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Il mio Bagna Cauda Day

Ho partecipato anch’io la Bagna Cauda Day, su invito di un mio ex allievo che ha ristorante fuori Asti. Nei giorni successivi, mi sono accorto che molta gente era andata al pari mio e che altra avrebbe voluto farlo. Un po’ tutti quelli che ci sono andati hanno seguito un format suggerito, ma non vincolante: pranzo o cena in uno dei ristoranti aderenti, poi passeggiata nel centro storico ed infine visita al Museo alla Mostra su Chagall (bella, sia detto a latere). Qualcuno si è anche fermato a dormire. Una bella iniziativa che sta espandendosi anche altrove: ci sono ristoranti anche nel resto del Piemonte, dall’astigiano al novarese, che partecipano all’iniziativa; ma anche all’estero. Un buon esempio di come una tradizione possa fare turismo, economia, denaro… A proposito, il prezzo della Bagna Cauda era fisso: 25 euro, con bavaglione e vino della casa compreso. Economica mangiata, dunque. Poi se uno voleva poteva comprare l’acciuga di pezza o il fornelletto come souvenir, carini entrambi. Il bavagliolo era d’ artista ed era illustrato da Massimo Ricci di Nizza Monferrato che fa intonare ai suoi personaggi la canzone remake «Quel mazzolin di cardi/ che vien dalla campagna/ e bada ben che qui si bagna».

Io ho mangiato con amici e colleghi alla Ca d’Pinot e ho trovato il tutto molto buono, popolare ma bello. E, cosa incredibile a dirsi, ho digerito il tutto.

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Un Locale Storico di Cucina Tradizionale

Meriterebbe una visita solo per la location: il ristorante Trattoria Derna di Varzo è infatti ricavato nel vecchio corpo di guardia di un castello o di una rocca, non so esattamente. Però è un pezzo di storia. La torre, infatti, è ancora lì di fianco.

Il Ristorante è una trattoria assai apprezzata per la sua cucina tradizionale, le porzioni e il servizio cordiale. E così è stato anche venerdì sera.

Per la serata di Meating Food, i gestori hanno infatti proposto un menù ricco con un altrettanto ricco buffet di vini: sei vini della ditta Sulin in abbinamento. Buoni.

Con l’aperitivo salumi e stuzzichini, fra cui una rimarchevole mousse di fegato di cervo. Poi un piacevole Fagottino di persico in salsa agrodolce e misticanza di melograno; poi un Carpaccio di cervo con timballino di funghi e fonduta di grasso d’alpe: buono; due primi piatti abbondati a seguire (si poteva fare anche il bis se non paghi): Gnocchetti di pane nero, porri e trota leggermente affumicata ed Agnolotti di grano saraceno al capriolo al mosto d’uva cotto e timo; il secondo, cotto in maniera tradizionale, era un discreto Rotolo di cinghiale al pino mugo con ragù di porcini alla piemontese. Per chiudere, se uno aveva ancora fame: una Selezione di formaggi con miele confettura. Ovviamente, un vino diverso per ogni piatto, a partire dall’aperitivo: sei in tutto. Da perdersi! Un dolce Semifreddo ai marroni con (una buona) salsa cachi per chiudere.

Se passate di là, provatelo.

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Meating Food nel cuore dell’Ossola

Terzo appuntamento con Meeting Food, rassegna gastronomica del progetto filiera Eco Alimentare Rinnovabile e Sostenibile, carni certificate di selvaggina ossolana.

Siamo nel cuore di Domodossola, Atelier Restaurant, ristorante dello storico hotel Eurossola, da poco rinnovato negli spazi, dove una calda atmosfera di design, risultato di un’attenta e sensibile ristrutturazione, ci accoglie a casa dello chef Giorgio Bartolucci. In quest’occasione coadiuvato dalla chef Danilo Bortolin dell’Hotel Majestic di Verbania. Un amico oltre che un collega altrettanto valido. L’idea di cucina dello chef Bartolucci si basa sui concetti primari di tradizione ed innovazione: un sapiente uso dei prodotti di stagione e una costante ricerca di nuove ispirazioni sono gli “strumenti” usati nel rivisitare, per il piacere degli occhi e del palato, la buona cucina del territorio.

