Archivi categoria: Protagonisti

Giancarlo Rebuscini, buona la prima

Bella la prima di Giancarlo Rebuscini: un bel libro di cucina “Tra Piemonte e Lombardia: le ricette tutt’intorno a una terra di mezzo” (Edizioni CentoArchi); che è un compendio ideale della cucina di qualità che si può trovare fra il Piemonte e Lombardia. In quella “terra di mezzo” che per anni è stato il novarese, dall’alta Ossola alla pianura. In più, un pizzico di internazionalità data all’Autore da una lunga militanza all’estero e dalla frequentazione di una scuola alberghiera, quella di Stresa, per poi approdare a Borgomanero, alla Bocciofila. Si passa così, senza accorgersene, dal carpione alla mousse, dalle polpettine alla tartare, dalla terrina alla quiche… rimandeno solo sugli antipasti. Sui primi, invece, il taglio è più originale, con un solo riso moderno: un Riso venere, scampi e ribes; e uno creativo: Risotto alla pesca noce. Nelle ricette di pasta fa capolino il cacao e via dicendo… Giusta l’osservazione del curatore “una sintesi che lo chef porta nei suoi piatti, fra tradizione e modernità”. Un libro, dunque, che è sì testimonianza di un cucina solida ed ancorata al territorio (tradizioni, cotture e prodotti) ma anche testimonianza di una vita professionale ricca ma composta, concreta. Buona lettura, direi. Un libro da tenere, sfogliare, usare, ragionare.

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Meno zuccheri

La tendenza è in atto: ci sono sempre più appassionati di vino che amano bere meno zuccheri, meno dolcezze e più freschezza, originalità e personalità. E’ la costellazione dei pas dosè. Di cui è entrato a far parte anche il DØM Rosé Franciacorta Dosaggio Zero Riserva di Mirabella, azienda franciacortina fondata nel 1979 Teresio Schiavi e Giacomo Cavalli che piantarono sulle colline di Paderno Franciacorta il primo vigneto dell’azienda, il Mirabella, da cui il nome aziendale. Alessandro e Alberto Schiavi, oggi impegnati con il padre, hanno ideato il nuovo spumante per festeggiare la doppia ricorrenza dei quarant’anni della Cantina e del settantantesino compleanno di Teresio. La scelta di un nuovo Rosé non è nuova nella storia di Mirabella, tra le prime in Franciacorta a produrlo nel 1982 con un taglio inedito composto da Pinot Nero, Chardonnay e Pinot Bianco. L’ultimo nato si propone ancora come una sintesi, unendo le origini pavesi del fondatore e la Franciacorta. Le uve che compongono il DØM Rosé sono state selezionate e raccolte a mano dai vigneti storici di Mirabella, i Cru di Paderno: Pinot Nero per il 60%, Pinot Bianco per il 25% e per il 15% Chardonnay. L’affinamento è sui lieviti per almeno 100 mesi, per poi riposare in bottiglia almeno 6 mesi dopo la sboccatura.“I successi nella vita meritano di essere festeggiati – ha ricordato in pubblico Teresio Schiavi – e questi quarant’anni sono per me l’occasione di ringraziare e ricordare tutti coloro che hanno contribuito alla nascita e alla continuazione dell’azienda: da Giacomo Cavalli, Francesco Bracchi, Angelo Del Bono, Giuseppe Chitarra, i figli Alessandro e Alberto e tutti i collaboratori. Pensando al domani nutro due speranze: la prima è che i miei nipoti custodiscano e tramandino la tradizione di Mirabella; la seconda che il patrimonio di conoscenze ed esperienze enologiche acquisite anno dopo anno si esprima sempre più in un’innovazione consapevole, rispettosa dell’uomo e della Natura. Quest’ultima, più che una speranza, la sento come un dovere”.

Concordiamo: un dovere ed anche un piacere assaggiare poi buoni vini.

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Ma che bella storia!

