Archivi categoria: Cronache Locali

Dieci anni dopo

Dieci anni dopo un’amica mi passa un libretto dicendomi: “leggilo è facile e poi è pieno di pubblicità… curioso”. Eh sì, un romanzo sponsorizzato non lo avevo ancora visto; un po’ come certi film o certi programmi televisivi. Curioso davvero. Il libro è “La donna sotto la Madonna: omicidi sul Lago d’Orta”. Opera di Marilena Roversi. Che conosco. E’ stato pubblicato nel 2008 ed ho poi ricostruito con amici che si trattò di un’originale operazione di marketing letterario locale che non ebbe seguito.

Il libro è composto da due racconti gialli e da un breve horror psicologico. I primi due ambientati sul lago e il terzo forse. La narrazione dei primi due è infarcita di citazioni pubblicitarie: vanno mangiare nel tal ristorante, mangiano il tal piatto, compare un gioiello antico comprato in una certa bottega… e le citazioni sono corredate sul finale da foto dei locali in questione. Operazione di marketing alla luce del sole. Proprio curiosa. Oltre alle foto dei locali, anche immagini del Lago d’Orta e dei suoi dintorni, una cartina. Non male, ben confezionato.

I locali invece erano una scelta promozionale e dunque non rappresentavano e non rappresentano in sé il meglio del Lago d’Orta ed inoltre molti di loro o sono chiusi o sono cambiati o i cuochi si sono spostati. Per esempio lo chef Paolo Viviani non è più al San Rocco ma credo in Monferrato, il Ristorante Sacro Monte non esiste più, l’Hotel Riviera è in ristrutturazione… Normale turnazione: il Lago è pieno di locali validi.

C’è ancora la Paltrinieri di Cavallirio, oggi più nota come Palzola: produce sempre un ottimo gorgonzola che io mangio assai volentieri. E non è uno spot.

Ecco il libro
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Passi lo straniero!

Ho finalmente conosciuto di persona lo svizzero Christoph Kunzli. Me lo immaginavo diverso, un po’ più fisicamente eroico visto quello che ha fatto. Ha infatti salvato un vino doc, il boca doc, che stava scomparendo. Uno dei vini più rari d’Italia era infatti destinato a scomparire. Ma lui, invece, eroico investitore svizzero, ha comprato, ha ripiantato, ha vinto premi, ha guadagnato punti nelle classifiche, ha ridato vita con la sua azienda (Le Piane) ad una zona che oggi vede un manipolo determinato di giovani produttori. Salvato dunque un vino singolare, da terreno vulcanico, minerale; che si fa spazio fra i boschi e sulle tavole del mondo… Eppure se guardi questo signore svizzero pensi sia un impiegato statale; un docente di matematica in pensione; un non so cosa… eppure. Eppure è lui che fa vini buoni, buonissimi, con intelligenza. Ed è un extracomunitario. Ma nessuno si lamenta di lui. Anzi rappresenta un modello di cittadinanza attiva, di borghese illuminato, di cittadino del mondo che è venuto in Italia ad investire e a vivere. Ci sono extracomunitari ed extracomunitari, vero, però la sua vicenda fa pensare. Non è sullo straniero che dovremmo concentrare le nostre attenzioni, semmai sulle regole e sull’intelligenza piuttosto. Passi lo straniero…

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Addio caro barista


Un professionista serio, un uomo tranquillo in un bar elegante… sempre tranquillo, anche quando noi davamo fuori di matto. Dopo la sua pensione, l’ho rivisto poche volte e l’ultima, purtroppo, mi ha dato l’immagine di un uomo tremolante, col bastone, fragile. Di vetro. Quando l’avevo conosciuto, Renato Lagger era invece di altra consistenza. Era in piena, adulta forza. Gestiva il Bar 2000 di Omegna. Un bar elegante che ora non c’è più. Ricordo gli aperitivi oceanici e le voci stridule. Non una bella immagine, credo. Però lui è sempre stato serio, gentile, professionale… aveva lavorato all’estero, mi sembra di ricordare, ci serviva vini bianchi veneti e il caffè in tazzine di porcellana senza pubblicità. Insieme a lui ricordo qui i compagni dei lunghi aperitivi: immagini, voci, di cui ricordo solo a volte il nome. Molti di loro non ci sono più. Il bar intanto ha cambiato più volte gestione, le tazzine non sono più di porcellana ed ora il signor Lagger se ne è andato. Chiuso il sipario, si cambia scena… l

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La Magna Charta: che emozione!

