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Vino in Cascina

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Così scrivono: “Tutti i lunedì di febbraio dalle 20 alle 21.30, presso la Cascina Cà Nova a Bogogno, via San Isidoro n 1, 4 incontri con RICCARDO MILAN esperto degustatore e giornalista enogastronomico che vi condurrà nel mondo del vino con didattica, degustazioni, e tanta simpatia!

Un piatto finale concluderà ogni incontro.

Un’occasione per imparare, assaggiare e condividere un’esperienza con altri amici appassionati di vino al costo speciale di €100 tutto incluso.

Iscrizioni obbligatorie entro il 25 gennaio. Per avere il modulo di iscrizione e il programma completo delle attività rispondere a questo messaggio.

Massimo 10 posti disponibili affrettatevi!

Giada Codecasa per info tel 0322 863406 sito internet www.cascinacanova.it 

PROGRAMMA INCONTRI

Lunedì 4 Febbraio

Breve storia del vino.

Come si assaggia il vino: vista, olfatto e gusto.

I vini bianchi: come si fanno, come si degustano, come si abbinano. Degustazione guidata di tre vini bianchi: un vino semplice, un vino bianco ricercato, un vino bianco barricato.

Risottata conviviale di benvenuto.

Lunedì 11 Febbraio

Ripasso sulle note di degustazione: vista, olfatto e gusto.

I vini rossi: come si fanno, come si degustano, come si abbinano e come si conservano. Degustazione guidata di quattro vini rossi: uno semplice, uno giovane, uno invecchiato in botte grande e uno invecchiato in botte piccola.

Crostoni di pane con tapulone.

Lunedì 18 Febbraio

Ripasso delle lezioni precedenti.

I vini spumantizzati: come si fanno, come si degustano, come si abbinano e come (se) si conservano. Degustazione di quattro vini spumantizzati: un prosecco, uno spumante dolce, uno spumante metodo classico blanc de blanc ed una cuvée di champagne.

Frittatine di verdure, di patate e quiches.

Lunedì 25 Febbraio

Ripasso e dialogo con i partecipanti.

I vini speciali: come si fanno, come i degustano, come si abbinano. Vini passiti: tipologie. Vini fortificati. Vini ossidati.

Degustazione guidata di un vino passito del Nord Italia, di un passito del Sud, di un vino fortificato.

Tagliere di formaggi e salumi a volontà!

Ad ogni partecipante verrà omaggiato un libretto sul vino”.

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Una Domenica Italiana: terzo giorno del Christmas wine Festival

Una domenica italiana, tradizionale, anche se insolitamente calda e ventosa: Orta era piena di gente e il Christmas Wine Festival è stato in linea con il luogo e la giornata ed ha raccolto una grande attenzione di pubblico. Pieno il Wine Circus, molto gradite le bancarelle di artigianato ed alimentare ed affollati anche i Master Class a Palazzo Penotti Ubertini.

Un pubblico attento e goloso quello convenuto per ascoltare il pasticcere Aldo Piazza, di Nonio Lago d’Orta. Ha parlato della Fugascina di Nonio, biscotto goloso e tradizionale che è un po’ il dolce del Lago d’Orta, “perché lo faceva da metà dell’800 il panettier di Nonio e lo portava col pane un po’ ovunque sul Lago”. La ricetta è segreta ma si sa che ci sono burro, farina, zucchero, uova, vaniglia e scorza di limone (“poi con la polpa faccio il gelato”). Dall’inizio degli anni Novanta la pasticceria di Nonio ha incominciato a produrla e da allora è conosciuta ed imitata in tutto il Cusio; mentre quella di Mergozzo ha solo lo stesso nome ma si tratta “di un dolce diverso”. In degustazione la versione classica, ben dorata, e quella con le nocciole, una novità. Si è anche recitata la poesia dedicata alla fugascina. Qui solo i primi versi: “Fugascina m’han chiamata / sono piatta e ben squadrata…”.

