Archivi categoria: Ristoranti

Cara Mezza Età

Il Ristorante La Meridiana di Domodossola ha compiuto 50 anni ed è in splendida forma: animato com’è da tre generazioni di Vicini & C. Un ristorante dove si mangia bene, in modo curioso. Un ristorante borghese nei contenuti, popolare nell’approccio ed aristocratico nell’aspetto. Auguri!

Visite: 19

Il vassoio con due mani

Sono stato a mangiare due sere fa alle Fonderie Ozanam di Torino, locale ricavato nell’omonimo stabile industriale ormai dismesso. Lo volle ad inizio novecento un ricco imprenditore ed ha la forma di una prua di nave. Oggi è un centro sociale vivace e colorato in un quartiere un po’ addormentato e trascurato. Sul tetto ci sono spazi per l’aperitivo vista sui tetti ed un orto ad uso del ristorante bar proprio sotto. Poi ci sono spazi da utilizzare e condividere. E poi si mangia.

Il locale è ben arredato in stile vintage. Tanti oggetti vecchi, quasi nobilitati. I cibi semplici, con un po’ di esotico. Io ho mangiato un pollo tanduri, buono, una focaccia ben fatta. Vino della casa non male. Quello che colpiva male, però, era il servizio. Era tutto molto lento. Le cameriere portavano due piatti per volta e tornavano indietro a mani vuote; ad un certo punto sono usciti i cuochi a servire; una ragazza (un’ospite?) con un vestitino assai generoso ad un certo punto si è messa a portare i vassoi del bere, ma con due mani. Una regola d’oro che insegnano a scuola è che si deve portare con una sola mano; l’altra deve essere libera: un ostacolo improvviso, un cliente che si muove, un bambino… si porta con una mano sola.

Ecco, pensavo, il bel locale, la cucina discreta… tutto rovinato da un servizio pressapochista.

Visite: 40

Cosa fanno i cuochi (di Verbania) il lunedì?

Mi ha sorpreso che ieri, lunedì alle 15, nella sala de Il Maggiore di Verbania non ci fossero cuochi. Io per lo meno non ne ho riconosciuti e non si sono fatti riconoscere: né di Verbania, né dell’Ossola, né del Novarese, né di Varese, né dalla Svizzera… eppure a parlare c’era Enrico Crippa, chef brianzolo ma operante ad Alba, ristorante Piazza Duomo, tre stelle Michelin. E scusate se è poco, mi verrebbe da dire. Eppure, neppure un cuoco. Ed io che penso ci sia sempre qualcosa da imparare da chi fa meglio di me. No, neppure un cuoco. Non credo siano tutti “imparati”; forse pigri, supponenti, orgogliosetti…

Peccato.

In realtà non era lui il soggetto. Il soggetto dell’incontro, visto che eravamo in casa di Editoria e Giardini, era il suo orto, l’orto dei Ceretto che fornisce piante, essenze, fiori, profumi, colori alla sua cucina. Piatti come L’insalata 21-31-41 (andatela a vedere sulla rete). E il magister elegantiarum di questo magnifico orto di 4 ettari è Enrico Costanza, il giardiniere ortolano che segue il tutto e si “interfaccia” con lo chef in una comunione creativa unica, degna di tale ristorante. Tante le cose raccontate, tante le domande fatte ai due Enrichi; tante le curiosità e le informazioni degne di menzione… Molto. Niente per i cuochi assenti. Sono tutti imparati?

Visite: 469

Un ristorante rimarchevole

Un po’ difficile da trovare, una porta all’inizio del ricetto di Ghemme; poi un campanello, un salone pieno di lavori artistici contemporanei, una scala, un’altra sala di arte, una scala ed infine tre ed un bel porticato  dove i tavoli apparecchiati si mescolano a quadri, statue, oggetti… è il ristorante La Casa degli Artisti. Ad accogliervi la proprietaria-cuoca-cameriera, Enrica. Simpatica ma diretta: vi dirà subito che la sua cucina è particolare e non ha modo di farvi nulla oltre al segnato sul menù. Menù assai breve, ma intrigante: piatti freddi e caldi che amano accostamenti inediti. Noi per intenderci abbiamo assaggiato melanzane con il cioccolato fondente, chips di mele con carne cruda e salsa di mele, salvia in tempura, carne e salsa di mirtillo… una netta preferenza per l’agrodolce e per gli accostamenti insoliti. Vini locali e vendita in loco di prodotti e, ovviamente, di quadri ed oggetti artistici. Dunque non certo un ristorante né una cucina “da tutti i giorni”, ma certo adatto per una serata particolare.