Una grande emozione è stata per me vedere dal vivo la Magna Charta Libertatum,la seconda (o terza, se si considerano le Costituzioni melfitane) pietra miliare del nostro moderno, democratico modo di vivere: senza più aristocratici e padroni di stirpe. Si tratta della seconda versione, quella più moderata, della carta dei diritti fondamentali dell’uomo suddito, poi cittadino: robetta come l’habeus corpus e cosucce così. Davvero bella la mostra che si può visitare a Vercelli e bella la storia dell’illustre vescovo vercellese, Guala Bicchieri; del legame -curioso in tempo di brexit- dell’Italia di allora (ma esisteva?) con il mondo anglosassone.

Eccola!

Per finire la bella giornata un pranzo in un ristorante lì vicino, che consiglio: bello e moderno, ma ricavato nell’antico ospedale cittadino: il DiQui. Suggestivo ed unico. Un’ottima panissa vercellese e un bicchiere di vino rosso. E per concludere, un pacco di riso Gigante di Vercelli, presidio Slow Food. Nel ristorante c’è infatti anche una piccola bottega di prodotti locali.

Verso sera ripensavo di essere stato così emozionato da essermi piano piano appoggiato sopra la teca per vedere da vicino quella bella, davvero bella, scrittura fitta. Da amanuense di gran valore. Una pergamena sottile, di gran pregio; una stupenda scrittura; bolli e ceralacche. Un’opera unica. Finché non sono stato ripreso da una signorina che ha minacciato l’accensione dell’allarme… Davvero una grande emozione, da meritare il rischio.

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Cosa fare domenica? (enogastronomici dilemmi locali)

Ecco, questa domenica qui, intorno al Lago d’Orta c’è l’imbarazzo della scelta: a Novara infatti c’è “Di bolla in Bolla”: grande opportunità di degustare ottimi spumanti metodo classico e di seguire interessanti masterclass. Vedete qui il programma: https://www.dibollainbolla.it/. Se si opta per Novara, consiglierei un paio di puntate gastronomiche serali: l’Osteria Cascina Pichetta di Cameri, bella location e cucina saporita, simpatia e professionalità (http://www.cascinapicchetta.it/); e l’Arianna di Cavaglietto, locale elegante, romantico, cucina raffinata e modernamente tradizionale. Da provare! (https://www.ristorantearianna.net/)

Oppure, potete salire verso nord, in Ossola, dove c’è la prima edizione di Ossola in Cantina: micro tour alla scoperta dei recenti vini del nord nord Piemonte (https://www.facebook.com/ossolaincantina/). Ben otto cantine (pochi anni fa erano due), fra cui una scuola (agraria di Crodo)! Anche qui, se avete voglia, un paio di ristoranti da consigliarvi: La Meridiana di Domodossola, locale raffinato ed elegante (http://www.ristorantelameridiana.com/); e il Divin Porcello di Masera, un locale originale in cui convivono tradizione e modernità (https://www.divinporcello.it/).

Se volete, infine, c’è la coda -l’ultimo giorno- della Mostra del Vino di Ghemme: un’ottima occasione per assaggiare i vini di Ghemme con una saporita cucina da festa paesana. Se non siete ancora sazi, vi consiglierei di cenare nel Ricetto di Ghemme, alla Casa degli Artisti (https://www.facebook.com/SpazioE/), dove una cuoca creativa vi potrà sorprendere; oppure al Cavenago (http://www.ilcavenago.it/), ottimo agriturismo sulla collina vitata.

Ecco, appunto: cosa fare domenica?