Aldo Piazza

I dolci di Nonio sono stati gelosamente conservati per poterli poi abbinare al wermuth Vandalo della ditta cusiana Glep che lo ha presentato con una entrée culturale: la presentazione del libro di Elena Maffioli “Soul Wermuth”, che ha supportato Luca Garofalo, uno dei due soci Glep, parlando e spiegando cosa si intenda con quel nome: “la presenza dell’assenzio” e spiegando le diverse tipologie, i metodi di produzione… molto interessante e azzeccato l’abbinamento con il dolce di Nonio. E molto interessante anche la scelta grafica delle bottiglie.

Garofalo e Maffioli

Nel pomeriggio, infine, grande affollamento per lo show cooking di Marco Miglioli, torinese e stellato, estroverso e volitivo cuoco del Carignano. Il ristorante boutique, fra gli altri: ben 5 tavoli nel cinque stelle Grand Hotel Sitea, dove opera anche uno dei tessitori della rassegna ortese: lo chef Fabrizio Tesse. Bella performance quella di Miglioli, molto interattiva con il pubblico, con Tesse e con Guido Invernizzi che ha presentato l’abbinamento della Trota salmonata barbabietola rafano e crescione con un Pepato Vernaccia di Serrapetrona doc Fabrini, scelta da Simona Zanetta per la sua speziatura. Il piatto era espressione delle caratteristiche dello chef: un prodotto piemontese, la trota, neppure troppo usato in cucina; una tecnica moderna e professionale che prevedeva l’uso di enzimi, roner, riduzioni…; e un gusto francese per le salse: “mi sono confrontato con la cucina francese in Inghilterra, nel ristorante stellato dove ho lavorato”, un gusto fra altre cose che prevede “l’uso di salse per esaltare il piatto e non per coprirla”. In questo caso una riduzione agrodolce di barbabietola. Ottimo piatto. Applausi per lui e per gli altri protagonisti della serata e, per esteso, a tutti i protagonisti delle tre giornate ortesi: dallo chef al pubblico, agli espositori, ai comunicatori e ai tanti volontari impegnati…

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Christmas Wine Festival: Il secondo giorno è successo…

Un inizio un po’ lento e poi via via sempre più accelerato: così è stata la seconda giornata del Christmas Wine Festival, sabato 29 dicembre. All’appuntamento delle 11,30 con la cioccolata Audere (“ci vuole coraggio per fare impresa oggi”) di Borgomanero, primo dei Master Class, all’inizio c’erano poche persone, poi, momento dopo momento, la sala del Palazzo Penotti Ubertini si è riempita ed è stato interessante ascoltare la passione e l’impegno di Diego Signini, uno dei due soci della piccola e giovane azienda produttrice di cioccolata. Una produzione intelligente che segue il prodotto dalla sua origine al suo abbinamento. Alla ricerca di un “terroir” del cacao e di un dialogo intelligente col territorio dell’azienda (vedi per esempio la cipolla di Fontaneto o le nocciole di Romagnano) e con la semplicità di produzione: senza additivi, grassi vegetali, zuccheri raffinati. Si sono assaggiati dei monocultivar del Perù, della Repubblica Domenicana, del Venezuela, dell’Equador e del Madagascar: dal 70 all’96% di cacao. Molte domande e molto interesse. Anche da parte di un pubblico giovanissimo.

Diego Signini di Audere

Altrettanto interessante la presentazione del panificio artigianale Dentella di Cellio (Vc). Uno spettacolo di pani a lunga lievitazione (20 ore dall’inizio alla fine); di lievito madre (regalato ai presenti); di pani aromatizzati con cacao, verdure grigliate, zucca, semi…; pani da grani antichi e macinati a pietra; pani digeribili; pani che durano… pani veri e non frutto di lievitazioni veloci, starter, enzimi… senza demonizzare la farina doppio 0, che “è sì ricca di un nutrienti… ma non è un difetto, semmai un falso problema del pane industriale”. Il giovane Simone Dentella, prima un po’ intimidito dal pubblico, poi sempre più convinto di sé, ha parlato, impastato in pubblico, risposto alle domande, si è accalorato parlando di pane: “non capisco –ha detto- perché si spende per l’auto e non si sta attenti a cosa si mangia”. Al suo fianco, a parlare di farine e grani antiche, Simone Puricelli di Cerealia. Alla fine, un bicchiere di Torre Rosazza Friulano 2017 per accompagnare la degustazione di pani.

