Archivi autore: Riccardo Milan

Informazioni su Riccardo Milan

Riccardo Milan Professore, giornalista e blogger Professore della scuola alberghiera “Erminio Maggia” di Stresa; giornalista pubblicista (iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte tessera n° 59377 del 6 - 6 - 1991), blogger con il blog Allappante.it, dall'ottobre 2017 linkato da La Voce di Novara on line; direttore della rivista "Paese Mio" edita dal Comitato Unpli del Piemonte; collaboratore di "Arcobaleno d'Italia"; ha scritto anche due libri di cucina, nonché altri di storia locale; si è occupato per anni di cultura materiale: vino, gastronomia, cucina per lo più tipica, storia di...; docente a tempo in alcuni centri di formazione professionale, anche nel carcere di Verbania; consulente per la realizzazione e gestione di carte dei vini, corsi e didattica sui vini e sui prodotti tipici. Ha collaborato ad inizio Duemila con la Fic (Federazione Italiana Cuochi), in segreteria e nella redazione della rivista "Il Cuoco". Allievo di Luca Maroni. Già membro dell'Aies, dell'Adam (diplomato Idrosommelier) e dell'Aims. Organizzatore e collaboratore di banchi di assaggio vini, Sanvino e il Lago d'Orta Wine Festival. Socio attivo di Slow Food, condotta verbanese. Socio ed ex presidente dell'Associazione Turistica Pro Loco di Omegna; membro da più mandati della Giunta Provinciale Unpli Vco e del Consiglio regionale Unpli, della Giunta del Piemonte da due mandati; e dal 2016 nel Consiglio nazionale Unpli. Vive sul Lago d’Orta.

Gelato d’Artista

Il locale è pieno di riferimenti e di opere di artistici moderni e contemporanei. L’Osteria della Villetta di Palazzolo sull’Oglio (Brescia) è infatti decorata da tante tovagliette d’artista e da alcune opere d’arte, fra cui un paio di Michelangelo Pistoletto. Artista biellese, arte povera, che ritorna nella grafica del terzo paradiso dell’orto, negli specchi e nel gelato. Sì, nel gelato.

In carta ne hanno infatti uno immaginato dall’artista. Si chiama Gelato Love Difference, di cui ti forniscono ricetta e spiegazione nel collarino da bicchiere. Bello, bello e buono il gelato all’halva (andate a veder cosa è!).

Non è la prima contaminazione che sento fra arte e gastronomia, basta ricordare il dripping di Marchesi o la passione artistica di Bottura, il rosso Carpaccio e il suprematismo della foglia d’oro marchesiana e la cucina futurista e …

Il dolce d’artista ha concluso un’ottima cena in un bel e frequentato locale di cucina locale, lombarda, padana: bollito, bagnetto, mostarda, pesce in carpione, polpette, rognoni trifolati… Una trattoria curata, amata da tanta gente e da molti artisti. Alcuni dei quali hanno lasciato testimonianza di sé sulle pareti. O nel gelato!

Visite: 19

“Davanti al caffé indicato da Teresa c’era un negozio specializzato in prodotti alimentari italiani… prima contemplò goloso le paste fresche esposte in vetrina. Non sapeva se decidersi per le fettuccine o per i cappelletti. Una volta dentro bbandonò la lotta per farsi servire per primo… esaminò gli scaffali dei vini sperando di trovare un Barolo. Localizzato il vino, affondò gli occhi nelle morbide piramidi di cappelletti. La scelta era fatta”.

(“Tatuaje” M. V. Montalban 1976)

Visite: 17

Donne in bikini col telefonino

Estate, sono in una delle terme di Budapest e ho voglia di bere qualcosa: scendo verso gli spogliatoi, sbaglio direzione e vengo redarguito da un signora; dopo qualche istante, ritrovo la strada e recupero il portafoglio. Vado al bar e mi metto in fila con il vassoio in mano. Il portafoglio è scomodo: non ho tasche. Davanti a me tre ragazzine americane in bikini, carine, magre, smorfiose; chiedono in americano alla commessa (che capisce poco), mandano messaggi, parlano fra di loro, si fanno foto reciprocamente… e pagano con il cellulare. Tre ragazze e tre cellulari: un mondo di parole, foto e denaro. Comodo.