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Aboliamo la Pasquetta (troppi ippopotami in giro)

Tutta la vita deriverebbe da un’unica matrice, per poi differenziarsi in varie linee evolutive.Noi sapiens italiani sembreremmo avere una stretta affinità con gli ippopotami. Sì, quei bestioni che scagazzano dappertutto per segnare un territorio. I cani fanno una pisciatina e poi si allontanano; loro no: loro cagano a raffica un po’ ovunque e ci vivono anche dentro alla loro merda.

A vedere come i sapiens italiani hanno ridotto le falde del Vesuvio e il mio domestico Monte Zuoli per la pasquetta, mi è venuta questa intuizione: alcune razze di italiani derivano dagli ippopotami: sporcano e nel loro sporco ci sguazzano anche. Quasi a segnare una proprietà. Che proprietà però non è.

Lo fanno pur sapendo che il rispetto della proprietà propria ed altrui è una grande conquista occidentale (saranno comunisti? Ma in Cina gli darebbero botte)? Lo sanno che i beni pubblici sono uno strumento per ridurre le diseguaglianze (saranno dei turbocapitalisti? Ma negli Usa gli darebbero multe salate)?

Per me sono come gli ippopotami: sguazzano nella loro stessa merda.

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Il Latte Buono

Che il latte d’alpeggio sia più buono del latte di stalla è un’idea diffusa; così come l’idea che il formaggio d’alpeggio sia più buono di quello di stalla. Forse è solo un’idea, ma io lo trovo più saporito, più ricco di profumi, più buono. Ma, ammetto, c’è anche il portato di immagini bucoliche, di passeggiate in montagna, di estati fiorite e verdi…

Nella nostra zona l’emblema del formaggio, buono, d’alpeggio è il Bettelmatt, prodotto in val Formazza e in Val Divedro, negli alpeggi estivi: un formaggio a latte crudo, grasso, saporito, corposo… costoso. Piace.

Ora però si cercherà di dare veste scientifica a queste idee forse ammantate di arcadia. Lo si farà con un progetto Ager, IALS: sistemi integrati di allevamento alpino dai servizi ecosistemici ai prodotti di alta montagna. L’Università degli Studi di Milano, quella di Napoli Federico Secondo e quella della Tuscia, studieranno alcune aziende ossolane e i terreni d’alpeggio per dare corpo a ciò che tanti pensano già essere vero.

Il Progetto è stato presentato giovedì 11 aprile a Domodossola e durante la conferenza gli spunti sono stati tanti ed interessanti: chi lo sa, infatti, che il formaggio d’alpeggio è ricco di omega3? Chi, che aiuterebbe a controllare l’ipertensione? Chi, che aiuta le attività intestinali? Certo il problema è ora di certificare ed aiutare questi prodotti di eccellenza ad essere conosciuti meglio, ad essere apprezzati e ad essere accettati anche per il loro costo maggiore, dovuto ad una più alta qualità.

Nell’occasione ho assaggiato (e comprato in una bella bottega moderna -che è anche bar ed agrigelateria- in piazza Mercato a Domodossola) quelli della Formazza Agricola: buoni! Assai buoni. Ma, ammetto, magari è anche suggestione. Però una buona suggestione!

Ah, dimenticavo: se volete sapere di più https://agricolturadimontagna.progettoager.it/

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Le Erbacce Buone

Davvero una cena sorprendente quella di ieri sera: breve, leggera e a base di erbe spontanee (ma non solo). L’ha ideata Maria Cristina, mia sodale in Slow Food Verbania, in collaborazione con il progetto Be My Chef per integrare richiedenti asilo, insegnando loro un lavoro.

La cena ha avuto un leggero antipasto con un Crostone con Crema Verde alle Erbe (mix di erbe spontanee) e un buon primo di Gnocchi verdi alla romana su fonduta di bettelmatt (con ortiche).

Buono, tutto buono. E tutti che dicevano: davvero si può mangiare? Sì, si può…

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Solo pesce etico, please!