Ma che bella storia quella che trovo in un comunicato stampa: una storia in cui si intrecciano vino, Toscana, una comune hippy, un amore fra un’italiana e un giapponese… una bella storia di un mondo che è e sempre più sarà. Uno storytelling, come si direbbe oggi, che fa aamare il vino ancor prima di averlo assaggiato…

In primo luogo il comunicato in cui si racconta di una normale cena degustazione: “L’Azienda Agricola Bulichella di Suvereto (Livorno) sarà protagonista venerdì 27 settembre della serata dedicata al vino che si terrà nella trattoria fiorentina Da Burde. Con la sua produzione vinicola, Bulichella animerà il primo appuntamento del calendario autunnale di degustazioni del famoso ristorante di Andrea e Paolo Gori. Grazie ai vini Bulichella si andrà alla scoperta della Val di Cornia: dal Sangiovese al Cabernet attraverso le vigne dell’azienda di Hideyuki Miyakawa, situata nelle colline affacciate sul mare nell’entroterra di Piombino”.

Ecco, il nome spicca. Un nome giapponese. Chi è? Vado sulla rete e trovo questa storia: “Nel 1983 nasce l’azienda Agricola Bulichella, dal desiderio di quattro famiglie provenienti dal nord, dal centro e dal sud d’Italia, di vivere insieme, come una famiglia allargata, staccandosi dal tradizionale modello di nucleo famigliare. Uno dei desideri principali era quello di vivere insieme condividendo tante esperienze, iniziando una produzione agricola nel rispetto della natura e dell’ambiente per il consumo interno e per la condivisione all’esterno dei prodotti. Da qui l’inizio dell’agricoltura biologica. Altro intento era quello di educare i figli insieme ed essere socialmente utili mettendo a disposizione l’azienda e i suoi spazi per persone con problemi che avevano bisogno di recupero… Nel 1999 la famiglia Miyakawa, Hideyuki e Marisa insieme ai figli, diventano proprietari dell’azienda e decidono di ripartire con nuovi progetti dall’esperienza appena vissuta”.

Ok, e lui chi è? “Hideyuki Miyakawa nel 1960 all’età di 22 anni parte dalla sua città natale Maebashi, in Giappone, per un giro intorno al mondo in motocicletta, insieme ad un amico. Dopo aver attraversato India, Pakistan ed Europa arriva a Roma nel 1960, anno delle Olimpiadi, dove si ferma qualche tempo come reporter per una rivista giapponese. Durante un viaggio a Torino in occasione del salone dell’automobile incontra Maria Luisa Bassano, giovane studentessa in procinto di partire per il Giappone per un anno di studio. Durante questo anno i sentimenti di Hideyuki e Marisa si evolvono, Hideyuki raggiunge Marisa in Giappone e si fidanzano. Hideyuki e Marisa si sposano nel 1962 e vivono a Torino dove Hideyuki lavora insieme a Giugiaro e Mantovani, per creare l’Ital Design e dove la famiglia vive fino al 1992 anno i cui Hideyuki e Marisa si trasferiscono definitivamente in Toscana alla Bulichella. Oggi la Bulichella, azienda biologica di vino e olio dal 1983, è anche agriturismo.L’Azienda continua una proficua attività anche sul territorio e con il Consorzio dei vini DOC della Val di Cornia, di cui Hideyuki è stato presidente. Come presidente del consorzio, Hideyuki ha lavorato per ottenere la DOCG, obiettivo raggiunto nel 2012, per accrescere l’immagine non solo del vino ma anche di Suvereto e della Val di Cornia”.

Un bella storia, vero? Ed ora si possono assaggiare i vini che avranno certo un buon sapore. Un po’ di più rispetto a quello che avremmo percepito, se non avessimo letto (o ascoltato) questa storia.

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Il Mondo delle favole (al ristorante)

Siamo tutti convinti di essere razionali, freddi, materialisti… ma poi, qua e là, fanno capolino credenze irrazionali: l’oroscopo, i complotti, le scie chimiche, i rimedi naturali per dimagrire, il logo, lo chef stellato che è ubiquo…

Quest’ultima leggenda metropolitana, poi, è assai pervicace, difficile da estirpare: credere che uno chef stellato sia sempre all’opera in più luoghi nello stesso tempo è credenza diffusa. “Sono andato a mangiare da Cannavacciuolo”, si dice dalle mie parti. Poi lui non c’è, arriva a fine serata, è in televisione, è in un altro dei suoi molti ristoranti… Ma non è così: sotto di lui lavora una brigata di sotto chef che eseguono i suoi comandi, ma non sono lui. E lui non sempre è in grado di controllarli in ogni momento.