Simone Dentella

Un pubblico giovane ed attento ha seguito poi, nel pomeriggio, lo show cooking di Federico Gallo, stella Michelin della Locanda del Pilone di Alba. Il 31enne torinese ha parlato di sé, della sua cucina, mix familiare di Piemonte e di Toscana, ma anche di Messico, dove ha lavorato a lungo, ed ovviamente langarola. Anche perché le Langhe sono oggi un topos enogastronomico a cui è difficile scappare se si lavora lì. Al numeroso pubblico ha proposto un’Anguilla in Porchetta, omaggio alle acque dolci del Lago e alle sue radici toscane: “in Toscana –ha simpaticamente ricordato- tutti hanno una loro idea di porchetta e tutti ti dicono là è meglio… una lotta fra paese e paese, ma anche fra regione e regione: Lazio, Toscana e Umbria”. Si trattava di un piatto apparentemente semplice ma in realtà complesso, con cottura dell’anguilla, sua sgrassatura, ricomposizione, panatura con polvere di carne di maiale ed aromi scelti, cottura a bassa temperatura ed infine un passaggio a fiamma viva pe riprodurre la crosta della porchetta. Ottimo, nonostante l’ardito accostamento. In abbinamento due franciacorta docg, brut e rosato, della Lantieri de Paratico selezionati da Simona Zanetta.

Federico Gallo
Anguilla in Porchetta

Mentre il pubblico defluiva lungo le vie e le piazze affollate ed illuminate a festa, il Wine Circus traboccava di appassionati. Fra cui moltissimi giovani. Molti i vini notevoli assaggiati e discussi. In piazza Motta, intanto, suonavano i The Blue Rooster. Giornata dunque partita lenta ma finita assai vivacemente!

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Vini di Natale

Oltre a quelle che ho comprato, queste sono le bottiglie che mi hanno regalato (e sono sopravvissute al frenetico cambio regali degli ultimi giorni). Da stasera si inizia ad aprirle, per stare bene, per stare in compagnia, per pensare che, forse, questa non è l’unica esistenza che ci spetta… E il vino a farci compagnia…

Bottiglie di Natale
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Non solo vino…

Il Christmas Wine Festival di Orta San Giulio non è solo vino. Anzi no! È ottimo vino, vino raro e ricercato… ma è anche Master Class di Cucina e di cultura gastronomica. In primo luogo un’occasione per vedere all’opera chef stellati, a palazzo Perotti Ubertini. Da vicino. Tre giovani stelle del firmamento gastronomico italiano: Pasquale Laera, pugliese d’origine, piemontese d’adozione. Una stella Michelin al Boscareto Resort di Serralunga d’Alba. Ama i sapori forti della tradizione, la sua è una cucina di gusto. Proporrà venerdì 28 una Lasagnetta all’albese, gamberi di fiume e salsa barbera: da vedere ed assaggiare; sabato 29 sarà Federico Gallo, miglior giovane chef 2017, a proporre la sua cucina mix di tradizione ed innovazione. Lavora nelle Langhe, alla Locanda del Pilone, e proporrà un’Anguilla in porchetta; poi ci sarà, domenica 30, Marco Miglioli e la sua Trota salmonata barbabietola rafano e crescione. Miglioli ha una carriera da grande pur essendo giovanissimo, la stella l’ha presa a Torino, al ristorante Carignano, dopo esperienze londinesi con la famiglia Roux. Anche lui un giovane ma già grande. Ma ci sarà anche altro… Vediamo, giorno per giorno.

