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117 milioni sono i laghi sulla terra

“Ed è sul cuore galleggiante di uno di loro, la bellissima Isola dei Pescatori nel Lago Maggiore (il secondo più grande d’Italia), che la Gente di Lago si darà appuntamento, per la prima volta, il 7 e 8 ottobre 2018.

Passeggiando sull’isola tra una degustazione, un calice di vino, un sorso d’acqua o un bicchiere di birra, saranno davvero tante le iniziative da seguire”.

Il Piroscafo Piemonte (quello a ruota) della Navigazione Lago Maggiore domenica 7 sarà a disposizione per visite guidate, dalle 10 alle 17.30 (con una pausa dalle 14.45 alle 16.45). Lunedì 8 invece ospiterà alcuni dei convegni in programma. All’imbarco, a Stresa, è previsto il concerto di benvenuto mentre molte sono le attività sulla “coda” dell’isola: rievocazione storica della pesca con la bedina, spettacolo dei burattini Niemen, sfilettatura del pesce, teatro dialettale, laboratori di disegno, rammendo delle reti da pesca, mini conferenze e magia. Concerti sono in programma in chiesa, all’aperto, al museo della pesca, al porticciolo e nel budello. Insomma, ci sarà un po’ di tutto nella prima grande vetrina della Gente di Lago e di Fiume. Tra i tanti grazie che si diranno nei prossimi giorni a tutti i sostenitori di questo progetto, è giusto partire dai titolari degli undici ristoranti dell’Isola Pescatori che hanno visto nell’iniziativa un’occasione di crescita corale e hanno collaborato nella costruzione del programma.

Domenica 7. Il biglietto che costa 50 euro in prevendita (60 euro il giorno dell’evento), 15 euro i ragazzi, gratuito per i bambini. Include anche il trasporto (andata e ritorno) sull’Isola Pescatori. Appena sbarcati si riceverà una mappa e da quel momento si andrà alla scoperta della storia, delle tradizioni, della cultura, dei divertimenti, e ovviamente del pesce di lago cucinato in tutti i modi e accompagnato dai vini dell’Alto Piemonte e dalla birra biellese, serviti con sapienza dai sommelier di Ais Vco. Il tutto compreso nel biglietto, anche le undici degustazioni negli altrettanti ristoranti, dove lo chef “resident” sarà affiancato da un collega di rilevo nazionale selezionato da Marco Sacco. Qui si compirà quella contaminazione tanto cara agli esperti di cucina. Un piatto della carta del ristorante, a base di pesce di lago, rivisto con le idee di chi viene da fuori. Undici piatti a disposizione, più la proposta di Sacco sulla coda dell’isola, da gustare vivendo le altre esperienze. Ci saranno dimostrazioni di pesca e di sfilettatura, i pescatori proporranno anche una issata delle reti con il sistema tradizionale, poi visite guidate, mini lezioni sulla preparazione dei piatti e sulla lavorazione del pesce, artisti di strada, intrattenimento per bambini, sarà aperto il museo della pesca e si potrà visitare il Piroscafo a vapore “Piemonte”, ancorato al molo dell’isola. A questo proposito un altro ringraziamento speciale è doveroso nei confronti della direzione della Navigazione Lago Maggiore, l’ente ministeriale che ha da subito sposato la causa diventando partner della Gente di Lago e di Fiume non solo garantendo il trasporto di tutti gli ospiti ma, appunto, anche mettendo a disposizione quel gioiello che è il “Piemonte”. I possessori del biglietto avranno due viaggi dedicati, la mattina di domenica, con partenza da Stresa alle 10.30 e alle 11.00, oppure liberamente potranno raggiungere l’isola in altri orari con le corse di linea.

Lunedì 8. I possessori del biglietto di domenica avranno libero accesso all’isola anche lunedì, giornata più “scientifica” della due giorni di Gente di Lago e di Fiume. In mattinata sarà un susseguirsi di incontri, dibattiti e tavole rotonde sulla valorizzazione delle acque interne, sulla pesca, sul turismo e sulla ristorazione. Suggestivo l’incontro che riunirà intorno a un microfono sette grandi chef che sono promotori di progetti culturali e di valorizzazione del territorio che vanno oltre l’attività imprenditoriale privata. Si tratta di Pino Cuttaia, Fratelli Serva, Enrico Bartolini, Pietro Leemann, Cristina Bowermann, Paolo Barrale e Marco Sacco.