Visite: 58

Paolo Griffa superstar

About Me

Paolo Griffa è un prescelto. Un cuoco che era già bravo da ragazzo ed ora è un professionista affermato. Sul Corsera si parla di lui e si dice che lavora come “giovane chef”, “firma dei tre ristoranti del Grand Hotel Royal e Golf di Courmayeur”. Non male con uno che non ha nemmeno trent’anni (o giù di lì). Però è sempre stato così. Nella sua scuola, il Giolitti di Torino, un’intera parete è piena di targhe ed attestati di vittorie ottenute quando era studente; poi per anni alla corte del bistellato Marco Sacco al Piccolo Lago sul lago di Mergozzo. Ed anche vincitore e finalista di tanti premi internazionali. Un perfezionista, uno “che ci crede”. Uno con la faccia da “nerd”, ma con una volontà di ferro. Un esempio per tutti. Bravo Griffa superstar!

Visite: 61

Il Melograno di Palmanova (Ud)

Se passate da Palmanova, visitatela (bella, davvero una bella cittadina); o più prosaicamente, se passate all’outlet di Palmanova, trovate il tempo per una visita alla cittadina. E quando siete lì, scegliete il ristorante pizzeria Il Melograno, una pizzeria gourmet che mi è piaciuta tanto: intelligenza nella scelta dei prodotti, ricercato rapporto con il territorio, lievitazioni e impasti attenti, buona scelta di vini buoni, lista birre artigianali ed agricole (nuova definizione da imparare), informazioni turistiche in loco, bel locale, bel tovagliato, servizio puntuale e gentile, buon rapporto qualità – prezzo… bello, insomma. Da invidiare a Palmanova, città storica, unica nel suo genere. Dove si mangia anche bene. #bellitalia

Visite: 69

Cena Locanda Walser Schtuba Riale

Ringrazio Elena Formigoni, foodblogger emergente (www.cucinama.com) che ha seguito il penultimo appuntamento del volume uno di Meating Food. Ecco i suoi appunti e le sue foto

 

“Venerdì 26 maggio, nella suggestiva cornice della Piana di Riale, si è svolto il quinto e penultimo appuntamento di Meeting Food nella Locanda Walser Schtuba. Lo chef Matteo Sormani con il suo staff ci ha accolto nella sala ristorante, calda ed elegante, dove si è svolta la serata in un’atmosfera intima e rilassata. Grazie agli interventi di Roberto Viganò, veterinario e responsabile tecnico del progetto Filiera Agroalimentare, e adAlberto Arlunno, produttore di vini con la sua Cantalupo a Ghemme. Entrambi con passione e competenza ci hanno accompagnati nell’approfondimento del progetto, del territorio e dei vini accostati al menù.

Il menù proposto dallo chef era giocato sul tema: “La Selvaggina incontra le erbe spontanee”; e ha dato la possibilità a tutti i partecipanti di scoprire, sperimentare ed apprezzare nuovi accostamenti e soprattutto degustare delle carni selvatiche certificate, quindi ottima base di partenza, esaltate dalle proposte e competenza dello chef.

Il menù si è aperto con un assaggio (non previsto) di carne di cervo. A seguire il Mais bianco, tarassaco e latte di capra: una crema delicatissima accostata al tarassaco spadellato e montato con latte di capra; il tutto abbinato allo spumante rosato nebbiolo “Mia Ida”.

Capriolo… Controfiletto e aglio orsino, un controfiletto marinato e servito come uno scioglievole e gustoso carpaccio accompagnato da spinacino fresco e un rosato di Nebbiolo.

