzata ha altre priorità. Si fa per dire!

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Riccardo Milan

Riccardo Milan Professore, giornalista e blogger Professore della scuola alberghiera “Erminio Maggia” di Stresa; giornalista pubblicista (iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte tessera n° 59377 del 6 - 6 - 1991), blogger con il blog Allappante.it, dall'ottobre 2017 linkato da La Voce di Novara on line; direttore della rivista "Paese Mio" edita dal Comitato Unpli del Piemonte; collaboratore di "Arcobaleno d'Italia"; ha scritto anche due libri di cucina, nonché altri di storia locale; si è occupato per anni di cultura materiale: vino, gastronomia, cucina per lo più tipica, storia di...; docente a tempo in alcuni centri di formazione professionale, anche nel carcere di Verbania; consulente per la realizzazione e gestione di carte dei vini, corsi e didattica sui vini e sui prodotti tipici. Ha collaborato ad inizio Duemila con la Fic (Federazione Italiana Cuochi), in segreteria e nella redazione della rivista "Il Cuoco". Allievo di Luca Maroni. Già membro dell'Aies, dell'Adam (diplomato Idrosommelier) e dell'Aims. Organizzatore e collaboratore di banchi di assaggio vini, Sanvino e il Lago d'Orta Wine Festival. Socio attivo di Slow Food, condotta verbanese. Socio ed ex presidente dell'Associazione Turistica Pro Loco di Omegna; membro da più mandati della Giunta Provinciale Unpli Vco e del Consiglio regionale Unpli, della Giunta del Piemonte da due mandati; e dal 2016 nel Consiglio nazionale Unpli. Vive sul Lago d’Orta.

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