Per cui, non è notizia sconvolgente quella diffusa dall’Accademia Italiana della Cucina che ha sgamato una ricetta sbagliata dello chef: Si legge infatti a pagina 3 del numero di luglio 2019 della loro rivista “Civiltà della Tavola”:

La notizia è divertente, curiosa. Ma non aggiunge molto a ciò che i razionali sanno: lo chef non è ubiquo e non può fare tutto, si limita a far controllare, a mettere la firma e ad intascare. Come fanno tanti. Che rimangano gli irrazionali a pensare ad uno chef ubiquo e che si muove nello spazio-tempo. Ah ahah

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Olio del Garda e Pro Loco

Più le frequento e più mi stupisco: ricettacolo di personalismi, a volte; mal messe coi regolamenti, altre volte; ma capaci di grandi imprese, quasi sempre. Sono le Pro Loco, vera energia dal basso che anima il nostro Paese e che molti non conoscono o giudicano con sufficienza. Ecco qui un altro esempio di cosa sanno fare le Pro Loco: sabato 7 e domenica 8 settembre si terrà la quarta edizione di WardaGarda, la manifestazione dedicata a chi vuole scoprire tutte le qualità dell’olio Garda dop, la sua zona di produzione e gli uliveti che si affacciano sulle acque dell’omonimo Lago, Si terrà a Corte Torcolo di Cavaion Veronese ed è promosso dal Consorzio Olio Garda dop con il contributo della Regione Veneto e, soprattutto direi io, con l’organizzazione della Pro Loco di Cavaion Veronese.

Beh, mica male!

Un ruolo da protagonista che sarà ovviamente nascosto ai più, anche perché farà capolino Alessandro Borghese, chef del ristorante Alessandro Borghese – il lusso della semplicità (Milano) e volto noto della tv. Sarà lui ad essere “riconosciuto” e non la Pro Loco. Lo “chef star” interverrà al convegno DOP: lo conosci veramente? Nei libri, al ristorante, in TV assieme al professore Gian Maria Varanini, studioso di storia medievale (ecco, chi è? Anche lui nascosto da Borghese) e autore di un volume dedicato alla storia dell’olivicoltura sul Garda. Moderatore dell’incontro sarà il direttore della rivista OlioOfficina, Luigi Caricato. L’olio Garda dop inoltre è stato scelto (o sponsorizzato?) per le ricette preparate durante Alessandro Borghese Kitchen Sound, la trasmissione in onda tutti i giorni su Sky Uno.
Durante WardaGarda ci saranno anche un mercatino enogastronomico dove poter acquistare e conoscere i prodotti dop e igp del territorio regionale, una mostra fotografica, degustazioni, cucina del territorio a cura della Pro Loco e musica dal vivo.
Brava Pro Loco, direi. Per altre informazioni: https://wardagarda.it/

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UNIONE NAZIONALE PRO LOCO: ASSEGNATO IL MARCHIO “SAGRA DI QUALITÀ” A 21 ECCELLENZE ITALIANE

(Roma, 22 luglio 2019) Sono ventuno le eccellenze italiane certificate dal marchio “Sagra di qualità” 2018. Per la prima volta nella storia l’Unione Nazionale delle Pro Loco (Unpli) attribuisce un riconoscimento che qualifica, identifica e valorizza gli eventi organizzati dalle proprie associazioni; manifestazioni che, fra i requisiti imprescindibili, devono promuovere prodotti tipici storicamente legati al territorio.

La consegna dei riconoscimenti si è tenuta stamane, su iniziativa del senatore Antonio De Poli, nella sala “Koch” di Palazzo Madama, al Senato, a Roma.

L’incontro è stato chiuso dall’apprezzato intervento del presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati che ha sottolineato l’importanza dell’operato delle Pro Loco a vantaggio dei singoli territori.

La cerimonia è stata aperta dalla relazione del presidente dell’Unpli, Antonino La Spina. “Il marchio “Sagra di qualità” – ha detto – è un cambio di passo per dare una connotazione ben definita agli eventi delle Pro Loco, distinguendoli dal proliferare di manifestazioni che, invece, sono prive di legame con i territori. Il disciplinare, inoltre, promuove i prodotti tipici da cui scaturisce la valorizzazione territoriale”.

Manifestazioni che spesso incontrano non poche difficoltà economiche per adempiere alle norme sulla sicurezza introdotte negli ultimi anni.