Il primo piatto, Carnaroli alle gemme di larice, midollo e stinco di cervo, era un piatto sorprendente, non solo per l’accostamento con le gemme di larice fresche, raccolte in giornata, ma soprattutto per lo stinco di cervo destrutturato, stufato e cotto nel burro per 12 ore. Nello stinco, molto piccolo (circa 8 cm), era inserita la salsina. Un piatto incredibile accompagnato da una Vespolina Villa Horta 2016.

A seguire il Cinghiale … costoletta, spalla e cicerbita alpina, abbinato ad un Ghemme Collis Breclemae 2006.  Un carré di cinghiale al forno con la piccola spalla e la nota amara della cicerbita alpina, anch’essa raccolta fresca in giornata.

A chiudere il menù una proposta dolce, fresca, sempre preparata con un prodotto del territorio, lo yogurt della Val Formazza con carote e nocciole.

Coccolati fino alla fine con piccola pasticceria e chiacchiere, in un ambiente intimo e rilassato.

Un gustoso menù dove lo chef Sormani ha saputo interpretare e valorizzare le carni selvatiche certificate. Obiettivo legato al progetto centrato in pieno. Complimenti!”

Visite: 936

Distratti dall’Ossobuco

Siamo stati distratti dall’Ossobuco di Cervo, vera e propria star gastronomica della terza serata del volume uno di Meating Food; lo attendevamo con curiosa attenzione perché raro e difficile da cucinare. Infatti lo chef Denis Croce del ristorante Marconi di Crodo (Vb) li ha sottoposti ad una cottura lenta, sottovuoto, in due tempi e due temperature: per un totale di sedici ore e rotti. Cotti in sacchetti con gli aromi e la riduzione di vino. Ottimi, sorprendenti: ancora con nerbo ma praticabili, non disfatti né grassi, né unti né aggressivi; di buon sapore. Ecco, dopo averli assaggiati, appagati, ci siamo resi conto di cosa avevamo mangiato nella loro attesa e abbiamo riavvolto il nastro: un Uovo cotto a bassa temperatura, uovo ossolano; un Filetto di Trotella ossolana cotta a bassa temperatura. Deliziosa; un Roast Beef di Cervo, ossolano, cotto a bassa temperatura. Ottimo; tre vini piacevoli (io ho preferito il nebbiolo piemontese. Io). Che dire? Che la trentina di ospiti del Marconi sono poi scivolati verso la fine della cena accompagnati da due assaggi di bettelmatt di dieci mesi e da una dolce Fioca. Bhe, davvero una bella serata gastronomica.

Visite: 163

Certezze e curiosità all’Edelweiss di Viceno di Crodo (Vb)

Seconda serata di Meating Food

La seconda serata di Meating Food è stata un’altra bella serata: tanta gente, interesse e un’ottima elaborazione delle carni di selvaggina da filiera controllata, Ecoalimentare. Alcune certezze nei due piatti di apertura: il Carpaccio di cervo e la Tartare di cerva, dove la netta differenza dei sessi ha regalato sottili differenze al palato. Carni diversamente delicate, lontane dagli stereotipi della selvaggina che “sa di selvaggina”, grazie ad un’accorta gestione, consapevole, in ogni fase, come ha ricordato Roberto Viganò, il veterinario, tecnico del progetto. Da sottolineare anche l’abilità dei cuochi: è stato notato infatti il taglio al coltello della Tartare: non macinatura, taglio manuale. Poi la cena è continuata con due passaggi di cucina del territorio: lo Sformato di riso venere con vellutata di asparagi che ci ha portato nella Bassa; e gli Gnocchetti di ricotta e ortiche e semi di papavero, piatto di stagione. La Coscia (ex Cosola ndr) di cinghiale in Bassa temperatura con burro chiarificato all’aglio orsino e verdure nature ha ribadito ciò che avevamo già notato nella prima serata, a Verbania, Villa Olimpia: la carne di cinghiale cotta a bassa temperatura è ottima: morbida, saporita, magra ma non stopposa. Notevole. I novanta ospiti hanno poi potuto gustare due diverse stagionature di Bettelmatt, formaggio simbolo dell’Ossola. Un dolce poco dolce, un bonet, ha chiuso la piacevole serata. Due parole per concludere: lo chef Ugo Facciola ha salutato il pubblico presentando i piatti della serata, collegati alla cucina Kousmine, ed ha poi chiacchierato tavolo per tavolo con tutti; la dottoressa Roberta Mantovani ha illustrato la metodologia Kousmine: una cucina basata su verdure, poche carni ma di qualità come quelle provenienti da una caccia attenta, pochi zuccheri (ecco il dolce poco dolce della serata) e pochi cereali. L’inconsueto connubio fra carni rinnovabili e sostenibili e la creatività degli chef locali si rinnoverà venerdì 11 maggio a Crodo, Ristorante Marconi, dove i temi con cui la filiera s’intreccerà saranno: la cottura a bassa temperatura e i prodotti dell’Ossola. Meglio che prenoti…