Come prima entrata un Lingotto di pernice rossa e foie gras, pan brioche tostato e gel al ribes, con bacio di dama ai fegatini di pernice, ottimamente presentato tra germogli di ravanello, polvere di lampone e chicchi di melagrana, ha stuzzicato e incuriosito il palato, introducendo un percorso di degustazione che non ha per nulla deluso le aspettative, anzi.

In accompagnamento è stata servita una Maggiorina 2016, Le Piane.

Seconda entrata, Cervo, ginepro, carciofi e Prunent, delicato e di ottima consistenza, piacevole l’accostamento, non facile, col carciofo.

Una nota di merito al tagliere del pane portato in tavola prima della seconda, e vera e propria, entrata. Pane di farine seminterrati macinate a pietra e lievito madre, caldo, profumatissimo, crosta croccante e cuore soffice e areato, sottili e fragranti grissini con semi di papavero e sfogliatine di farina di mais di Beura, tutti rigorosamente fatti in casa e accompagnati da burro di alpeggio mantecato alle erbe.

Si prosegue con il primo piatto, Ravioli di lepre con crema di porcini e cialda al cacao, ottimi, nella consistenza, nei profumi, nei sapori bilanciati, nella presentazione e anche nella porzione, che non ti aspetti così generosa.

Si continua con il secondo piatto, Sottofiletto di capriolo, cioccolato e zucca, una tavolozza di colori caldi e invitanti, come i profumi e i sapori, il dolce della zucca, l’amaro del cioccolato, l’acidità dell’olio, accostati con vera maestria ad esaltare un capriolo davvero prelibato. In accompagnamento è stato servito un altro vino, Pinot nero Riserva 2015, cantine di Terlano.

Siamo in chiusura, o quasi. Viene servito un pre dessert, semifreddo alla pesca su cialda di nocciola, gradevole pausa che rinfresca e prepara al vero e proprio dolce, Tortino caldo alle castagne su crema di ricotta d’alpeggio con gelato allo zafferano, squisito, ottima conclusione di una cena che ha pienamente appagato ogni senso.

 

Prossimo appuntamento della rassegna venerdì 23 novembre alla Trattoria Derna di Varzo, cacciatori, pescatori e fungiatt.

 

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C’è Caesar Salad e Caesar Salad!

Se accompagni tuo figlio al Mac di Verbania, cosa potrai mai mangiare? Una Caesar Salad ed una birretta, io dico. Otto euro la prima e quasi tre la seconda. In un contenitore di carta (ma fino a ieri di plastica) sono sovrapposte le insalate, il formaggio a scaglie e le strisce di pollo grigliato. Olio e salse a parte. Posate di plastica e bicchiere pure. Sei un po’ intristito ma fai felice tuo figlio. Ed è molto.

Se vai a Milano per un corso, ti può capitare di mangiare al bistro moderno Il Santa, locale design e modaiolo, artistico e un po’ freddo urbano. Non male, ma io preferisco il barocco.  Cosa mangia, se sei lì? Io ho preso una Caesar Salad ed un bicchiere di vino. Dodici euro la prima ed il resto non so. Pagava il boss, ero lì per lavoro. Servizio minimalista ma elegante, piatto ben presentato, buono nella sua semplicità.

Se fai un paragone, non trovi appigli. Sufficiente la prima, buona la seconda. Ma detto così è troppo facile: come si possono infatti paragonare i due locali: uno economico nella periferia dell’impero ed uno elegante nel suo centro? In uno dei centri della Trantor mondiale. Pensandoci bene, forse è più caro il primo.

