Archivi categoria: Cronache Locali

Il Latte Buono

Che il latte d’alpeggio sia più buono del latte di stalla è un’idea diffusa; così come l’idea che il formaggio d’alpeggio sia più buono di quello di stalla. Forse è solo un’idea, ma io lo trovo più saporito, più ricco di profumi, più buono. Ma, ammetto, c’è anche il portato di immagini bucoliche, di passeggiate in montagna, di estati fiorite e verdi…

Nella nostra zona l’emblema del formaggio, buono, d’alpeggio è il Bettelmatt, prodotto in val Formazza e in Val Divedro, negli alpeggi estivi: un formaggio a latte crudo, grasso, saporito, corposo… costoso. Piace.

Ora però si cercherà di dare veste scientifica a queste idee forse ammantate di arcadia. Lo si farà con un progetto Ager, IALS: sistemi integrati di allevamento alpino dai servizi ecosistemici ai prodotti di alta montagna. L’Università degli Studi di Milano, quella di Napoli Federico Secondo e quella della Tuscia, studieranno alcune aziende ossolane e i terreni d’alpeggio per dare corpo a ciò che tanti pensano già essere vero.

Il Progetto è stato presentato giovedì 11 aprile a Domodossola e durante la conferenza gli spunti sono stati tanti ed interessanti: chi lo sa, infatti, che il formaggio d’alpeggio è ricco di omega3? Chi, che aiuterebbe a controllare l’ipertensione? Chi, che aiuta le attività intestinali? Certo il problema è ora di certificare ed aiutare questi prodotti di eccellenza ad essere conosciuti meglio, ad essere apprezzati e ad essere accettati anche per il loro costo maggiore, dovuto ad una più alta qualità.

Nell’occasione ho assaggiato (e comprato in una bella bottega moderna -che è anche bar ed agrigelateria- in piazza Mercato a Domodossola) quelli della Formazza Agricola: buoni! Assai buoni. Ma, ammetto, magari è anche suggestione. Però una buona suggestione!

Ah, dimenticavo: se volete sapere di più https://agricolturadimontagna.progettoager.it/

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Le Erbacce Buone

Davvero una cena sorprendente quella di ieri sera: breve, leggera e a base di erbe spontanee (ma non solo). L’ha ideata Maria Cristina, mia sodale in Slow Food Verbania, in collaborazione con il progetto Be My Chef per integrare richiedenti asilo, insegnando loro un lavoro.

La cena ha avuto un leggero antipasto con un Crostone con Crema Verde alle Erbe (mix di erbe spontanee) e un buon primo di Gnocchi verdi alla romana su fonduta di bettelmatt (con ortiche).

Buono, tutto buono. E tutti che dicevano: davvero si può mangiare? Sì, si può…

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Solo pesce etico, please!

Forse un giorno, a breve credo, ci diranno cosa stiamo combinando ai mari e agli oceani. Forse allora cominceremo a consumare pesce con maggiore consapevolezza: solo pesce sostenibile (basta tonno, basta spada, basta sottopeso, basta…), niente pesce da allevamenti lager, soprattutto pesce locale che non viaggia molto…

Cominciate ad abituarvi all’idea, anche perché è più giusto. Cominciate a frequentare ristoranti che seguono queste logiche. Ristoranti come La Vecchia Scuola di Lesa che fa capo alla cooperativa dei pescatori di Solcio di Lesa. Un’associazione assai dinamica che alleva avanotti, li semina, pesca i pesci adulti nel Lago Maggiore, li trasforma vendendoli nei mercati locali o nella loro bottega a Solcio, li cuoce sia nel suddetto ristorante sia in quello estivo ancorato nel porticciolo (da provare, assai bello).

Nel ristorante La Vecchia Scuola (perché lo era davvero) si mangia bene e si possono assaggiare molti piatti di pesce locale, del Lago Maggiore. Pesce locale pescato dai pescatori locali. Cucinato bene.

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Solo la carne, please!

Ok, bisogna mangiare meno carne: non fa bene a noi e neppure al pianeta. Ok. Per cui, se andate a mangiare nell’alto Vergante, sponda piemontese del Lago Maggiore, sopra Arona e Stresa, a Fosseno, all’agriturismo al Piccolo Ranch… ecco, se andate lì, assaggiate solo o soprattutto la carne: è frutto di un loro allevamento, piccolo e sostenibile; la cucinano bene; la presentano altrettanto bene.