La giornata di lunedì si concluderà con una quasi irripetibile cena di gala firmata da sei chef stellati e servita nelle sale del Grand hotel Des Iles Borromees. In questo caso il costo di partecipazione, 300 euro a testa, sarà un contributo al sostegno dei progetti futuri di Gente di Lago e di Fiume, con particolare riguardo alla didattica nelle scuole e allo sviluppo dell’ittiocoltura.

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A Verbania arriva il “barachìn”

Il Barachin è usato come logo da giovani artigiani torinesi

Iniziativa Slow Food fuori salone “Terra Madre Salone del Gusto”

In Piemonte il “barachìn” è stato per decenni simbolo del cibo portato da casa. Il modo più immediato e concreto per rendere meno freddo l’ambiente della fabbrica, per ritrovare profumi e sapori casalinghi (prima che arrivassero le mense aziendali). Di solito era un semplice contenitore in vetro o in latta.

Il progetto Barachìn di Slow Food nasce dall’idea di poter condividere lo spirito di Terra Madre Salone del Gusto con chi, per svariati motivi, non potrà partecipare alla grande festa di Torino. Il progetto dei Barachìn di Terra Madre è un’iniziativa simbolica che vuole «riaffermare un concetto fondamentale per Slow Food: il diritto al piacere e all’accesso a un cibo buono, pulito, giusto e sano per tutti. Questo principio da sempre è alla base del nostro lavoro ed è stato condiviso da tutta la rete con la dichiarazione di Chengdu, approvata dall’ultimo Congresso internazionale di Slow Food».

Ecco allora che, mentre a Torino si svolgerà la manifestazione, in tutto il Piemonte saranno distribuiti «4 mila “barachìn” a persone meno fortunate, condividendo così i piatti tipici del nostro territorio e soprattutto lo spirito di Terra Madre», ha dichiarato il Segretario Generale di Slow Food Daniele Buttignol. «Questo per noi significa #foodforchange: coinvolgere, condividere e confrontarsi. Questa straordinaria iniziativa è resa possibile grazie al sostegno di Compagnia di San Paolo, Reale Foundation, UniCredit, degli oltre 50 ristoranti e più di 70 associazioni presenti sul territorio piemontese, che hanno aderito con entusiasmo sin dal principio. La nostra speranza è che questa iniziativa possa continuare anche dopo l’evento: ogni ristorante e ogni famiglia può pensare di prendersi cura di persone vicine che sono in difficoltà e il “barachìn”, per come lo abbiamo pensato, diventa più di un gesto di solidarietà: un’occasione di condivisione e l’affermazione di un diritto troppo spesso negato».

 

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La Condotta Slow Food Lago Maggiore e Verbano, insieme a Ristorante Sociale Villa Olimpia di Verbania, Cooperativa Divieto di Sosta, Novacoop, Consorzio Servizi Sociali Verbano e Caffè della Memoria, aderisce al progetto Barachìn proponendo ai partecipanti al Caffè della Memoria di Verbania (persone colpite dal morbo di Alzheimer e loro parenti) di condividere un pranzo un po’  particolare, che possa riportare alla memoria le buone sensazioni legate al piacere di un cibo sano e genuino, condiviso in serenità.

Nei “barachìn” verbanesi si troverà una preparazione a base di polenta, legumi e formaggi locali. La sede di questo “pranzo condiviso” a verbania, previsto per lunedì 24 settembre nel mezzogiorno, sarà “Villa Olimpia” (in caso di bel tempo) oppure la sede di ” Centro anch’io” (in caso di pioggia). Con gli ospiti anche alcuni giornalisti e food blogger a testimoniare.

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Noi non ci saremo, ma voi?

No, io non ci sarò quest’anno al Lago d’Orta Wine Festival: sono impegnato con il Festival del Prosciutto di Parma a Langhirano (Pr). Altra storia di cui vi racconterò. Intanto, se vi fa piacere, una scappata a Pettenasco (No) potreste farla. Fra le altre aziende notevoli, segnalo la presenza della Cascina Beccaria di Ozzano. Amici, ancor più che produttori di buoni vini.

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Ad Editoria e Giardini ci sono anch’io (a parlare di acqua minerale)

Bella giornata quella del 3 settembre prossimo a Verbania: Editoria e Giardini sarà l’occasione per ascoltare, incontrare ed interloquire con alcuni protagonisti a latere del settore: me compreso. Umile in tanta gloria, felice di esserci. Se passate di lì, venite a trovarci: ci sono libri, piante, convegni, mostre, acqua, vino e cibarie… Qualcosa si trova, direi!