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Cena al Ristorante del Ponte di Premia

Un locale da tenere in considerazione, se passate da quelle parti, se intendete andare in Val Formazza, se abitate lì vicino. Per la serata della rassegna Meating Food hanno preparato dei classici con l’ottima cacciagione ossolana: ottima non solo per la provenienza, ma anche per la cura nella sua gestione (si chiama filiera eco-alimentare); per la sua sostenibilità; per il gusto delicato. Piatti classici, cotti in modo classico e bene. Presentati altrettanto bene ma senza eccessiva ricercatezza.

Ottimo il Carpaccio di capriolo con strudel di porcini che era l’entrée. Buoni i Ravioli di polenta con ragù di lepre. Altrettanto bene le Tagliatelle di pasta fresca con ragù di capriolo. E ottimo finale con la Lombata di cervo con grappa di pinoli ed uvetta. Tortino di cioccolato con gelato artigianale come dolce. Ed era anche di troppo, seppur buono.

Mica male.

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Ristorante Indiano

Un piatto di riso basmati cotto al vapore ed uno di carne (o formaggio, o verdure) molto salsato. Abbondante e per nulla presentato. Si prende il riso e si mette nel piatto e sopra si fa colare un po’ di carne (o formaggio caldo o verdure) con molta salsa. Si mescola e si mangia questa specie di risotto che è un po’ prima pietanza e un po’ seconda. Non è che mi abbia entusiasmato. Il piatto si chiamava Panir Masala.

Un po’ meglio delle verdure impastellate e fritte, Vegetable Pakora, accompagnate da tre salse: una verde, cattiva, sapeva di insalata tritata: clorofilla e fibre; una rossa agrodolce e piccante, non male; ed una scura, dolciastra ed unami.

Ero al Ristorante Pizzeria La Sorgente di Novara. Ed ho pagato 21 euro, con acqua, coperto e caffè. Un’alternativa alla pizzeria classica (che sono, fra l’altro), ma ancora da esplorare. Forse fanno di meglio.

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Cara Mezza Età

Il Ristorante La Meridiana di Domodossola ha compiuto 50 anni ed è in splendida forma: animato com’è da tre generazioni di Vicini & C. Un ristorante dove si mangia bene, in modo curioso. Un ristorante borghese nei contenuti, popolare nell’approccio ed aristocratico nell’aspetto. Auguri!

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Il vassoio con due mani

Sono stato a mangiare due sere fa alle Fonderie Ozanam di Torino, locale ricavato nell’omonimo stabile industriale ormai dismesso. Lo volle ad inizio novecento un ricco imprenditore ed ha la forma di una prua di nave. Oggi è un centro sociale vivace e colorato in un quartiere un po’ addormentato e trascurato. Sul tetto ci sono spazi per l’aperitivo vista sui tetti ed un orto ad uso del ristorante bar proprio sotto. Poi ci sono spazi da utilizzare e condividere. E poi si mangia.

Il locale è ben arredato in stile vintage. Tanti oggetti vecchi, quasi nobilitati. I cibi semplici, con un po’ di esotico. Io ho mangiato un pollo tanduri, buono, una focaccia ben fatta. Vino della casa non male. Quello che colpiva male, però, era il servizio. Era tutto molto lento. Le cameriere portavano due piatti per volta e tornavano indietro a mani vuote; ad un certo punto sono usciti i cuochi a servire; una ragazza (un’ospite?) con un vestitino assai generoso ad un certo punto si è messa a portare i vassoi del bere, ma con due mani. Una regola d’oro che insegnano a scuola è che si deve portare con una sola mano; l’altra deve essere libera: un ostacolo improvviso, un cliente che si muove, un bambino… si porta con una mano sola.

Ecco, pensavo, il bel locale, la cucina discreta… tutto rovinato da un servizio pressapochista.

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Cosa fanno i cuochi (di Verbania) il lunedì?