Lasciate stare i primi, che non aggiungono nulla alla vostra esperienza gastronomica; se proprio volete, assaggiate gli antipasti: salumi e formaggi, decisamente più pasti che antipasti però. Il vino è modesto. Concentratevi sulla carne, assai buona.

Se dobbiamo mangiarne meno (e sono d’accordo) mangiamone di buona, come quella che vi danno al Piccolo Ranch di Fosseno. Ottima davvero!

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Si dice rosso ma si beve rosa

Sarà un’impressione, ma si beve sempre di più rosato e sempre meno rosso. Nella mia zona, quella delle Colline Novaresi e Rive del Sesia per capirci, tutti sono orgogliosi dei propri vini rossi. Soprattutto di quelli a base nebbiolo: il ghemme docg, il gattinara docg, il boca doc, il sizzano doc e il fara doc… tutti bei rossi strutturati, ricchi di alcol e tannini, da far maturare a lungo in botte o in barrique. Insomma, dei gradi vini: di quelli che durano, si evolvono… però!

Però, se parli, guardi, ascolti… ti rendi conto che vendono molto di più le bottiglie di vino rosato, a base nebbiolo o vespolina o entrambe le uve. Là partite di centinaia di bottiglie che vanno nel mondo, qua partite di migliaia che vanno soprattutto in nord Europa.

Nel 2018, il migliore rosato del novarese

Più rosati che rossi, dunque, ma nessuno sembra accorgersene. O forse non fa piacere ricordarlo. O forse mi sbaglio… non so.

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Riflessioni su Taste Alto Piemonte a Novara edizione 2019

“In primis, complimenti all’organizzazione! Ogni anno è meglio. Quest’anno è stata cambiata la disposizione degli stand, con quelli dei prodotti alimentari (19 aziende: formaggi, riso, pasta, dolci, confettura, sottoaceti/sottolio, birra, ecc) al piano terreno. L’anno scorso invece erano al piano sotto, sembravano un po’ messi in castigo. Lì, quest’anno hanno tenuto i seminari di approfondimento: collocazione perfetta (tranquilli, lontano dalla mischia, dal rumore, ecc.) – perfetto!

Il vino si trovava al primo piano, con i 50 produttori/stand ben distribuiti, in ordine alfabetico, quindi facili da trovare specifiche cantine. Tavole un po’ piccoli, però, così che, quando c’era tanta gente, diventava difficile parlare insieme o neanche avvicinarsi (perciò non sono riuscita a “scoprire” alcuni produttori che mi interessavano, soprattutto i nuovi).

Quello che mi ha colpito di più questa volta è stato trovare molte cantine nuove e tanti produttori giovani, soprattutto, sia di seconda generazione sia protagonisti di una loro iniziativa imprenditoriale.

Vini buoni -tutti-  fatti con cura e senza difetti (direi solo nel prezzo… alcuni mi sembravano un po’ cari per la zona e la mancanza di “nome” o di reputazione consolidata). Tanti appena imbottigliati ma grande promesse….

Bianchi molto profumati e belli freschi; ma quelli che mi hanno lasciati “bocca aperta” ma soprattutto a “naso felice” sono stati i rosati! Veramente straprofumati, freschi, puliti, direi anche eleganti – una goduria!

Pietra Forata – per me un grande – tutti top ma il rosato in modo particolare – pieno di profumi, pulito, persistente – e il Vespolina, imbottigliato da un giorno, preso dalla vasca!

Bramaterra e Lessona veramente interessanti – ho assaggiato La Prevostura, rosato stellare (imbottigliato la settimana scorsa), fruttato, bella acidità e tannini fini, molto persistente; ma tutti molto eleganti e profumati. Un nuovo produttore – Noah– molto bravi anche loro vini erano molto eleganti, profumati, bella mineralità, tannini presenti ma fini, armoniosi… poi Pietro Cassina, che fa anche una Erbaluce Metodo Classico 3 anni sulle fecce – buono! Tenuta Sella, con diversi vini sempre fatti bene, e Colombera e Garella – pochi vini ma buoni, eleganti, fini profumati. Zambolin Bramaterra 2013: bello, rugginoso, ma ben amalgamato con la frutta matura.

