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Senza Solfiti o Senza Solfiti Aggiunti?

Io ho sempre saputo che si possono fare vini senza solfiti, con grandi difficoltà tecniche e risultati non sempre brillanti. Senza solfiti aggiunti, per l’esattezza, perché mi fu spiegato che se ne formano naturalmente durante la fermentazione. Ma adesso non so più. Forse mi è sfuggito qualcosa.

Leggo infatti su “Maremma Magazine” del luglio di quest’anno che una ditta del loco, l’azienda La Pieve, ha messo in commercio il vino Essentia Naturae. Un vino biologico “senza solfiti” da uve sangiovese, cabernet sauvignon e petit verdot. L’affermazione è importante: “senza solfiti” si legge sulla contro etichetta e sul collarino da cui è elegantemente ornata la bottiglia.

Nell’articolo però si legge che “è un vino rosso senza aggiunta di solfiti… biologico… completamente made in Maremma”. Ecco, appunto, “senza aggiunta di solfiti”; ma poche righe dopo si legge “ben tollerato proprio per l’assenza di solfiti”. Confusione totale!

Il vino ha o non ha i solfiti? Credo che abbia solo i solfiti, pochissimi, spontanei e che non ne aggiungano altri. Ma la comunicazione però è ingannevole. Spero che l’etichetta che non si vede in foto dica così, “senza solfiti aggiunti”. Oppure la norma è cambiata e si può scrivere così. Io però non ho trovato traccia.

Intanto leggo con piacere che in Italia “è entrato in vigore il decreto legislativo 23 del 15 dicembre 2017 che dà il via alla disciplina UE di tutela dei consumatori” (“Food & Beverage” giugno – luglio 2018). E cosa c’entra con i solfiti, direte voi? C’entra, c’entra… “Definire, ad esempio, un prodotto come vegano o vegetariano quando non ne ha le caratteristiche costituisce una violazione delle pratiche leali d’informazioni…”. E dire che il vino è “senza solfiti” invece di dire “senza solfiti aggiunti” è informazione ingannevole?

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Vini Calmi

Ci sono vini che incuriosiscono per l’etichetta, altri per la provenienza esotica; ma ci sono vini che ti colpiscono per il loro nome. In questo caso vorrei parlare di alcuni vini (che non ho mai assaggiato ma che metto in previsione di) esaltanti una leggerezza esistenziale, un ipotetico stile di via non sempre raggiungibile. Il primo si chiama Vinya La Calma, prodotto in Spagna (anzi Catalogna Penedès) da Can Ràfolos dels Caus. Vino bianco secco, da uve chenin blanc. La Calma fa il paio con Calma, vino rosso della Rjoca, e con Far Niente, che però è un vino rosso californiano, Cabernet Sauvignon e Merlot e Petit Verdot, prodotto da, appunto, la ditta Far Niente (lo sapranno là, negli “states” cosa significa? Credo proprio di sì).

E noi, intanto, con calma e senza far nulla affinché accada, se li troveremo, li assaggeremo. Prosit!

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De Gorgonzola

Se vai a Novara e frequenti dei novaresi, ti devi aspettare discorsi sopra il riso o il gorgonzola dop: c’è un amore per le tradizioni che traspare anche dalle parole spesso nette: buono – cattivo. Di solito litigano per dire quale è il miglior gorgonzola; stavolta a casa di Massimo, lungo compleanno, c’è stato un accordo, forse figlio dell’amicizia. Uno dei migliori gorgonzola a detta loro è quello di Baruffaldi di Castellazzo, il cremoso ok ma molto meglio quello senza fermenti. E per dimostrarmelo, me lo sono andati a prendere e mi hanno portato a Castellazzo, paese di cui neppure sospettavo l’esistenza e mi hanno fatto vedere (Massimo): l’allevamento delle vacche, il castello visconteo in rovina (peccato!), l’unica ghiacciaia sopravvissuta nel novarese (anche se adibita ad altro)… e il formaggio? Quello cremoso è ottimo e noi l’abbiamo abbinato ad un metodo classico; mentre il cabernet sauvignon israeliano arrivato sulla tavola era troppo morbido, corposo e sciropposo: meglio sarebbe stato con il gorgonzola dop senza fermenti che non abbiamo trovato. La prossima volta!

Nella lunga giornata di Massimo abbiamo assaggiato molto altro, ma esula dal discorso. Approfitto ancora una volta per ringraziarlo e per ringraziare sua madre che ha cucinato, e bene, da mattina a sera. Donna di altri tempi, direi. Prosit!