Autunno, sere dopo; molte settimane dopo Budapest, sono al Ristoro Primavera di Meina, Lago Maggiore, Novara: il locale è pulito, piacevole, con generosa cucina tradizionale italiana (pesce e carne, per intenderci), coogestito anche da un’associazione di genitori bambini down (che aiutano in cucina e nel servizio). Si mangia e si parla. Siamo una compagnia composita ed ognuno paga per sé. Il signore davanti a me paga col telefono, io con la carta… nessuno usa contanti. Il gestore dice “meglio così, impazzivo per i resti”, rispondendo alla mia sorpresa: “pagare col cellulare?”.

Niente, ecco pensavo, niente… il mondo cambia e noi litighiamo (o forse litigano per gestire e non sulla natura delle cose) per ridure il contante o eliminarlo… Forse è troppo, ma credo che in molti non lo usino più… un costume da bagno e un cellulare e sei a posto in tutte le terme del mondo! Cambi l’abito ma non il cellulare e sei a posto ovunque: il futuro…

Visite: 30

Novità intorno a me

In questo lembo di mondo che mi circonda (il nord Piemonte e la Lombardia occidentale) ci sono molti ristoranti che consiglierei e che consigliano. Partiamo dalla Guida Michelin che segnala i Bib Gourmand, cioé ristoranti non stellati, un po’ più economici, ma assolutamente da provare (e godere mi verrebbe da dire). A sud, nel novarese, segnala l’Impero di Sizzano e l’Osteria di San Giulio di Bellinzago Novarese (la Badia di Dulzago). Un po’ più a nord segnala il Castagneto di Montrigiasco e l’Italia di Quarona e noi ci aggiungeremmo la Ristomacelleria sempre di Quarona e l’Usteriola del Tia di Briga Novarese. Ad Omegna segnalerei il 9090, novità di quest’anno. Mentre la Michelin segnala l’Edelweiss di Crodo, ancora più a nord, in Ossola. Nella stessa zona io segnalerei anche il Marconi di Crodo e Il Risottino di Bracchio di Mergozzo. E solo così, di primo acchito. Da provare ed ampliare.

Visite: 33

Eccessi di democrazia

Giorni fa ho discusso animatamente con un signore in rete: aveva postato su FB un’immagine in cui si dicevano una serie di falsità e in cui si incitava all’odio nei confronti di un certo personaggio politico. Non era la prima volta e ancora una volta ho provato a dire la mia, ottenenendone più che altro risposte nette, prive di ragionamenti, luoghi comuni, accuse trasversali… mi sono arrabbiato e ho chiuso la conversazione. In preda alla furia, ho guardato sul profilo chi fosse e mi sono accorto che è un mio conoscente, un muratore che beve molto in un bar dove ogni tanto vado. Mi ha sorpreso ancor più, perché nella pochezza dei ragionamenti era molto di più di quello che mi sarei aspettato, conoscendolo. E poi mi sono arrabbiato fra me e me, perché ho dato retta, troppo retta, alle sue opinioni superficiali e non motivate. Nella vita reale, non sarei stato neppue sentirlo. Ma in rete…

Consigli per me e per il futuro: vedere sempre con chi si discute in rete, usare le conoscenze e il garbo, non dare per scontato che nell’orizzontalità delle rete il tuo interlocutore sia onesto intellettualmente: o non lo è -e dunque è intelligente- o è fazioso -dunque ignorante- e spesso è solo ignorante. E se lo incontrassi in giro, ti limiteresti a salutarlo. Ciao.

Visite: 29

Tre uguali diversi

Difficile da credere ma in un fazzoletto di chilometri, fra Casale Monferrato, Rosignano, San Giorgio Monferrato ed Ozzano Monferrato siamo riusciti grazie alla Lauren, l’americana di Verbania, ad andare a visitare tre cantine così vicine ma così diverse, tanto da produrre gli stessi vini ma assai diversamente. Come nel caso del grignolino: scostante, imprevedibile in un caso; potente e strutturato in un altro; ammorbidito e facile nell’altro. Si tratta delle cantine Saccoletto, ViCaRa e Leporati.