Sul tema è intervenuto il senatore De Poli che ha annunciato” la presentazione di disegno di legge a tutela delle manifestazioni temporanee. Serve un riconoscimento delle Pro loco a livello nazionale – ha affermato De Poli – e un forte snellimento delle procedure burocratiche per realizzare le manifestazioni temporanee”.

“Il mio obiettivo – ha proseguito De Poli- è salvaguardare l’operato delle migliaia di volontari – 600mila volontari in tutta Italia – e, allo stesso tempo, valorizzare il lavoro dei nostri amministratori locali, pur mantenendo gli standard di sicurezza si devono trovare le modalità per tutelare le manifestazioni”.

“Ecco perché oggi Palazzo Madama ha deciso di aprire le porte alle Pro Loco, a voi che siete custodi dei nostri territori, dei nostri prodotti tipici, del patrimonio artistico, ambientale e culturale della nostra bellissima Italia”, ha concluso De Poli rivolgendosi alla platea di oltre 200 persone tra amministratori locali e rappresentanti delle Pro Loco di tutta Italia.

Tornando alle certificazioni attribuite, Sebastiano Sechi responsabile del dipartimento “Sagra di qualità” dell’Unpli ha sottolineato che “a fronte delle oltre cinquantasette istanze pervenute nel 2018, sono solo ventuno gli eventi accreditati al termine dell’analisi documentale e della verifica sul campo compiuta dagli ispettori dell’Unpli. A giudicare dall’interesse manifestato dalle Pro Loco, nel 2019 – ha concluso Sechi – riceveremo un numero ancora di più alto di istanze”.

All’incontro sono intervenuti Gilbero Arru (giornalista enogastronomico) e Pietro Roberto Montone(presidente vicario Federazione Italiana Cuochi).

Alla cerimonia hanno preso parte sindaci e amministratori locali dei territori interessati, i presidenti di vari comitati regionali Unpli ed i responsabili delle Pro Loco organizzatrici degli eventi che hanno ottenuto la certificazione.

Di seguito l’elenco degli eventi premiati. L’elenco delle iniziative si estende per l’intera penisola, isole comprese: “Sagra della Porchetta e dei Fagioli con le Cotiche”, Monte Santa Maria Tiberina (Perugia); “Sagra di S. Gaetano”, Ponti sul Mincio (Mantova); “Sagra della Fojata e della Attorta”, Sellano (Perugia); “Festa del tortello alla lastra”, Chiusi della Verna loc. Corezzo (Arezzo); “Sagra del Ciammarrucchiello”, Buonalbergo (Benevento); “Sagra dei Bigoli e dei prodotti del Parco del Monte Cucco”, Costacciaro (Perugia); “Sagra dell’agnello a bujone”, Valentano (Viterbo); “Sagra del fagiolo”, Sarconi (Potenza); “Festa della chisola”, Borgonovo Val Tidone (Piacenza); “Sagra della porchetta”, Monte S. Savino (Arezzo); “Festa del grano”, Raddusa (Catania); “Festa della nocciola”, Baiano (Avellino); “Sagra dei fichi”, Miglionico (Matera); “Festival Aglianico Tumact me tulez”, Barile (Potenza); “Mostra Mercato Marroni del Monfenera”, Pederobba (Treviso); “Sagra della lumaca” Gesico (Cagliari); “Sagra della Varola”, Melfi (Potenza); “Sagra della Ciuiga”, San Lorenzo Dorsino (Trento); “Sagra delle olive”, Gonnosfanadiga (Sud Sardegna); “Festa delle castagne e del miele di castagno”, Valle di Soffumbergo (Udine); “Sagra del Baccalà”, Sant’Omero (Teramo).

Questi, invece, i componenti della commissione di valutazione “Sagra di qualità”:Sandro Di Addezio (Abruzzo), Mario Borroni (Marche), Rino Furlan (Veneto), Luca Parrini (Toscana), Valter Pezzarini (Friuli-Venezia Giulia), Antonino La Spina (Sicilia), Renato Bruno (Puglia), Sebastiano Sechi (Sardegna), Luisella Braghero (Piemonte), Max Falerni (Emilia Romagna), Paolo Savatteri (Sicilia), Antonella Ferro (Veneto), Monica Viola (Trentino), Luca Concini (Trentino), Mauro Giannarelli (Toscana), Santino Fortunati (Umbria), Pino Maiuli (Calabria), Daniele Bracuto (Basilicata), Varinia Andreoli (Lombardia), Saverio Palato (Sicilia).