Il primo giorno, 28 dicembre

Si può cominciare dal vino

Come si dice in questi casi: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ci si può fermare in piazza Motta ad assaggiare i vini selezionati da Matteo Pastrello, noto sommelier e già in forza Villa Crespi con Antonino Cannavacciuolo. Ecco alcuni nomi: Le Monde, Friuli; Eredi Monsupello, Oltrepò Pavese; Ca di Rajo, Treviso; Azienda Alta langa Marco Capra; Tenuta Il Corvo di Boca; Bottazzi con Rossetti & Scrivani pavese; Fontezoppa, Marche; Villa Guelpa, Lessona; Rovellotti, Ghemme; Le Piane, Boca; Valle Roncati, Colline Novaresi; Pidrin, Borgomanero… oltre alle cantine del nord e sud Piemonte sono dunque presenti altre aziende italiane ma anche cantine e produttori esteri dalla Francia, dalla Corsica e dalla Spagna: Domaine Gentile, Michel Juillot, Val Ventos Rosell

Oppure o dopo, si può curiosare fra le bancarelle di Artigusti: il mercatino agroalimentare che durerà per i tre giorni (se non lo potete vedere tutto in un giorno). Magari assaggiare del pesce a Fish to Fish, con Marco Contini per Global Pesca. Addirittura si può assaggiare dell’olio evo per capire le differenze: Mario Coppini dell’omonima ditta a guidare e a spiegare. Non vi piace l’olio? Assaggiate allora il crudo di Cuneo, prosciutto raro e assai quotato. Assaggiate questo ed altri salumi tagliati con la mitica Berkel. Non siete paghi? Allora andate al cooking show di Pasquale Laera, stellato al Boscareto Resort. Primo Masterclass della tre giornate. E poi, infine, ballate col dj Mr. Tambourine… Mica male per essere la prima giornata!

Il secondo giorno, sabato 29 dicembre

Pane & Cioccolato, Vino e Rock ‘n’ Roll

Il secondo giorno si apre alle 9,00, ma il Wine Circus alle 10. C’è tempo dunque per un caffè con vista sulla bellissima Isola di San Giulio. Una passeggiata fra le bancarelle, oppure si può arrivare le 11 per partecipare ai laboratori dedicati: al cacao e alla cioccolata con Diego Signini di Audere; alle 12, poi, si parlerà di pane con il panificio Dentella. Nel pomeriggio, alle 16,30, il magnifico cooking show di Federico Gallo, chef della Locanda del Pilone, una stella Michelin. Per chiudere, alle ore 18.30, The Blue Rooster – Rock’in blues

Il terzo giorno, domenica 30 dicembre

Ballerine volanti e focaccina di Nonio

Apertura delle bancarelle alle nove, anche il terzo giorno. Il Wine Circus apre alle 10. Mentre alle 11 si incomincia con i laboratori Master Class: si parlerà di Focaccina di Nonio con Aldo Piazza, pasticcere assai noto; e poi di wermuth con Elena Maffioli, autrice del libro “Soul Wermuth”, in dialogo con il nuovo nato Vandalo di GLEP Beverage. Dal Lago d’Orta. Nel primo pomeriggio, poi, altri voli: in piazza Motta ci saranno fachiri, ballerine volanti e sputafuoco. Abilità di altro tipo, ma altrettanto singolari, quelle che metterà in campo Marco Mignoli, giovane e talentuoso chef stellato del Ristorante Carignano di Torino. Un Master Class da non perdere! Alle 17,30 il Gospel Ladies trio. Alle ore 20.00 Brindisi di chiusura evento. Al nuovo anno!