Forse un giorno, a breve credo, ci diranno cosa stiamo combinando ai mari e agli oceani. Forse allora cominceremo a consumare pesce con maggiore consapevolezza: solo pesce sostenibile (basta tonno, basta spada, basta sottopeso, basta…), niente pesce da allevamenti lager, soprattutto pesce locale che non viaggia molto…

Cominciate ad abituarvi all’idea, anche perché è più giusto. Cominciate a frequentare ristoranti che seguono queste logiche. Ristoranti come La Vecchia Scuola di Lesa che fa capo alla cooperativa dei pescatori di Solcio di Lesa. Un’associazione assai dinamica che alleva avanotti, li semina, pesca i pesci adulti nel Lago Maggiore, li trasforma vendendoli nei mercati locali o nella loro bottega a Solcio, li cuoce sia nel suddetto ristorante sia in quello estivo ancorato nel porticciolo (da provare, assai bello).

Nel ristorante La Vecchia Scuola (perché lo era davvero) si mangia bene e si possono assaggiare molti piatti di pesce locale, del Lago Maggiore. Pesce locale pescato dai pescatori locali. Cucinato bene.

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Solo la carne, please!

Ok, bisogna mangiare meno carne: non fa bene a noi e neppure al pianeta. Ok. Per cui, se andate a mangiare nell’alto Vergante, sponda piemontese del Lago Maggiore, sopra Arona e Stresa, a Fosseno, all’agriturismo al Piccolo Ranch… ecco, se andate lì, assaggiate solo o soprattutto la carne: è frutto di un loro allevamento, piccolo e sostenibile; la cucinano bene; la presentano altrettanto bene.

Lasciate stare i primi, che non aggiungono nulla alla vostra esperienza gastronomica; se proprio volete, assaggiate gli antipasti: salumi e formaggi, decisamente più pasti che antipasti però. Il vino è modesto. Concentratevi sulla carne, assai buona.

Se dobbiamo mangiarne meno (e sono d’accordo) mangiamone di buona, come quella che vi danno al Piccolo Ranch di Fosseno. Ottima davvero!

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Si dice rosso ma si beve rosa

Sarà un’impressione, ma si beve sempre di più rosato e sempre meno rosso. Nella mia zona, quella delle Colline Novaresi e Rive del Sesia per capirci, tutti sono orgogliosi dei propri vini rossi. Soprattutto di quelli a base nebbiolo: il ghemme docg, il gattinara docg, il boca doc, il sizzano doc e il fara doc… tutti bei rossi strutturati, ricchi di alcol e tannini, da far maturare a lungo in botte o in barrique. Insomma, dei gradi vini: di quelli che durano, si evolvono… però!

Però, se parli, guardi, ascolti… ti rendi conto che vendono molto di più le bottiglie di vino rosato, a base nebbiolo o vespolina o entrambe le uve. Là partite di centinaia di bottiglie che vanno nel mondo, qua partite di migliaia che vanno soprattutto in nord Europa.

Nel 2018, il migliore rosato del novarese

Più rosati che rossi, dunque, ma nessuno sembra accorgersene. O forse non fa piacere ricordarlo. O forse mi sbaglio… non so.

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Riflessioni su Taste Alto Piemonte a Novara edizione 2019

“In primis, complimenti all’organizzazione! Ogni anno è meglio. Quest’anno è stata cambiata la disposizione degli stand, con quelli dei prodotti alimentari (19 aziende: formaggi, riso, pasta, dolci, confettura, sottoaceti/sottolio, birra, ecc) al piano terreno. L’anno scorso invece erano al piano sotto, sembravano un po’ messi in castigo. Lì, quest’anno hanno tenuto i seminari di approfondimento: collocazione perfetta (tranquilli, lontano dalla mischia, dal rumore, ecc.) – perfetto!

Il vino si trovava al primo piano, con i 50 produttori/stand ben distribuiti, in ordine alfabetico, quindi facili da trovare specifiche cantine. Tavole un po’ piccoli, però, così che, quando c’era tanta gente, diventava difficile parlare insieme o neanche avvicinarsi (perciò non sono riuscita a “scoprire” alcuni produttori che mi interessavano, soprattutto i nuovi).

Quello che mi ha colpito di più questa volta è stato trovare molte cantine nuove e tanti produttori giovani, soprattutto, sia di seconda generazione sia protagonisti di una loro iniziativa imprenditoriale.