La prima è una cantina che produce i cosiddetti vini “naturali”: niente chimica in vigneto, tanta manualità, lieviti spontanei, tappo a vite, pochissima solforosa, niente filtrazioni… si tratta di vini che cambiano anno per anno, con profumi spesso scostanti, sapori inconsueti ma non per questo facili… il proprietario è un gentile signore di campagna dalle mani callose e la cantina sembra essere stata ricavata al piano terra di una villetta anni sessanta. Viaggia molto, fa fiere ed incontri specializzati. Ha la sua clientela.

La seconda è una cantina moderna, molto accogliente, ricavata in un’antica villa signorile con annessa chiesa ed infernot. Una grande panchina, ma davvero grande panchina color grignolino, si affaccia sui vigneti aziendali ed è meta di un turismo locale da selfie e foto simpatiche. I vini sono buoni, molto: ottimi profumi, grande lavoro di marketing, ricerca, qualità… I dipendenti girano con magliette aziendali e alternano vendita con accoglienza turistica. Da vedere.

La terza, invece, è una cantina stratificata. Un’azienda di tre generazioni che conserva botti in cemento, in vetroresina, in legno e in acciaio; che accoglie pullman e singoli; che offre salame e grissini, che ti fa assaggiare tutto, che ti vende anche il baginbox. E’ una vecchia casa di campagna che si è allargata con un capannone annesso, non bella ma ben tenuta. Il proprietario è cordiale, simpatico, racconta, commenta. I vini sono gradevoli, molti già sentiti, ma c’è anche un po’ di ricerca. Qualcosa da scoprire c’è.

Un bel giro, che consiglio: bei panorami, buoni vini, cibo non male… In pochi chilometri trovi così diverse filosofie produttive. C’è molta intelligenza in quel territorio.

Visite: 38

Ma qual’è la vera grappa?

Grazie a Carmine, sono andato a Boglietto di Costigliole d’Asti alla Distilleria Beccaris per assaggiare le due nuove grappe premium dell’azienda. Si trattava e si tratta di due grappe assai ricerate: una da vinacce di moscato e l’altra da vinacce di barolo. E poi anni di invecchiamento e maturazione in legno. Sono due grappe assai profumate, con un bouquet molto ricco, lungo, che evolve momento dopo momento; in bocca morbide e calde, non stucchevoli ma neppure aggressive. Fin troppo premium per i miei gusti. Due super grappe monovarietali e d’annata (2001 e 2009) ricche e intense come un buon rum o come un cognac di qualità. Roba da gusti internazionali, da sorseggiare, da appassionati all over the world. Il bicchiere da grappa mi è sembrato fin troppo piccolo e io opterei per un baloon, così da sentire meglio i profumi, scaldare e godere del continuo divenire del distillato.

Sono destinate ad un segmento alto, bar o ristoranti o privati appassionati. Il contenuto è veramente al top, ma anche la bottiglia (che ricorda profumi piuttosto che beverage) lo è: i due aspetti coincidono.

Ed io che mi domando? Ma è grappa o una sua evoluzione? E la mia grappa secca, poco profumata cos’è? Il passato, un passato destinato a scomparire? Non so, ma intanto l’ho assaggiate più e più volte nel corso della serata, senza darmi risposte definitive… Però buone!