ChristMas Wine Festival Orta San Giulio, dal 28 al 30 dicembre 2018
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In Cima alla Valle per un’Esperienza Unica

Il Ristorante da Cecilia si trova ben oltre la cittadina termale di Bognanco: si trova infatti nella frazione di Granica, chilometri più in su. Un’immersione nella montagna che ci ha però portati ad assaggiare un esperimento gastronomico raro: un bollito di carne di cacciagione. Un’occasione unica data dalla rassegna Meating Food, espressione del progetto Filiera Eco- Alimentare, che ha insegnato a molti cacciatori e macellai ossolani come trattare al meglio le carni della caccia. Con la Rassegna ha invece stimolato i ristoratori locali ad utilizzare meglio e con più creatività le carni locali, sostenibili e sane. Non di più, ma meglio.

Ma com’erano le carni di cervo e di camoscio utilizzate: buone; per nulla impegnative all’olfatto o al gusto (come si immagina siano le carni di cacciagione), anzi diremmo delicate; e poi più magre rispetto alle tradizionali carni di manzo, da chiedere ancor più salse e condimenti ad accompagnare. Si sono assaggiati Costine e Reale di cervo, Lingua di cervo (ottima) e Reale di camoscio (decisamente il taglio più apprezzato). Una dolce Mousse di Cioccolato Bianco a chiudere una cena singolare e molto apprezzata.

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Il mio Bagna Cauda Day

Ho partecipato anch’io la Bagna Cauda Day, su invito di un mio ex allievo che ha ristorante fuori Asti. Nei giorni successivi, mi sono accorto che molta gente era andata al pari mio e che altra avrebbe voluto farlo. Un po’ tutti quelli che ci sono andati hanno seguito un format suggerito, ma non vincolante: pranzo o cena in uno dei ristoranti aderenti, poi passeggiata nel centro storico ed infine visita al Museo alla Mostra su Chagall (bella, sia detto a latere). Qualcuno si è anche fermato a dormire. Una bella iniziativa che sta espandendosi anche altrove: ci sono ristoranti anche nel resto del Piemonte, dall’astigiano al novarese, che partecipano all’iniziativa; ma anche all’estero. Un buon esempio di come una tradizione possa fare turismo, economia, denaro… A proposito, il prezzo della Bagna Cauda era fisso: 25 euro, con bavaglione e vino della casa compreso. Economica mangiata, dunque. Poi se uno voleva poteva comprare l’acciuga di pezza o il fornelletto come souvenir, carini entrambi. Il bavagliolo era d’ artista ed era illustrato da Massimo Ricci di Nizza Monferrato che fa intonare ai suoi personaggi la canzone remake «Quel mazzolin di cardi/ che vien dalla campagna/ e bada ben che qui si bagna».

Io ho mangiato con amici e colleghi alla Ca d’Pinot e ho trovato il tutto molto buono, popolare ma bello. E, cosa incredibile a dirsi, ho digerito il tutto.

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Un Locale Storico di Cucina Tradizionale

Meriterebbe una visita solo per la location: il ristorante Trattoria Derna di Varzo è infatti ricavato nel vecchio corpo di guardia di un castello o di una rocca, non so esattamente. Però è un pezzo di storia. La torre, infatti, è ancora lì di fianco.

Il Ristorante è una trattoria assai apprezzata per la sua cucina tradizionale, le porzioni e il servizio cordiale. E così è stato anche venerdì sera.

Per la serata di Meating Food, i gestori hanno infatti proposto un menù ricco con un altrettanto ricco buffet di vini: sei vini della ditta Sulin in abbinamento. Buoni.

Con l’aperitivo salumi e stuzzichini, fra cui una rimarchevole mousse di fegato di cervo. Poi un piacevole Fagottino di persico in salsa agrodolce e misticanza di melograno; poi un Carpaccio di cervo con timballino di funghi e fonduta di grasso d’alpe: buono; due primi piatti abbondati a seguire (si poteva fare anche il bis se non paghi): Gnocchetti di pane nero, porri e trota leggermente affumicata ed Agnolotti di grano saraceno al capriolo al mosto d’uva cotto e timo; il secondo, cotto in maniera tradizionale, era un discreto Rotolo di cinghiale al pino mugo con ragù di porcini alla piemontese. Per chiudere, se uno aveva ancora fame: una Selezione di formaggi con miele confettura. Ovviamente, un vino diverso per ogni piatto, a partire dall’aperitivo: sei in tutto. Da perdersi! Un dolce Semifreddo ai marroni con (una buona) salsa cachi per chiudere.