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A Ghemme per il Vino

Un ottimo rosato da nebbiolo

Pranzo in cantina

A spasso per il Ricetto

Una parte dello staff della Pro Loco di Ghemme

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Ghemme per il Vino

Se andate a Ghemme in questi giorni potrete godere della confusione etilica della 47ma edizione della Mostra Mercato del Vino. Bella festa, buoni vini, cibo semplice e tutto in un luogo carino come è il ricetto. Non bello come quello di Candelo (quasi intatto), ma bello comunque. Particolare.

Io ci sono andato ed ho incontrato tanti amici, tipo Massimo uno e due, Maurizio, Pierino e Vittorio… ed ho assaggiato tanti vini: un rosato particolarissimo di Pietraforata; un passito Valle Roncati; e i classici bianco e rosato di Cantalupo, vini di Mazzoni e di Platinetti; il Chiosso; l’Erbavoglio della Torraccia; il ghemme docg di Katia… per non parlare dei tanti vini anonimi, ma buoni, assaggiati da cortile a cortile.

I vini di Ghemme e dintorni sono buoni e si sono adattati alla modernità: molti i rossi giovani, i rosati ed altrettanti bianchi si sono affiancati ai classici rossi da lunga maturazione. Sì, dicono i maligni, lo si fa per avere i soldi prima; ma, dico io, anche perché la gente, i giovani, le donne amano i vini semplici: bolle, bianchi e rosati; rossi giovani.

Anche se, guardando la folla della Mostra, la lezione sembra essere un’altra: molti giovani modaioli che comprano, bevono, ridono, si divertono… sì, tanti rosati e rossi giovani, ma anche qualche bella bottiglia d’annata (decisamente più care!) l’ho vista girare. L’occasione fa la differenza: ti diverti, sei in compagnia, fai festa… una bottiglia impegnativa ci scappa. Si è in tanti ed il prezzo fa meno paura, si azzarda. Ed ecco che, al fianco di rosati da nebbiolo, vespoline in purezza, bianchi da uve erbaluce (ma non si può dire) appaiono ghemme docg dalle età variabili: sei, sette, otto, nove anni ed oltre…

La festa di Ghemme è anche questo: bottiglie importanti ed impegnative in mano a giovani dai lobi dilatati, dalla braccia tatuate e dall’incollato cappellino da baseball in testa… alla faccia delle idee precostituite.

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Impariamo a fare il vino in casa

Non so, sarò un po’ apocalittico, ma sarebbe meglio se imparassimo a fare il vino in casa. Tutte queste notizie in giro… e un mio amico iraniano che mi racconta della vinificazione casalinga, abusiva, che fanno certi parenti suoi in Iran. I manuali sulla vinificazione in italiano trasportati e tradotti clandestinamente; l’uva da vino spacciata per uva da tavola… Insomma, uno scenario da post “guerra atomica” per il vino.
Per cui, volendo essere smentito, per affrontare il Medioevo prossimo venturo, sarebbe meglio che molti di noi appassionati consumatori il vino imparassimo a farcelo in casa. A partire dalla vigna. Una tradizione orale che potrebbe far superare all’uva e al vino ere di macerie culturali come potrebbero venire. Un po’ come apostoli di qualche religione segreta e duramente repressa… Codice Vino, più che Codice Vinci!
Segnalo dunque ad uopo il corso che si terrà (con molti altri comunque) a Fieragricola a Verona, il Vigna Day, il 3 febbraio pv. Insegneranno a potare. Una buona potatura è il presupposto per una buona uva; una buona uva serve per fare un buon vino; un buon vino è per noi meglio di uno cattivo. O di uno inesistente!

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Vino e succo di mele

Una sera di quest’estate, a casa di amici, la giovane figlia mi fece assaggiare un aperitivo a base di vino, succo di mela e cubetti ghiacciati di succo di melagrana. Ottimo! Un ulteriore tassello alla mia personale ricerca sul tema “Acqua e Vino”, “Vino e…”. Nella convinzione che tagliare il vino con l’acqua crei inaspettate piacevolezze. Come nel caso della serata a casa di amici!
Leggo ora su Food Design, numero #002 di quest’anno (o di sempre, non capisco!), che è nato Wapple, “succo di mela e mosto d’uva” fermentati: una bevanda leggermente alcolica (8°), frizzante, nata dalla volontà di “COB, consorzio ortofrutticolo di Belfiore Verona, che voleva introdurre delle novità nel mercato dell’ortofrutta”. Ma com’è questa bevanda? Leggo, non avendola assaggiata (ma appena potrò lo farò!), che ha “facilità di beva… somiglianza con il prosecco”. Dunque, traduco, una bevanda dai profumi piacevoli, dolce-acida in bocca, non impegnativa… un aperitivo, un fuori pasto, un pasto leggero.
Un’ulteriore prova, non me ne vogliano i detrattori, che miscelare il vino è cosa buona, se fatta con testa e prodotti di qualità. A partire dalla semplice acqua.

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