Visite: 37

Bella luce, buona cucina

Il quadro di Renoir è espressione di felicità pura: i giovani canottieri con le loro amiche si stanno godendo una colazione lungo la Senna. C’è luce, ci sono bottiglie di vino, il cibo è già stato consumato, si è felici… Una sensazione che ho vissuto in maniera più solinga, con una luce simile, con un piacere di stare a tavola come il loro, al Caffé La Crepa di Isola Dovarese (Cr), sull’Oglio (e no, non è la Senna, ma la luce, sì, era la stessa). E’ un paese della bassa che sembra un set cinematografico, con palazzi grandissimi a fare da scenografia. Cammini nel pomeriggio autunnale e ti sembra di essere in un quadro onirico di De Chirico con rumori e suoni che si perdono nelle strade vuote. Tanta storia è passata di lì. Ed anche il Caffé La Crepa ne ha tanta da raccontare. E’ lì da tanto tempo, nello stesso angolo della grande piazza. Si tratta di un’ex locanda di campagna convertitasi ad una cucina tradizionale ben presentata e ben fatta. Più borghese, da ristorante della domenica per spiegare. Il locale si apre come un vecchi caffé, con un lungo bancone, ma di lato, nella sala dietro e nell’ex veranda si trovano decine di tavoli rettangolari e quadrati, spesso antichi pure loro. Tutti ben apparecchiati con tovagliato di qualità, piatti classici ma originali, bicchieri ad hoc. Il menù è strattamente locale, legato alla tradizione ai prodotti locali: pasta fresca, pesci di acqua dolce, volatili da cortile o da fiume (l’Oglio scorre lì vicino), carni rosse. Buona scelta dei vini locali e non e anche birre artigianali. Il servizio è di qualità, cordiale e preparato, ma spesso econo anche i cuochi a servire e a spiegare. Alla fine del desinare, si può visitare l’annessa bottega e comprare paste fatte in casa, sughi, salse, mostarde, vino locale e non. Buon cibo, bella luce.

Visite: 53

Prunent e Futurismo: una lettura possibile

Un dinamico antico

Il Futurismo predicava l’abbandono del “passatismo”, era contro i musei, il languore romantico, le pesanti abitudini tradizionali… Celebrava il mondo nuovo con la sua velocità e predicava rottura, nuovi schemi, capacità di essere nel cambiamento e non essere travolto da…

Un modo di pensare che anticipava e si è poi integrato con il presente. Un fluire di passato, passato prossimo e presente che la mostra illustra con oltre settanta opere. Una visione coinvolgente: dall’ultimo decennio dell’Ottocento fino al 1960. Ed è proprio sul finire dell’800 che la grande povertà delle aree montane, le difficoltà di un’agricoltura contadina legata alla sussistenza e all’autoconsumo, unita alla diffusione della Fillossera, causarono il lento abbandono del Prunent, antica varietà di nebbiolo, caratterizzata da misurati rendimenti. Un antico che se ne andò.

Per poi tornare, tradizionale ma modernissimo. Da un lato, infatti, segeuendo Filippo Tommaso Marinetti, padre fondatore del movimento, che confida apertamente nelle capacità dell’uomo in rapporto con la natura, i fratelli Garrone, in collaborazione con l’Associazione Produttori Agricoli Ossolani, a partire dagli anni ‘90, hanno dato vita ad un progetto di recupero della viticoltura ossolana e del vitigno autoctono Prunent. Proprio partendo da quelle viti vecchie, ma franche di piede, ultra centenarie, allevate su ripidi terrazzamenti con la tradizionale Topia. Sessanta piccoli produttori sono oggi coinvolti in questo progetto comune. Dall’altro lato, il recupero del Prunenet è stato anche favorito dalla diffusa mentalità post futurista, che vede nel rapporto veloce con il mercato e le tendenze di consumo, l’essenza della produzione moderna. In velocità si è infatti evvertito il rinovato interesse per il vino degli anni ’80, la riecerca di autenticità degi anni ’90, il rinnovato rapporto fra prodotto e territorio del terzo mllennio. Il Prunent osoolano è dunque interprete di modernità futurista, declinata con la tradizione e con il territorio. Il Prunent fotografa infatti un territorio difficile, caratterizzato da rigide condizioni ambientali distinte da violenti sbalzi termici tra giorno e notte, da impervi ed inaccessibili appezzamenti strappati alla montagna che impongono lavorazioni manuali ed un impegno costante in vigna.

I terreni, a base granitica, originano un prodotto che prevede una fermentazione sulle vinacce per almeno sette giorni e una maturazione per tredici mesi, di cui 6 in barrique, custodite in questo caso nella cantina dell’antica casa “Cà d’Mattè”, sita ad Oira. Riposa in bottiglia per un anno prima di essere messo in commercio.

Il Prunent esprime grande finezza ed eleganza. Regala un naso denso di sfumature minerali che virano dal cuoio al tabacco per concentrarsi su note fruttate di prugna e ciliegia. La speziatura dolce di cannella e le piacevoli percezioni vegetali di china e rabarbaro completano le sensazioni gustative con un ricco finale floreale di viola.