Se passate di là, provatelo.

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A Cena con i Sapiens

La Carne della Filiera Eco Compatibile interpretata da allievi e docenti dell’Istituto Erminio Maggia di Stresa, ispirati dalla Paleo Dieta.

Prosegue la rassegna “Meating Food”: serate di tradizione e innovazione in cucina nelle quali alcuni ristoranti della Provincia di Verbania si sono resi disponibili a sperimentare e ad interpretare i prodotti della Filiera Eco-Alimentare, abbinandoli ai prodotti locali ossolani. Si tratta di carne da caccia controllata e sostenibile; dal sapore inedito e sorprendente. A mettersi alla prova con questa innovativa materia prima è anche l’Istituto Alberghiero di Stresa, l’Erminio Maggia, che ha scelto un’inedita suggestione: realizzare piatti e bevande ispirate alla dieta paleolitica

Non è solo una sfida storica, perché molti sostengono che mangiare come i nostri antenati sarebbe la soluzione giusta per dimagrire. Dicono essere una dieta molto amata dalle Star americane. L’idea sarebbe venuta a Loren Cordain, professore della Colorado State University e studioso dell’alimentazione umana preistorica. Secondo lui, se l’uomo per milioni di anni si è cibato solo di carne, frutta, verdura e bacche, e non si sarebbe evoluto per assimilare gli altri alimenti. Quindi non c’è alcuna ragione per cui si debba mangiare altro.

Gli alimenti ammessi sono dunque quelli che l’uomo poteva reperire tramite la caccia, la pesca e la raccolta dei frutti della Terra, ossia: carne, pesce e crostacei, meglio se selvatici, e poi verdure, radici, frutta, noci e bacche. Da evitare tutto il resto: farina, zucchero, pane, dolci e alcoolici sono i primi da eliminare dalla lista della spesa. Al bando anche insaccati, latticini e caffè. Da preferire, poi, solo cibi freschi e non lavorati.

Noi per l’occasione abbiamo fatto qualche concessione alla fantasia: tisane, perché le erbe erano a disposizione anche allora (se le sapessero utilizzare, però non sappiamo); idromele (perché il miele era a disposizione e la fermentazione facile); e qualche bottiglia di vino per i post paleolitici irriducibili! A tutti, un caffè poco paleo per concludere…

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Meating Food nel cuore dell’Ossola

Terzo appuntamento con Meeting Food, rassegna gastronomica del progetto filiera Eco Alimentare Rinnovabile e Sostenibile, carni certificate di selvaggina ossolana.

Siamo nel cuore di Domodossola, Atelier Restaurant, ristorante dello storico hotel Eurossola, da poco rinnovato negli spazi, dove una calda atmosfera di design, risultato di un’attenta e sensibile ristrutturazione, ci accoglie a casa dello chef Giorgio Bartolucci. In quest’occasione coadiuvato dalla chef Danilo Bortolin dell’Hotel Majestic di Verbania. Un amico oltre che un collega altrettanto valido. L’idea di cucina dello chef Bartolucci si basa sui concetti primari di tradizione ed innovazione: un sapiente uso dei prodotti di stagione e una costante ricerca di nuove ispirazioni sono gli “strumenti” usati nel rivisitare, per il piacere degli occhi e del palato, la buona cucina del territorio.

Come prima entrata un Lingotto di pernice rossa e foie gras, pan brioche tostato e gel al ribes, con bacio di dama ai fegatini di pernice, ottimamente presentato tra germogli di ravanello, polvere di lampone e chicchi di melagrana, ha stuzzicato e incuriosito il palato, introducendo un percorso di degustazione che non ha per nulla deluso le aspettative, anzi.