Coscia di cinghiale

Carpaccio di Cervo

Carpaccio di cervo

Locandine

Il menù

Bettelmatt

Bettelmatt

Sformato di riso venere

Tartare di Cerva

Gnocchetti di ricotta ed ortiche

Visite: 367

Tre ristoranti a Cosenza

Sono stato a Cosenza per vini e sono stato accolto da tre ristoranti diversi, ma uguali per impegno e passione. Si tratta della Pizza Rosso, di Rende: un locale dalla pizza buona ma da tanti altri interessanti piatti: carni, antipasti, patate (una costante un po’ ovunque, della Sila). Buona scelta di vini, soprattutto locali. Locale moderno e personale decisamente valido. Consiglio davvero. Un po’ più ricercato e ferrato nella tradizione cosentina, la Cantina Cosentina, appena sopra il monumento ad Alarico, offre in spazi ristretti ricavati da vecchie cantine/botteghe un menù ricercato e calato sulla tradizione. Tanti antipasti e tante ottimi piatti. Ovviamente anche qui patate della Sila. Solo vini locali. Consiglio anche questo. Bello anche il ristorante Al Vicoletto: un po’ più ampio del precedente, ma più caldo del primo. Anche qui ottima cucina locale, ma non solo. Ovviamente patate della Sila, ma anche altro. Una lista vini internazionale, per chi vuol scoprire altro oltre la Calabria enologica. Se passate di là, provateli. Non sarete delusi.

Visite: 179

Agrumi cucinati… ad Arte!

 

Quando gli agrumi di Cannero Riviera incontrano l’estro creativo di un’artista che è anche chef, possono nascere ricette davvero sorprendenti! Enrica Pedretti, famosa per la sua capacità di coniugare tradizione e innovazione, saper antichi e scienze gastronomiche, conoscenza del territorio e suggestioni dal mondo, si è innamorata di questi frutti. Ha quindi voluto creare nuovi piatti, alcuni dei quali inseriti nel volume “Donne senza tempo”, edito dalla Casa degli Artisti di Ghemme. Alla raccolta appartiene il risotto dedicato a Juliette Colbert. Le altre proposte di questo menù sono state elaborate congiuntamente allo staff dell’Hotel La Rondinella e alla Condotta Slow Food Lago Maggiore e Verbano.

Ecco il menù: Pinzimonio sul Canarone di Cannerese Carpaccio di Trota Salmonata Marinata agli Agrumi di Cannero Riviera; con salsa vegana di latte di mandorle denso ed olio di semi ed oliva e succo e scorza di canarione e punta di senape. Tutto l’insieme buono; Risotto al Cedro di Cannero Riviera “Juliette Colbert”, ottimo; Corona di Barbabietole con Arance Sanguinelle della Rondinella e Salsa allo Zafferano di Cavandone, buono; Il Vergognoso (dolce al pompelmo e salsa di gorgonzola cremoso), sorprendente.

Vini? Un ottimo Chiarezza Colline Novaresi doc bianco 2017 Pietraforata: delicati profumi ma ricco al palato; un tradizionale Ghemme docg 2008 (dieci anni e ancora giovane!) di Katia Sebastiani (brava Katia!); e un passito non passito Pepin da uve nebbiolo dei Vigneti Roncati.

Bella serata, bella cena.

Visite: 165