Veronelli, nel 1968, nella sua guida diceva: “bel vino, perdio, rosso rubino; secco con piacevole fondo acidulo; grana fine e scorrevole; corpo lieve ma elegante. Il vitigno richiede cure particolari, la produzione d’uva non è così abbondante e la vinificazione non ammette errori”

Visite: 55

I più buoni ravioli in brodo di sempre

I più buoni ravioli in brodo di sempre li ho mangiati pochi giorni fa alla Trattoria Zappatori di Pinerolo. Non me ne abbia mia madre, che li fa ottimi -e averne e averne e averne-, e neppure la mia nonna Irma (ormai puro spirito) che pure buoni li faceva. Ma questi erano ottimissimi. Cotti in acqua, serviti in una fondina e poi ricoperti da un brodo riscaldato in un curioso bollitore di vetro e fatto impregnare del sentore dei funghi che attraversava in ebollizione. Stile moka express per capirci. Buonissimi: ravioli del plin dalla sfoglia sottile e dal ripieno delizioso e dal profumo di sottobosco. Da provare. Buono anche il resto, comunque, ma questi mi sono rimasti in testa. La Trattoria Zappatori è nel centro storico di Pinerolo, vicino all’area mercato. E’ facile da raggiungere e facile il parcheggio. Una volta era una trattoria in un sottoportico, oggi è un ristorante gourmet. Di quell’epoca mantiene le insegne storiche e un certo stile rustico, fuori e dentro, con mobili e oggetti di un tempo che si mescolano però ad un minimalismo modernissimo. A partire dal giardino giapponese all’esterno. Piatti, stoviglie, tovagliato sono ridotti al minimo, ma comunque originali e spesso unici; luci soffuse e musica ambient. Le proposte gastronomiche, però, sono rimaste quelle della tradizione piemontese, solo più ricercate, curate nei dettagli minimi, ottime. Quando sono andato io, la scelta era un po’ ristretta, più carne che pesce (di tradizione comunque, merluzzo per capirci), ma c’era un interessante menù degustazione. Lo chef opera in una cucina a vista ed è cordiale, ama parlare di sé e dei suoi trascorsi sportivi, familiari e professionali. Il servizio è professionale ma non freddo. Buona scelta di vini ed anche qualche birra artigianale. Da provare, se passate di là. Poi ditemi dei ravioli.

Visite: 67

Ecco la Guida alle Cantine Piemontesi (ma non tutte e non tutti i territori)

Non è la prima, e neppure completa, ma certo interessa chi ama il Piemonte vitivinicolo più noto. Si tratta infatti della Guida alle Cantine edita da Made in Piedmont (associazione che raccoglie oltre 80 importanti cantine della Regione),che prova a raccontare il vino di alcune aree piemontesi, attraverso l’accoglienza. Quella dei vitivinicoltori che, in Piemonte sono spesso gli stessi proprietari della cantina, tipicamente a conduzione famigliare; e quella dei servizi messi a disposizione dell’enoturismo: dalle semplici degustazioni alle passeggiate in vigna, dalla possibilità di dormire tra i filari al ristorante allestito “tra le botti”, dalle cooking class alle attività all’aria aperta: e-bike, equitazione, wine-trekking, picnic, yoga e arte tra i filari.

L’enoturismo infatti fa della cantina il centro di riferimento per la promozione e la valorizzazione delle attività turistiche sul territorio, non necessariamente legate all’enogastronomia. Un fenomeno che non vede crisi. Non è una novità assoluta, anzi: a livello globale, enoturismo e turismo gastronomico valgono (dati World Tourism Organization) qualcosa come 77 miliardi di dollari, di cui 3,5 miliardi vengono assorbiti dal nostro Paese, per un totale di 14 milioni di visitatori in giro per le colline italiane. Il profilo dell’enoturista è quanto mai interessante: spende in media 85 euro al giorno, che salgono a 160 quando pernotta. Nello specifico, una cantina dotata di accoglienza può fare tesoro delle visite: gli enoturisti incidono in media per il 26,9% sul fatturato e costituiscono il più efficace canale di vendita diretta e fidelizzazione.