In accompagnamento è stata servita una Maggiorina 2016, Le Piane.

Seconda entrata, Cervo, ginepro, carciofi e Prunent, delicato e di ottima consistenza, piacevole l’accostamento, non facile, col carciofo.

Una nota di merito al tagliere del pane portato in tavola prima della seconda, e vera e propria, entrata. Pane di farine seminterrati macinate a pietra e lievito madre, caldo, profumatissimo, crosta croccante e cuore soffice e areato, sottili e fragranti grissini con semi di papavero e sfogliatine di farina di mais di Beura, tutti rigorosamente fatti in casa e accompagnati da burro di alpeggio mantecato alle erbe.

Si prosegue con il primo piatto, Ravioli di lepre con crema di porcini e cialda al cacao, ottimi, nella consistenza, nei profumi, nei sapori bilanciati, nella presentazione e anche nella porzione, che non ti aspetti così generosa.

Si continua con il secondo piatto, Sottofiletto di capriolo, cioccolato e zucca, una tavolozza di colori caldi e invitanti, come i profumi e i sapori, il dolce della zucca, l’amaro del cioccolato, l’acidità dell’olio, accostati con vera maestria ad esaltare un capriolo davvero prelibato. In accompagnamento è stato servito un altro vino, Pinot nero Riserva 2015, cantine di Terlano.

Siamo in chiusura, o quasi. Viene servito un pre dessert, semifreddo alla pesca su cialda di nocciola, gradevole pausa che rinfresca e prepara al vero e proprio dolce, Tortino caldo alle castagne su crema di ricotta d’alpeggio con gelato allo zafferano, squisito, ottima conclusione di una cena che ha pienamente appagato ogni senso.

 

Prossimo appuntamento della rassegna venerdì 23 novembre alla Trattoria Derna di Varzo, cacciatori, pescatori e fungiatt.

 

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Serata a Le Colonne di Santa Maria Maggiore

Ottima anche la seconda serata Volume Due della Rassegna Gastronomica Meating Food, filiera Eco Alimentare Rinnovabile e Sostenibile: sede il Ristorante Le Colonne di Santa Maria Maggiore. Trattasi di un piccolo ed elegante ristorante nel centro storico; uno dei più noti dell’Ossola, ben frequentato da milanesi e svizzeri. Dunque abituato ad una clientela attenta ed aperta. Infatti i richiami alla tradizione locale vengono declinati con creatività (per esempio lo chef Giampiero Bona, a tavola, ci ha parlato fra le altre cose di una versione vigezzina del Risotto alla milanese, con pino mugo e ossobuco di cervo), con attenzione ai prodotti e con una carta dei vini assai varia che non si limita al locale.

Noi abbiamo mangiato un appetizer ben presentato classicamente su vassoio a specchio in monoporzioni: Tartare di Cervo, Terrina di Fagiano e Carpaccio di Cervo. Notevole il fagiano e buono tutto. Poi un Carpaccio di Cervo Ripieno di Sedano Rapa e Mele, buono assai. Poi una Lasagnetta (una ma notevole) di Zucca con Gorgonzola di Anzola (unico produttore locale di gorgonzola dop), buona. Poi le Costine di Cinghialetto Cotte a Bassa Temperatura (CBT per i tecnici) con Cavolo Rosso e Topinambur. Buone, frutto di una cottura a settanta gradi per quasi due giorni e di una ripassata tradizionale per donarle colore e croccantezza. A chiudere un Tronchetto di Castagne e Cioccolato. Buono.

La Rassegna è l’anello finale di una lunga ricerca e operatività sul campo e promuove una corretta e gestibile filiera della caccia locale dà appuntamento ad appassionati gourmet giovedì prossimo, 15 novembre, al ristorante Eurossola di Domodossola, un altro locale ben noto ed apprezzato.

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