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Bravo Marco Sacco

Cosa distingue un cuoco da un altro? Sì, certo, la cucina. Se uno è in grado di capirla. Più facile da capire la generosità: generosità verso il luogo dove si lavora, dove abiti e dove crescono i tuoi figli; ma anche più in là, ovviamente. Marco Sacco è così: generoso.

Non si risparmia neppure in Estate. Ed ecco qui l’iniziativa del prossimo 9 agosto. Vi riporto uno stralcio del comunicato stampa:

Torna la Risottata di confine by Marco Sacco. L’evento che attraverso il cibo vuole simboleggiare l’unione fra culture e territori fa il bis a Cannobio (VB) il prossimo giovedì 9 agosto.
L’idea, lanciata da Ticinonews, uno dei portali più letti del Canton Ticino, è stata raccolta dallo chef due stelle Michelin, patron del ristorante Piccolo lago di Verbania, da sempre appassionato di viaggi e commistioni fra culture ed è diventata un vero e proprio format.
La prima risottata di confine si era svolta infatti lo scorso 15 giugno a Brissago, sul versante svizzero del Lago Maggiore, con un grande successo di pubblico e appassionati. Questa volta si replica a Cannobio, qualche chilometro più a sud, panorama e paesaggio ugualmente suggestivo, tra il lago e le montagne.
Organizzato da Ticinonews (http://www.ticinonews.ch), in collaborazione con il Comune di Cannobio e il suo primo cittadino, Giandomenico Albertella, che ha sposato con entusiasmo l’iniziativa dando in dotazione gli spazi, l’evento, gratuito ed aperto a tutti, è un modo per celebrare il territorio che corre lungo le sponde settentrionali del Lago Maggiore, attraversato dalla frontiera che divide Italia e Svizzera, attraverso la degustazione di un piatto che unisce due paesi.
Giovedì 9 agosto, nella splendida cornice di Piazza Lago, nei pressi del Porto vecchio di Cannobio, a partire dalle 18.30 Marco Sacco e la sua brigata prepareranno un super-risotto la cui preparazione è già uno spettacolo cui vale la pena di assistere. Lo faranno, infatti, cucinandolo nella Guendalina, una super pentola del diametro di 140 cm, che lo chef ha fatto appositamente costruire per queste occasioni e che può servire fino a 600 porzioni.
Il protagonista dell’evento sarà un risotto a regola d’arte: è il Riso, pepe nero e raclette, una combinazione perfetta di prodotti di culto italiani ed elvetici: il made in Italy di riso, burro e grana padano si sposa a perfezione con una sapiente scelta delle materie prime made in Swiss come la raclette, il mitico formaggio ad alta proprietà fondente originario del Vallese, che insieme ai sottaceti costituisce uno dei capisaldi della cucina d’oltralpe. Fondamentale per la buona riuscita del piatto l’uso del pepe aromatizzato della Vallemaggia, eccellenza territoriale nata nell’omonimo distretto del Canton Ticino“.

La cucina che unisce e fa conoscere… ben fatto Marco!

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Ultima Serata di Meating Food, Volume Uno: come è andata?

Il Ristorante si chiama Passo Baranca ed è in Valle Anzasca, a Bannio Anzino, il paese della Milizia Tradizionale. Il gestore è un eclettico signore, Gianluca Biaggi, ex arredatore ora convertito alla cucina “a chilometro zero”, come ha spesso ripetuto nel corso della serata. Il locale è curato e su una tradizionale impostazione da trattoria di montagna si sono sovrapposti particolari decorativi singolari, piacevoli a volte inusuali.

Il menù proposto è stato ricco, lungo e ricco di suggestioni a partire dal vino, proposto dalla cantina Rogiotto di Boca, proprietaria di appezzamenti anche nel Monferrato. Escluso il brut iniziale, Sant’Orsola, tutti i vini in abbinamento erano di loro produzione e commercializzazione, come il moscato finale. Buoni sia il Nebbiolo 2010 e il Colline Novaresi Bianco (da uve erbaluce) del 2016. Ma decisamente notevole il Barbera d’Asti Ohana 2016, ricavato anche da uve sovramaturate in vigneto. Potente di struttura ed alcol (15° circa), da provare se piace il genere.