Vini buoni -tutti-  fatti con cura e senza difetti (direi solo nel prezzo… alcuni mi sembravano un po’ cari per la zona e la mancanza di “nome” o di reputazione consolidata). Tanti appena imbottigliati ma grande promesse….

Bianchi molto profumati e belli freschi; ma quelli che mi hanno lasciati “bocca aperta” ma soprattutto a “naso felice” sono stati i rosati! Veramente straprofumati, freschi, puliti, direi anche eleganti – una goduria!

Pietra Forata – per me un grande – tutti top ma il rosato in modo particolare – pieno di profumi, pulito, persistente – e il Vespolina, imbottigliato da un giorno, preso dalla vasca!

Bramaterra e Lessona veramente interessanti – ho assaggiato La Prevostura, rosato stellare (imbottigliato la settimana scorsa), fruttato, bella acidità e tannini fini, molto persistente; ma tutti molto eleganti e profumati. Un nuovo produttore – Noah– molto bravi anche loro vini erano molto eleganti, profumati, bella mineralità, tannini presenti ma fini, armoniosi… poi Pietro Cassina, che fa anche una Erbaluce Metodo Classico 3 anni sulle fecce – buono! Tenuta Sella, con diversi vini sempre fatti bene, e Colombera e Garella – pochi vini ma buoni, eleganti, fini profumati. Zambolin Bramaterra 2013: bello, rugginoso, ma ben amalgamato con la frutta matura.

Tenuta Guardasole –Boca (certificato bio)– “figlio adottivo” di Cristoph Kuenzli – vini fatti molto bene: puliti, elegante ed equilibrati.

Del Signore: Extra Brut, metodo classico 2016, 100% Nebbiolo, che è sempre vincente e adesso esce con un Pas Dosé molto interessante, colore buccia di cipolla carica, 48 mesi sui lieviti, in commercio 1 anno dalla sboccatura; La Crotta, Nebbiolo che fa un anno in barrique usata (da Gaja), interessante, bel naso, e tannini morbidi come il Gattinara 2015 (botte grande).

Poi i conosciuti: Giada Codecasa Ca’Nova , Antoniotti, Brigatti (erbaluce), Poderi Garona, Castaldi Francesca – rosato ed erbaluce…Paride Chiovini – vespolina

Nervi invece mi ha deluso…

Ho assaggiato pochi vini però – e purtroppo non ho fatto in tempo a risentire diversi “amici” o provare un paio di nuovi La Tur, o Patrone Edoardo – nuovo dall’Ossola, o Montalbano di Boca, che l’AIS mi ha segnalato”.

Ringrazio l’amica Lauren, l’amica americana, per la cronaca fatta di Taste Alto Piemonte 2019. Miei sono i neretti e le virgolette.

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Una cena dopo l’altra, un’arancia dopo l’altra

Giovedì questo, faremo un’altra cena con gli agrumi di Cannero, questa volta a Verbania. Sede il ristorante Villa Olimpia. Ma prima di avventurarci in un’altra esplorazione gastronomica a “chilometro zero”, un breve ricordo della cena della settimana scorsa, martedì per l’esattezza, a Cannero, Ristorante La Rondinella, sempre agrumi locali a farla da padroni. Chef ospite, Massimiliano Celeste de Il Portale di Verbania Pallanza.

Millefoglie di Alici

Menù leggero, come si conviene ad una serata: Millefoglie di alici, finocchio e arance rosse di Cannero Riviera. Buona; Cannelloni di pesce di lago con crema di asparagi e scorzette di limone canarone. Buoni; Tortino di lavarello con patate soffiate al profumo di clementine, pomodoro, capperi del Garda e olive taggiasche. Ottimo; Zabaione al moscato d’Asti, gratinato, con gelato agli agrumi di Cannero Riviera. Ottimo più.

Bene anche i vini dell’Azienda Agricola La Gironda: buono il Metodo classico 2014, sboccatura 2018, chardonnay e pinot nero; Piemonte doc sauvignon 2017, buono; ottimo il Moscato d’Asti 2018.

Vedremo cosa ci aspetta giovedì.

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