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Eccheccivuole!

E che ci vuole a fare lo chef? E che ci vuole a diventare famosi? Nulla, sembra pensare il volgo ignorante. Un po’ di saper fare, un bel sorriso, una bella presenza, magari qualche tatuaggio qua e là… che ci vuole? Nulla sembra dire la pubblicità di questo corso on line capitato per caso in una delle mie caselle postali.

Ecco l’Antonino nazionale che promuove il corso on line…

E mentre guardi e riguardi l’offerta senza costrutto; e mentre pensi a chi potrebbe crederci… ecco, nel mentre, ti ricordi la fatica dei tuoi studenti caricati da nozioni di igiene, gestione, amministrazione, food cost, intolleranze, leggi… Saranno stupidi, ma ci impiegano degli anni fra studio ed alternanza per diventare un poco presentabili. E poi arriva gente così.

E ridi pensando alla facciona simpatica di Antonino che pubblicizza (pecunia non olet): proprio lui che è noto nell’ambiente per la sua teutonica gestione, per il rigore da marines… che il popolo degli illusi andasse da lui a “diventare chef”! Che duro risveglio sarebbe…

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Molto di più che un ristorante (o forse no?)

Andare a mangiare al Pascia di Invorio (No) non è propriamente “andare al ristorante”. O almeno lo è in parte: si sta bene a tavola, comodi, si può parlare (ma a voce bassa, il locale è piccolo e la musica soffusa); si può mangiare bene, ma solo verdure: né carne né pesce. Fa capolino il formaggio, ma proprio poco. Per cui non è un ristorante vegano. Semmai vegetariano, se le categorie possono aiutare a comprendere.

Però poi viene al tavolo Paolo Gatta, lo chef, e ti spiega i piatti sottolineando alcune cose importanti e facili da capire: i prodotti sono del suo orto, biodinamico, che cura personalmente. E dunque ha una sua azienda agricola. Ciò che ancora compra (per esempio le farine integrali, il lino da cui ricava l’olio…) arriva da aziende biodinamiche che lui conosce ed apprezza; poi ti spiega che la verdura viene cotta al momento, quando il cliente entra in sala (e magari lo si è già sentito al telefono o via mail), cercando di interpretare l’essenza del cliente. I piatti sono calibrati per uomini e per donne. Sono tutti belli e ben fatti, con accostamenti arditi, ma leggeri, creativi a dir poco ma senza esasperazione… sembra di camminare in un bosco, con i profumi e i sapori che si mescolano per sinestesia, accostandosi piano piano per sfumature, delicati e delicatamente. Anche i vini proposti sono così, meno aggressivi per l’età, sfumati… Ma lo chef propone anche fermentati di sua produzione e cocktail analcolici di verdure e frutta… sembra che il vino e l’acqua minerale siano lì per abitudine, spettatori nella sequenza dei piatti.

Intanto lo chef inframmezza le portate con riferimenti alla medicina ayurvedica, alle dottrine olistiche steineriane e alla medicina cinese, al rapporto dell’uomo con le costellazioni… Scivoli in un mondo magico in cui lo chef crede, ed è sincero, e in cui tu fai fatica a riconoscerti. Ma forse tu, perché altri annuiscono. Paolo Gatta, a cui auguro il meglio, non sembra essere interessato alla fama, al successo, alla stella, piuttosto ad avere un nuovo rapporto con il cibo, con i clienti, con se stesso. Piace, anche se fai fatica a seguirlo.

Per noi che a tratti non crediamo rimane la bella impressione di una cucina vegetariana, sostenibile, piacevole, non riproducibile, apripista… Un locale “slow” con il piglio di uno stellato. Ma raro nel suo genere. Prezzo alto, ma non eccessivo se si calcola l’assenza di semilavorati e la produzione di tutto da parte dello chef e della sua piccola brigata (due): dal pane all’olio, dalle verdure ai legumi…

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Concluso a Sannicandro di Bari l’evento dedicato ai vini del Sud Italia con la consegna dei premi ai tre vincitori assoluti. Durante il convegno sottolineate le potenzialità degli autoctoni