«La nostra Guida alle Cantine, prima nel suo genere», ha spiegato Gianni Gagliardo, produttore e presidente dell’Associazione Made in Piedmont, «ha lo scopo di facilitare il viaggio dei visitatori alla scoperta del Piemonte del vino, aiutandoli a pianificare le tappe. Ogni produttore è unico: si distingue per carattere e personalità. È questo che rende peculiare il suo modo di fare il vino e di offrirlo ai suoi ospiti».

La Guida alle Cantine di Made in Piedmont è progettata per essere uno strumento agile e pratico, utile, pensato per i wine lover e per le loro esigenze. Una bussola che aiuta ad orientarsi all’interno della sconfinata offerta di vini piemontesi, con un importante cambio di ottica. Non si parte dai giudizi sulle etichette, ma dai territori. Si parte, o meglio, si riparte, a raccontare il vino dai luoghi dove nascono, maturano e vengono raccolte le sue uve, dalle mani e dalle migliaia di vite che ogni giorno dedicano la loro passione e professionalità alla vite.

Verrà distribuita nei principali luoghi di interesse turistico del Piemonte: Atl e uffici turistici, Enoteche Regionali, ristoranti e alberghi, strutture ricettive. In più copie sarà sempre consultabile presso le cantine aderenti al progetto.

Descrive i soli quattro principali territori vitivinicoli del Piemonte: le Langhe, il Roero, il Monferrato e le Terre del Gavi, ciascuno dei quali illustrato con mappe e notizie di interesse turistico. Il viaggio si snoda su 31 comuni piemontesi e 56 produttori, raccontati attraverso schede che “simulano” la visita in cantina e contengono tutti i servizi offerti, fornendo per ciascuno il contatto diretto alla prenotazione o alla richiesta di informazioni. Un sommario intelligente, al fondo della guida, indicizza ciascuna struttura per nome, territorio e Comune di appartenenza.

Accanto alla guida cartacea, l’Associazione Made in Piedmont ha creato il relativo portale (guidaallecantine.com). Qui le mappe diventano geolocalizzate e c’è la possibilità di gettare un “occhio sui vigneti” grazie alle wine webcam installate sui meravigliosi paesaggi riconosciuti Patrimonio dell’Umanità Unesco.

LA GUIDA IN NUMERI

2.000 guide stampate
56 cantine censite in 31 diversi comuni
4 territori narrati (Langhe, Roero, Monferrato, Gavi)
2 lingue (italiano e inglese)
1 portale – www.guidaallecantine.com

Visite: 62

Un Corso a Ghemme

Non è la prima volta che organizzo un corso sui vini a Ghemme, ma questa volta c’è la collaborazione con l’Unpli ed altri soggetti interessati; poi a fare gran parte del lavoro ci sono due sommelier Ais. Interessante. Vi invito a leggere il programma e di divulgarlo. Ci vediamo a Ghemme?

Visite: 65

Giancarlo Rebuscini, buona la prima

Bella la prima di Giancarlo Rebuscini: un bel libro di cucina “Tra Piemonte e Lombardia: le ricette tutt’intorno a una terra di mezzo” (Edizioni CentoArchi); che è un compendio ideale della cucina di qualità che si può trovare fra il Piemonte e Lombardia. In quella “terra di mezzo” che per anni è stato il novarese, dall’alta Ossola alla pianura. In più, un pizzico di internazionalità data all’Autore da una lunga militanza all’estero e dalla frequentazione di una scuola alberghiera, quella di Stresa, per poi approdare a Borgomanero, alla Bocciofila. Si passa così, senza accorgersene, dal carpione alla mousse, dalle polpettine alla tartare, dalla terrina alla quiche… rimandeno solo sugli antipasti. Sui primi, invece, il taglio è più originale, con un solo riso moderno: un Riso venere, scampi e ribes; e uno creativo: Risotto alla pesca noce. Nelle ricette di pasta fa capolino il cacao e via dicendo… Giusta l’osservazione del curatore “una sintesi che lo chef porta nei suoi piatti, fra tradizione e modernità”. Un libro, dunque, che è sì testimonianza di un cucina solida ed ancorata al territorio (tradizioni, cotture e prodotti) ma anche testimonianza di una vita professionale ricca ma composta, concreta. Buona lettura, direi. Un libro da tenere, sfogliare, usare, ragionare.

Visite: 89