Tenuta Guardasole –Boca (certificato bio)– “figlio adottivo” di Cristoph Kuenzli – vini fatti molto bene: puliti, elegante ed equilibrati.

Del Signore: Extra Brut, metodo classico 2016, 100% Nebbiolo, che è sempre vincente e adesso esce con un Pas Dosé molto interessante, colore buccia di cipolla carica, 48 mesi sui lieviti, in commercio 1 anno dalla sboccatura; La Crotta, Nebbiolo che fa un anno in barrique usata (da Gaja), interessante, bel naso, e tannini morbidi come il Gattinara 2015 (botte grande).

Poi i conosciuti: Giada Codecasa Ca’Nova , Antoniotti, Brigatti (erbaluce), Poderi Garona, Castaldi Francesca – rosato ed erbaluce…Paride Chiovini – vespolina

Nervi invece mi ha deluso…

Ho assaggiato pochi vini però – e purtroppo non ho fatto in tempo a risentire diversi “amici” o provare un paio di nuovi La Tur, o Patrone Edoardo – nuovo dall’Ossola, o Montalbano di Boca, che l’AIS mi ha segnalato”.

Ringrazio l’amica Lauren, l’amica americana, per la cronaca fatta di Taste Alto Piemonte 2019. Miei sono i neretti e le virgolette.

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Una cena dopo l’altra, un’arancia dopo l’altra

Giovedì questo, faremo un’altra cena con gli agrumi di Cannero, questa volta a Verbania. Sede il ristorante Villa Olimpia. Ma prima di avventurarci in un’altra esplorazione gastronomica a “chilometro zero”, un breve ricordo della cena della settimana scorsa, martedì per l’esattezza, a Cannero, Ristorante La Rondinella, sempre agrumi locali a farla da padroni. Chef ospite, Massimiliano Celeste de Il Portale di Verbania Pallanza.

Millefoglie di Alici

Menù leggero, come si conviene ad una serata: Millefoglie di alici, finocchio e arance rosse di Cannero Riviera. Buona; Cannelloni di pesce di lago con crema di asparagi e scorzette di limone canarone. Buoni; Tortino di lavarello con patate soffiate al profumo di clementine, pomodoro, capperi del Garda e olive taggiasche. Ottimo; Zabaione al moscato d’Asti, gratinato, con gelato agli agrumi di Cannero Riviera. Ottimo più.

Bene anche i vini dell’Azienda Agricola La Gironda: buono il Metodo classico 2014, sboccatura 2018, chardonnay e pinot nero; Piemonte doc sauvignon 2017, buono; ottimo il Moscato d’Asti 2018.

Vedremo cosa ci aspetta giovedì.

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C.O. C’ero anch’io!

C.O.Cannero’s Orange… un cocktail creato appositamente da Carmine Lamorte per valorizzare le meraviglie mediterranee e gli aromi e i sapori dei frutti di Cannero Riviera! Grazie Carmine! Grazie a Major Dry Gin, il distillato prodotto con gli agrumi di Cannero Riviera!

Grazie alla meravigliosa squadra di OrangeArancio e a Federica Cornalba e Federica Rabai che hanno raccontato a tutti coloro che si sono dati appuntamento sulla terrazza di SoleLuna/Centro Remiero l’affascinante storia dell’installazione paesaggistica #OrangeArancio.

Grazie ai soci della Condotta Slow Food Lago Maggiore e Verbano e a tutti coloro che hanno condiviso il magico momento della presentazione ( e della degustazione…)!

Piccoli grandi momenti di convivialità e di attenzione nei confronti delle risorse di un territorio.

E si continua! http://www.verbanianotizie.it/n1375062-gli-agrumi-di-cannero-a-milano.htm?utm_source=site&utm_medium=email&utm_campaign=20190324

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Se passate da Cannero…

Se passate da Cannero segnatevi questi appuntamenti:

Ringraziamo Verbania Notizie per la Foto della Locandina

Sabato 8 marzo, il pomeriggio dalle 16 ci sarà la presentazione dell’Installazione di Land Art e soprattutto la presentazione del cocktail C.O. CannerOrange studiato da Carmine Lamorte (consigliere nazionale ABI Professional), utilizzando le arance di Cannero Riviera e il gin prodotto da Major Company. Il tutto in collaborazione con la Condotta Slow Food del Lago Maggiore e Verbano;

Martedì 12 marzo, la cena degli agrumi all’Hotel Rondinella (ore 19,30): “quando gli agrumi di Cannero Riviera incontrano l’estro creativo di uno chef stellato… Massimiliano Celeste de Il Portale di Pallanza;

e tanti altri appuntamenti che potrete trovare sul sito www.agrumidicannero.altervista.org

Io andrò a questi due, per gli altri vedro!