Il futuro dei vini del Sud Italia è nei vitigni autoctoni. Questo è quanto è emerso dal convegno Scenari mondiali del mercato del vino e il ruolo del Sud italia che ha concluso la quattordicesima edizione di Radici del Sud, il multievento dedicato ai vini e agli oli del Meridione al Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari.
Sono stati premiati i 75 vincitori del Concorso Internazionale di Radici del Sud, oltre alle tre cantine vincitrici assolute, che si sono aggiudicate un servizio di tappatura ArdeaSeal e uno di etichettatura IPPU. Sul gradino più alto del podio è salita la cantina Borgo Turrito con il suo aleatico Terra Cretosa 2018, che ha vinto 20 mila etichette e altrettante controetichette offerte da IPPU e 10 mila tappi messi in palio da ArdeaSeal. Al secondo posto è stata premiata Cantine Delite con il taurasi Pentamore 2012, mentre la medaglia di bronzo è andata a Ferrocinto con il greco Pollino Bianco 2018. A chiudere la settimana di Radici del Sud è stato, per tutta la giornata, il Salone dei vini e degli oli del Sud Italia, banco degustazione aperto al pubblico con 125 aziende d’eccellenza del mondo enologico e oleario del Mezzogiorno, che ha registrato un numeroso afflusso di pubblico.
Appuntamento a fine luglio con la seconda edizione di 100 bianchi del Sud tra terra e mare che rientra nella rassegna itinerante Aspettando Radici del Sud 2020 e dal 9 al 15 giugno 2020 per la 15^ edizione di Radici del Sud.

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Una cucina a due livelli

Ringrazio la rivista Food & Beverage per la sua rubrica Chez… (nel numero che sto sfogliando a pagina 34). In questo numero due chef donna si confrontano alla distanza: stesse domande, diverse risposte. Ma non per tutte. Ancora una volta infatti debbo notare che gli chef intervistati, stellati o quasi, hanno una doppia morale culinaria: alla domanda “Il tuo piatto preferito?” rispondono tutti con piatti semplici, casalinghi, familiari. In questo caso, l’avellinese Michelina Fischetti dice “Spaghetti pomodoro e basilico”; mentre la senese Katia Maccari riflette su “Pasta al forno”; un tono simile alla domanda “Una cenetta in pace: cosa ti prepari?” (degli chef, occhio): la prima “Una frittata con gli asparagi e un’insalata”, la seconda, “Gnocchi di patate, fonduta di parmigiano e tartufo” (ecco, qui un piccolo tocco di cheffaggine). Una semplicità calda ed accogliente che prosegue con le altre domande: “La ricetta per conquistare è…”. Michelina risponde con una “Pasta con broccoli e cacio ricotta” (un amore rustico direi) e Katia con un “Raviolo di patate con fondente di pecorino” (solo un poco più elegante).

Si percepisce uno scossone, una diversità quasi ossimorica, opposta, quando si passa a domande tipo: “La ricetta che ami più cucinare?”. La prima un complesso “Raviolo di burrata ed erbette con manteca e tartufo irpino”; la seconda, un “Filetto flambé con fois gras, tartufo e marmellata di cipolla rossa”. E alla domanda “Il piatto che ti ha sorpreso di più?”, ecco apparire un “Risotto alle castagne affumicate e fave di cacao” e un “Risotto agli scampi ed agrumi”.

Capito? Due livelli. E loro sono ancora modeste. Leggo la rubrica ogni mese e il contrasto è anche maggiore.

Non so: verità o logiche di marketing?

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Il Latte Buono

Che il latte d’alpeggio sia più buono del latte di stalla è un’idea diffusa; così come l’idea che il formaggio d’alpeggio sia più buono di quello di stalla. Forse è solo un’idea, ma io lo trovo più saporito, più ricco di profumi, più buono. Ma, ammetto, c’è anche il portato di immagini bucoliche, di passeggiate in montagna, di estati fiorite e verdi…

Nella nostra zona l’emblema del formaggio, buono, d’alpeggio è il Bettelmatt, prodotto in val Formazza e in Val Divedro, negli alpeggi estivi: un formaggio a latte crudo, grasso, saporito, corposo… costoso. Piace.

Ora però si cercherà di dare veste scientifica a queste idee forse ammantate di arcadia. Lo si farà con un progetto Ager, IALS: sistemi integrati di allevamento alpino dai servizi ecosistemici ai prodotti di alta montagna. L’Università degli Studi di Milano, quella di Napoli Federico Secondo e quella della Tuscia, studieranno alcune aziende ossolane e i terreni d’alpeggio per dare corpo a ciò che tanti pensano già essere vero.