La Serata si è aperta con una Selezione di Salumi di Maiale Nero del Rosa e Formaggi Nostrani. I maiali neri sono allevati allo stato brado, senza antibiotici e alimentazione forzata, e sono una gloria nascente della Valle Anzasca. Le aziende sono due, per ora; quella proposta al Passo Baranca si chiama Azienda Agricola Valle del Rosa ed è a Bannio Anzino. Come hanno ricordato i proprietari: “si tratta di un piccolo allevamento di circa settanta capi che si alimenta grazie ad una riproduzione naturale… gli animali arrivano al peso ideale, circa 140 kg, dopo quattordici mesi di vita all’aria aperta”. Ottima scelta, ottimi salumi.

I piatti si sono poi susseguiti senza soluzione di continuità, in cucina per la cacciagione anche lo chef anzaschino Enrico Bozzola: Insalata del Cacciatore, Risotto agli Agrumi con Tartare di Capriolo (primo elemento legato alla Filiera Agroalimentare promotrice della Rassegna), Zuppa di Topinambur e Ceci con Canederlo al Cotechino del Rosa (seccato e ridotto, da maiale nero), Terrina di Capriolo con Cioccolato e Zenzero e Flan di Nocciole (buona), Grigliata di Maiale Nero del Rosa (non solo, c’erano anche le costine di cinghiale ndr) con Patate Rosse e Nere al Miele e, per concludere, un curioso Cappuccione di Fragole e una Torta al Rabarbaro con Salsa Vaniglia Bourbon.

Come si potrà notare, la carne di cacciagione da filiera controllata si è mescolata con la ricca proposta a chilometro zero che il ristorante porta avanti unita ad una fantasia gastronomica che, come l’arredamento del locale, mescola tradizione, modernità, rassicurante, sorprendente ed innovativo.

Ora si aspetta l’autunno, per la seconda parte, il Volume Due, della Rassegna. Chi volesse, però, sa che nei locali della Rassegna la carne da filiera controllata è disponibile nel menu.

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Ai Dodici piace rosato…

Mentre guardavo una tavola di Gaudenzio Ferrari in mostra a Varallo Sesia, pensavo che sulla tavola, su quella tavola non c’è vino, ma acqua. Acqua in belle bottiglie trasparenti, acqua che nel bicchiere ha però un bel colore rosato. Potenza divina, credo: dall’acqua in vino. Un bel rosato per l’ultima cena e per accompagnare pesci da fondale (barbi) e carni di capra, come sembrerebbe dimostrare l’alzata in centro. Un’ambiguità abbinativa che il rosato ha: vale per le carni e vale per i pesci; né carne né pesce direbbe qualcuno.

Particolare Tavola di Gaudenzio Ferrari

E sia il rosato per l’Ultima Cena di Gaudenzio Ferrari; anche se qualcuno potrebbe obiettare che il rosa non è che una variante del rosso e solo da alcuni decenni noi li distinguiamo. Dunque sulla tavola c’è vino rosso, almeno nelle intenzioni del pittore; poi altri potrebbero obiettare che il pittore non ha mai intenti realistici ma semmai simboli ed estetici: se il rosso cupo stava male sulla tavola con gli altri colori, il pittore non lo usava. Non è una questione di realismo, dunque.

Forse è vero, ma un’Ultima Cena con il rosé m’incuriosisce. L’ultimo rosato che ho bevuto è il nebbiolo spumantizzato di Ca’ Nova a Bogogno: buono. Spero non sia l’ultima volta, lo vorrei riassaggiare!

E la Mostra? Io ho visto solo la parte a Varallo Sesia e debbo dire che merita. Poi andrò a Vercelli e a Novara. La visita a Varallo merita anche perché la pinacoteca è un tesoretto poco conosciuto; e poi quei due Davide di Tanzio da Varallo da soli valgono la visita. Loro, però, li abbinerei a dei rosati con mille bollicine: hanno sguardi elettrici, capelli indomati, faccia da adolescenti e corpo da uomini… né carne né pesce, come un vino rosato.

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Cena Locanda Walser Schtuba Riale

Ringrazio Elena Formigoni, foodblogger emergente (www.cucinama.com) che ha seguito il penultimo appuntamento del volume uno di Meating Food. Ecco i suoi appunti e le sue foto

 

“Venerdì 26 maggio, nella suggestiva cornice della Piana di Riale, si è svolto il quinto e penultimo appuntamento di Meeting Food nella Locanda Walser Schtuba. Lo chef Matteo Sormani con il suo staff ci ha accolto nella sala ristorante, calda ed elegante, dove si è svolta la serata in un’atmosfera intima e rilassata. Grazie agli interventi di Roberto Viganò, veterinario e responsabile tecnico del progetto Filiera Agroalimentare, e adAlberto Arlunno, produttore di vini con la sua Cantalupo a Ghemme. Entrambi con passione e competenza ci hanno accompagnati nell’approfondimento del progetto, del territorio e dei vini accostati al menù.

