Il Mais nella Birra: buono o cattivo?

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Quando frequentavo i corsi dell’indimenticata Università della Birra di Azzate (oggi Accademia), mi fu detto che le multinazionali della birra (poche e veramente grosse), nel 40% di possibile spazio per altri cereali che non fossero l’orzo maltato, usavano l’economico mais, la cui produzione abbondante ed intensiva abbatte i costi della birra. Il risultato sarebbe una birra un po’ meno corposa, un po’ sciacquetta per capirci, “watery” nel gergo degli intenditori, con un profumo e un retrogusto di popcorn.
Negli anni ho bevuto litri di birre con il mais, spesso senza neppure accorgermene, e solo qualche volta ho identificato con chiarezza la sua presenza. A volte non ci ho fatto proprio caso. Ma non l’ho mai, comunque, legato ad un sapore sgradevole, negativo, fetido. Le birre industriali, quelle più famose, dal mio punto di vista sono criticabili semmai per la loro mancanza di personalità: un po’ di gas ma non troppo, poco amaro da luppolo, leggere di corpo, tendenti al dolce. Difficile distinguerle se non si fa attenzione.
Le cosiddette birre artigianali sono certo dotate di maggiore personalità: una ha certi profumi, un’altra ha maggiore corpo, l’altra ha l’amaro aromatico dei luppoli selezionati… un mondo di sfumature che se lo provi te ne innamori. A patto di avere molti soldi, però. Le birre cosiddette artigianali infatti costano. Anche troppo dal mio punto di vista. Per cui, in attesa di un riallineamento verso il basso di queste birre, si va al supermercato e si beve industriale. Mais compreso. Anche se, sia detto, non tutte le birre da scaffale lo usano. E comunque per me non è un difetto a priori. Anche perché basta fare un giro in rete per vedere come intorno al mais si stia sperimentando con logiche di qualità e distinzione: vedi per esempio qui e qui.
Che dire dunque? Che si deve ragionare con la propria testa e con i propri sensi. E con il proprio portafoglio aggiungerei… mais o non mais!

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Informazioni su Riccardo Milan

Riccardo Milan Professore, giornalista e blogger Professore della scuola alberghiera “Erminio Maggia” di Stresa; giornalista pubblicista (iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte tessera n° 59377 del 6 - 6 - 1999), blogger con il blog Allappante.it, dall'ottobre 2017 linkato da La Voce di Novara on line; direttore della rivista "Paese Mio" edita dal Comitato Unpli del Piemonte; collaboratore di "Arcobaleno d'Italia"; ha scritto anche due libri di cucina, nonché altri di storia locale; si è occupato per anni di cultura materiale: vino, gastronomia, cucina per lo più tipica, storia di...; docente a tempo in alcuni centri di formazione professionale, anche nel carcere di Verbania; consulente per la realizzazione e gestione di carte dei vini, corsi e didattica sui vini e sui prodotti tipici. Ha collaborato ad inizio Duemila con la Fic (Federazione Italiana Cuochi), in segreteria e nella redazione della rivista "Il Cuoco". Allievo di Luca Maroni. Già membro dell'Aies, dell'Adam (diplomato Idrosommelier) e dell'Aims. Organizzatore e collaboratore di banchi di assaggio vini, Sanvino e il Lago d'Orta Wine Festival. Socio attivo di Slow Food, condotta verbanese. Socio ed ex presidente dell'Associazione Turistica Pro Loco di Omegna; membro da più mandati della Giunta Provinciale Unpli Vco e del Consiglio regionale Unpli, della Giunta del Piemonte da due mandati; e dal 2016 nel Consiglio nazionale Unpli. Vive sul Lago d’Orta.

1 pensiero su “Il Mais nella Birra: buono o cattivo?

  1. Anonimo

    L articolo non dice nulla. L uso del mais è un modo oer abbassare i costi ma rovina la bevanda. Le birre dei poveri come il vino nel tetrapak.

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