Il Progetto è stato presentato giovedì 11 aprile a Domodossola e durante la conferenza gli spunti sono stati tanti ed interessanti: chi lo sa, infatti, che il formaggio d’alpeggio è ricco di omega3? Chi, che aiuterebbe a controllare l’ipertensione? Chi, che aiuta le attività intestinali? Certo il problema è ora di certificare ed aiutare questi prodotti di eccellenza ad essere conosciuti meglio, ad essere apprezzati e ad essere accettati anche per il loro costo maggiore, dovuto ad una più alta qualità.

Nell’occasione ho assaggiato (e comprato in una bella bottega moderna -che è anche bar ed agrigelateria- in piazza Mercato a Domodossola) quelli della Formazza Agricola: buoni! Assai buoni. Ma, ammetto, magari è anche suggestione. Però una buona suggestione!

Ah, dimenticavo: se volete sapere di più https://agricolturadimontagna.progettoager.it/

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Ci sono anche Marco e William

Ci saranno anche Marco Sacco del Piccolo Lago di Verbania (ma sul lago di Mergozzo) e William Vicini de La Meridiana di Domodossola alla giornata di presentazione della Guida 2019 di Euro Toques, associazione internazionale di cuochi. Due ottimi professionisti, che mi pregio di conoscere.

La giornata è quella di domenica questa, il 3 marzo, e il luogo scelto è l’Excelsior Hotel Gallia di Milano, a due passi dalla Stazione Centrale (ci andai anni fa con “Leo” Avellis, bei ricordi): lì ci sarà la presentazione ufficiale della nuova edizione della Guida Euro-Toques.

L’evento inizierà alle 18.30 con la presentazione della Guida 2019 a cui seguirà una tavola rotonda durante la quale verranno affrontati temi di attualità, tra cui il ruolo dei cuochi e dei ristoratori come promoter del turismo enogastronomico. A seguire aperitivo a cura di Enrico Derflingher, presidente Euro-Toques, e Gianni Tarabini del Ristorante La Preséf.

A conclusione dell’evento la cena di gala che vedrà protagonisti i piatti di chef pluristellati membri dell’associazione: Chicco e Bobo Cerea del ristorante Da Vittorio, Alfio Ghezzi di Locanda Margon, Giuseppe Mancino del Ristorante Il Piccolo Principe, Marco Sacco del Piccolo Lago, per il dessert Franco Aliberti del Ristorante Tre Cristi. Con loro collaboreranno in cucina diversi cuochi Euro-Toques, fra cui William Vicini.

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Eccone un altro

Ecco un altro amico da commemorare: Luciano Imbriani, giornalista ed esperto di enogastronomia. Da anni so che non c’è più, ma il ritrovare nella mia biblioteca dei libri scritti da lui mi ha fatto montare la nostalgia e due parole su di lui le dico volentieri.

Lo conobbi ai tempi di “Albergo Italia”, grazie a “Leo” Avellis. Ne conobbi prima la scrittura e poi la persona. Era persona elegante e garbata, molto colto. In tutti suoi libri la sua “coltaggine” è palese: citazioni e riferimenti dalla storia antica a quella moderna… parole e pensieri che se anche non fossero falsi, sarebbero belli lo stesso. Ma falsi certo non erano. Non era il tipo e non era epoca di fake news e citazioni inventate la sua. Anche se non conosco e non conobbi nulla di lui, direi educazione classica e studi universitari. Ma potrei sbagliarmi. In ogni suo libro c’è però questa abbondanza di cultura e di erudizione. Che si parli di Insalate o di abbinamento cibo vino, di vino, di cibi, prodotti, tradizioni (ha scritto molto davvero)… insomma, la citazione e il riferimento dotto ci sono ovunque.

Un paio di volte l’ho fatto venire sulle colline novaresi e lui ha scritto dei nostri vini. Un bel ricordo.

A sinistra Fausto Coppi e a destra un giovane Luciano Imbriani: foto “Civiltà del Bere”

Se digitate il suo nome su Google, troverete l’elenco delle sue opere e un breve ricordo su “Civiltà del Bere”: http://www.civiltadelbere.com/un-ricordo-di-luciano-imbriani/

Da rileggere.

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