Mi ha sorpreso che ieri, lunedì alle 15, nella sala de Il Maggiore di Verbania non ci fossero cuochi. Io per lo meno non ne ho riconosciuti e non si sono fatti riconoscere: né di Verbania, né dell’Ossola, né del Novarese, né di Varese, né dalla Svizzera… eppure a parlare c’era Enrico Crippa, chef brianzolo ma operante ad Alba, ristorante Piazza Duomo, tre stelle Michelin. E scusate se è poco, mi verrebbe da dire. Eppure, neppure un cuoco. Ed io che penso ci sia sempre qualcosa da imparare da chi fa meglio di me. No, neppure un cuoco. Non credo siano tutti “imparati”; forse pigri, supponenti, orgogliosetti…

Peccato.

In realtà non era lui il soggetto. Il soggetto dell’incontro, visto che eravamo in casa di Editoria e Giardini, era il suo orto, l’orto dei Ceretto che fornisce piante, essenze, fiori, profumi, colori alla sua cucina. Piatti come L’insalata 21-31-41 (andatela a vedere sulla rete). E il magister elegantiarum di questo magnifico orto di 4 ettari è Enrico Costanza, il giardiniere ortolano che segue il tutto e si “interfaccia” con lo chef in una comunione creativa unica, degna di tale ristorante. Tante le cose raccontate, tante le domande fatte ai due Enrichi; tante le curiosità e le informazioni degne di menzione… Molto. Niente per i cuochi assenti. Sono tutti imparati?

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Un ristorante rimarchevole

Un po’ difficile da trovare, una porta all’inizio del ricetto di Ghemme; poi un campanello, un salone pieno di lavori artistici contemporanei, una scala, un’altra sala di arte, una scala ed infine tre ed un bel porticato  dove i tavoli apparecchiati si mescolano a quadri, statue, oggetti… è il ristorante La Casa degli Artisti. Ad accogliervi la proprietaria-cuoca-cameriera, Enrica. Simpatica ma diretta: vi dirà subito che la sua cucina è particolare e non ha modo di farvi nulla oltre al segnato sul menù. Menù assai breve, ma intrigante: piatti freddi e caldi che amano accostamenti inediti. Noi per intenderci abbiamo assaggiato melanzane con il cioccolato fondente, chips di mele con carne cruda e salsa di mele, salvia in tempura, carne e salsa di mirtillo… una netta preferenza per l’agrodolce e per gli accostamenti insoliti. Vini locali e vendita in loco di prodotti e, ovviamente, di quadri ed oggetti artistici. Dunque non certo un ristorante né una cucina “da tutti i giorni”, ma certo adatto per una serata particolare.

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Paolo Griffa superstar

About Me

Paolo Griffa è un prescelto. Un cuoco che era già bravo da ragazzo ed ora è un professionista affermato. Sul Corsera si parla di lui e si dice che lavora come “giovane chef”, “firma dei tre ristoranti del Grand Hotel Royal e Golf di Courmayeur”. Non male con uno che non ha nemmeno trent’anni (o giù di lì). Però è sempre stato così. Nella sua scuola, il Giolitti di Torino, un’intera parete è piena di targhe ed attestati di vittorie ottenute quando era studente; poi per anni alla corte del bistellato Marco Sacco al Piccolo Lago sul lago di Mergozzo. Ed anche vincitore e finalista di tanti premi internazionali. Un perfezionista, uno “che ci crede”. Uno con la faccia da “nerd”, ma con una volontà di ferro. Un esempio per tutti. Bravo Griffa superstar!

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Il Melograno di Palmanova (Ud)

Se passate da Palmanova, visitatela (bella, davvero una bella cittadina); o più prosaicamente, se passate all’outlet di Palmanova, trovate il tempo per una visita alla cittadina. E quando siete lì, scegliete il ristorante pizzeria Il Melograno, una pizzeria gourmet che mi è piaciuta tanto: intelligenza nella scelta dei prodotti, ricercato rapporto con il territorio, lievitazioni e impasti attenti, buona scelta di vini buoni, lista birre artigianali ed agricole (nuova definizione da imparare), informazioni turistiche in loco, bel locale, bel tovagliato, servizio puntuale e gentile, buon rapporto qualità – prezzo… bello, insomma. Da invidiare a Palmanova, città storica, unica nel suo genere. Dove si mangia anche bene. #bellitalia

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