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Prosecco o no, cara è!

Sullo scontrino c’è scritto “prosecco”, ma in realtà il vino non lo era: era un normale vino bianco fermo. Roba da bar, appunto: sanza infamia e sanza lode direbbe il Poeta. Lo ricordo bene, nonostante si fosse nel pieno del furore alcolico del carnevale della mia città. Ho accompagnato sì un mio compagno fra i tavolini, affinché non cadesse per terra, ma io non ero così ubriaco. E ho comunque notato che la barista mi ha chiesto 24 euro per una bottiglia di vino bianco (il suddetto) e un bel tagliere di salumi e formaggi e pizzette e patatine… roba classica da aperitivo sul Lago. Tanto o poco? La banda gliene aveva già bevute tre, più una dozzina di birre. Sono andato via, prima che arrivasse il conto finale. Comunque… comunque per una bottiglia così, in un bar bello ma non il Florian, 24 euro sono un po’ troppi: si tratta di cinque euro al bicchiere, quattro. Sarebbero bastati 15 o 18 euro massimo. Ma si sa, a Carnevale…

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Ci sono anche Marco e William

Ci saranno anche Marco Sacco del Piccolo Lago di Verbania (ma sul lago di Mergozzo) e William Vicini de La Meridiana di Domodossola alla giornata di presentazione della Guida 2019 di Euro Toques, associazione internazionale di cuochi. Due ottimi professionisti, che mi pregio di conoscere.

La giornata è quella di domenica questa, il 3 marzo, e il luogo scelto è l’Excelsior Hotel Gallia di Milano, a due passi dalla Stazione Centrale (ci andai anni fa con “Leo” Avellis, bei ricordi): lì ci sarà la presentazione ufficiale della nuova edizione della Guida Euro-Toques.

L’evento inizierà alle 18.30 con la presentazione della Guida 2019 a cui seguirà una tavola rotonda durante la quale verranno affrontati temi di attualità, tra cui il ruolo dei cuochi e dei ristoratori come promoter del turismo enogastronomico. A seguire aperitivo a cura di Enrico Derflingher, presidente Euro-Toques, e Gianni Tarabini del Ristorante La Preséf.

A conclusione dell’evento la cena di gala che vedrà protagonisti i piatti di chef pluristellati membri dell’associazione: Chicco e Bobo Cerea del ristorante Da Vittorio, Alfio Ghezzi di Locanda Margon, Giuseppe Mancino del Ristorante Il Piccolo Principe, Marco Sacco del Piccolo Lago, per il dessert Franco Aliberti del Ristorante Tre Cristi. Con loro collaboreranno in cucina diversi cuochi Euro-Toques, fra cui William Vicini.

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Lunga vita al Rosmini di Domodossola!

Un po’ di emozione, lo confesso, mi ha colto nel tornare nelle aule dove ho insegnato. Tanti anni fa. Sto parlando dell’Istituto Alberghiero Rosmini di Domodossola, erede dell’Istituto La Baita dei Congressi di Macugnaga. Ci insegnai, a Domodossola, ai tempi di don Silvi e ne conservo un buon ricordo. Gli ex allievi di allora sono diventati uomini e donne, professionisti fatti ed anche i docenti di oggi: belle persone. Ne ho incontrate alcune al volo lunedì scorso; le ho salutate e ci siamo regalati foto e selfie. Poi loro hanno avuto una bella cena molto partecipata con ex, amici, docenti e studenti. Io non potevo fermarmi. Peccato. La Scuola è ancora oggi attiva e bella.


Guardate la foto, ne riconoscete qualcuno? Sì, ne sono certo. Sono degli ottimi professionisti di cucina (ma la scuola è anche ottima sala). Sono ex allievi e persone stimate, ancor giovani di spirito. Il magico cocktail di vita, forse, un pochissimo lo debbono anche a me. Ad maiora!

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