Il menù proposto dallo chef era giocato sul tema: “La Selvaggina incontra le erbe spontanee”; e ha dato la possibilità a tutti i partecipanti di scoprire, sperimentare ed apprezzare nuovi accostamenti e soprattutto degustare delle carni selvatiche certificate, quindi ottima base di partenza, esaltate dalle proposte e competenza dello chef.

Il menù si è aperto con un assaggio (non previsto) di carne di cervo. A seguire il Mais bianco, tarassaco e latte di capra: una crema delicatissima accostata al tarassaco spadellato e montato con latte di capra; il tutto abbinato allo spumante rosato nebbiolo “Mia Ida”.

Capriolo… Controfiletto e aglio orsino, un controfiletto marinato e servito come uno scioglievole e gustoso carpaccio accompagnato da spinacino fresco e un rosato di Nebbiolo.

Il primo piatto, Carnaroli alle gemme di larice, midollo e stinco di cervo, era un piatto sorprendente, non solo per l’accostamento con le gemme di larice fresche, raccolte in giornata, ma soprattutto per lo stinco di cervo destrutturato, stufato e cotto nel burro per 12 ore. Nello stinco, molto piccolo (circa 8 cm), era inserita la salsina. Un piatto incredibile accompagnato da una Vespolina Villa Horta 2016.

A seguire il Cinghiale … costoletta, spalla e cicerbita alpina, abbinato ad un Ghemme Collis Breclemae 2006.  Un carré di cinghiale al forno con la piccola spalla e la nota amara della cicerbita alpina, anch’essa raccolta fresca in giornata.

A chiudere il menù una proposta dolce, fresca, sempre preparata con un prodotto del territorio, lo yogurt della Val Formazza con carote e nocciole.

Coccolati fino alla fine con piccola pasticceria e chiacchiere, in un ambiente intimo e rilassato.

Un gustoso menù dove lo chef Sormani ha saputo interpretare e valorizzare le carni selvatiche certificate. Obiettivo legato al progetto centrato in pieno. Complimenti!”

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Agli svizzeri non far sapere

Sfogliavano con interesse il depliant della Filiera EcoAlimentare; parlavano fra di loro. Erano un gruppo di svizzeri che ospiti del ristorante Da Sciolla di Domodossola, hanno partecipato alla quarta serata, Volume Uno, degli appuntamenti di Meating Food. Erano molto interessati a conoscere l’iniziativa e ad assaggiare le carni delicate di cervo e di cinghiale.

 

Le carni sono state fornite dalla Macelleria Berini di Beura Cardezza che ha saputo dire origine e lavorazione delle stesse. Lo chef del ristorante ossolano le ha interpretate secondo logiche di cucina classica, credo gradita agli svizzeri, clientela top del centro storico di Domodossola; e secondo stili italici, anch’essi graditi. La carne di cinghiale, infatti, è stata proposta con il secondo primo della serata: Maccheroni di Farine Inusuali (farro ndr) con Ragù di Polpettine di Cinghiale e Funghi. La delicatezza delle carni avrebbe meritato, secondo noi, un posto da attor primo e non da comprimario. Il pomodoro, infatti, copriva assai e inutilmente. Stessa scelta è stata fatta per l’ottima Lombata di Cervo Marinato con Uova di Trota e Crema di Fave, Medaglione di Polenta di Beura. Qui la buonissima carne di cervo, buona e ben cotta, è stata accostata ad una salsa al pepe, assai saporita, che poco si confaceva all’alta qualità della Lombata. Ma così è. Scelte.

Si è mangiato anche altro: una scenografica Terrina di Patta, Spinaccioli e Trota Salmonata al Filo di Fumo con Gelatina di Arance; delle Mezzelune al Lavarello e Crescione Rosso, ottime, da bis; e un delicato Gelato alla Panna ai Fiori di Campo e una Crostata alla Ricotta e Miele di Millefiori.

Rimarchevole il vino rosso: un Merlot prodotto in Ossola, annata uno, potente ed espressivo, Lepontium; e un bianco delle Colline Novaresi assai noto, il Lucino di Barbaglia.

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